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Le Marche sbarcano a New York

2' di lettura 30/11/-0001 -
Apertura al pubblico per la mostra de L’Annunciazione di Guido Reni con una presenza qualificata di pubblico e di diplomatici, a partire dall’ambasciatore d’Italia in America Gianni Castellaneta e il console Francesco Maria Talò. Soprattutto molti tour operator, oltre naturalmente a critici d’arte.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it


Il presidente Gian Mario Spacca ha sottolineato che le Marche si presentano con un’opera d’arte particolarmente “in tono” con le festività natalizie: un dono, che viene fatto nella città sede dell’ONU e dove si incrociano le storie di tanti popoli.

Lo stesso New York Times, è uscito ieri con un articolo, in seconda pagina, dal titolo “le Marche sbarcano a New York” e una grande foto dell’apprezzata opera di Reni, pittore seicentesco che ha “soggiornato nella nostra regione in un periodo particolarmente vivace sotto il profilo culturale – ha detto Spacca, che ha detto che, anche in questa occasione, la cultura rappresenta un veicolo per farsi conoscere e per presentare il nostro Sistema: “cultura ed economia insieme per fare più grande la nostra regione”.

La serata ha avuto proprio questa finalità, sempre all’Istituto italiano di Cultura con una serie di eventi, anticipati anche da un filmato realizzato dall’ICE, all’interno della convenzione con la Regione Marche; la presentazione del volume sulle Marche; il nutrito cartellone delle stagioni liriche e sinfoniche: delle Muse di Ancona e Orchestra Filarmonica, Rof di Pesaro, Sferisterio di Macerata, Fondazione Pergolesi Spuntini, con un recital, per accompagnare gli eventi.

"Negli americani cresce sempre di più l’interesse verso le piccole città d’arte meno affollate – ha detto Riccardo Strano, responsabile dell’Enit di New York - verso le località che conservano storia e tradizioni intatte, rispetto per la natura, dove gli abitanti del luogo sono "friendly", prevale la buona cucina tipica, si possono fare acquisti anche di prodotti tipici a prezzi giusti”.

E, naturalmente, il buffet non poteva che essere tutto marchigiano, così come lo chef, Fabio Trabocchi, originario di Osimo, uno dei più apprezzati a New York, che ha “affrontato” il temutissimo critico gastronomico del New York Times, ottenendo “tre stelle”.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 dicembre 2007 - 835 letture

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