Senigallia: presentato lo studio sui terremoti nella fascia costiera

2' di lettura 30/11/-0001 -
Tramutare le esperienze negative in situazioni e strumenti di crescita. Studiare i terremoti del passato, per capire quali danni può effettuare oggi un sisma.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it


Questo è stato il messaggio espresso da tutti i relatori durante la presentazione, alla sala San Rocco di Senigallia, degli “Scenari di pericolosità sismica della fascia costiera marchigiana - La microzonazione sismica di Senigallia”, pubblicazione che affronta, in maniera scientifica, il rischio sismico. La microzonazione sismica è uno strumento indispensabile per la riduzione del rischio terremoti. Uno studio che ha avuto inizio con il sisma del ’97 (che ha colpito le Marche e l’Umbria), coinvolgendo i territori di Fabriano, Cagli, Offida, Serra de’ Conti, Treia ed ora anche la fascia costiera senigalliese. Presenti all’illustrazione, tra gli altri, il sindaco del Comune di Senigallia, Luana Angeloni, il presidente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, il direttore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi e il direttore Valutazione, Prevenzione e Mitigazione del rischio sismico del dipartimento della Protezione Civile, Mauro Dolce. Moderatore è stato il direttore del dipartimento per le Politiche integrate di sicurezza e per la Protezione Civile della Regione Marche, Roberto Oreficini Rosi.

Lo studio ha introdotto due novità. La prima è quella di aver calibrato le ricerche sulla sorgente sismica responsabile del terremoto avvenuto a Senigallia nel ’30, prendendo a campione possibili eventi lungo la fascia costiera. Si è calcolato lo scenario di scuotimento in base alle ipotesi disponibili di faglia sismogenetica per tutta la costa marchigiana. La seconda, invece, è di aver effettuato misure di vibrazione ambientale su edifici rappresentati dalle principali categorie tipologiche per individuare possibili fenomeni di risonanza. Gli studi svolti hanno preso in esame le sorgenti sismologiche, le indagini geofisiche con le registrazioni delle scosse sismiche, il modello tridimensionale della propagazione del sisma e le caratteristiche dinamiche degli edifici.

“Dopo il terremoto che ha colpito la scuola di San Giuliano di Puglia – ha detto Boschi, durante il suo intervento – si è realizzata una legge che rappresenta una mappa delle aree a rischio sismico, identifica i criteri per poter edificare in queste aree e istituisce un ufficio all’interno del dipartimento nazionale della Protezione civile che valuta la tipologia delle costruzioni per la riduzione del rischio. Questa pubblicazione giunge a coronamento di una convenzione triennale voluta dalla Regione Marche e completata sotto l’egida dell’Ingv da un pool di università e centri di ricerca”.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 05 dicembre 2007 - 1204 letture

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