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Pro Natura torna sulla proposta di legge sulle case rurali

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Pro Natura, WWF ed Italia Nostra invitano la Regione e le Soprintendenze ad avviare con decisione una revisione del PPAR per rafforzarne le finalità di tutela preposte.

da Mauro Furlani, Vittorio Palazzini, Daniele Frulla
Federazione Nazionale Pro Natura
WWF
Italia Nostra

Nel 1990 il governo regionale approvava un’ottima legge a tutela del paesaggio agrario e del patrimonio edilizio rurale storico. A quasi vent’anni di distanza, dopo precedenti tentativi andati fortunatamente a vuoto, alcuni consiglieri regionali di quasi tutti gli schieramenti, difensori a parole degli interessi dell’agricoltura, sostenitori in realtà dell’economia del mattone, tentano di modificare questa legge, aprendo delle larghe e pericolose brecce nella sua vincolistica di tutela nei confronti di chi con l’agricoltura e le sue attività non ha nulla a che fare.

Sostengono infatti che per migliorare i redditi dell’agricoltura e rivitalizzarla basterebbe disseminare la campagne di seconde case, agriturist, country house, annullando così completamente il principio secondo il quale le nuove costruzioni in zona agricola debbono essere giustificate dall’esercizio delle attività dirette alla coltivazione dei fondi. In pratica si viene a permettere a tutta una serie di soggetti extra agricoli con vari espedienti (recupero e trasformazione di annessi agricoli anche se crollati, costruzioni accessorie adibiti al giardinaggio, opere destinate al turismo rurale ecc.) di edificare per fini che con l’agricoltura hanno in genere niente a che fare. Inoltre si rende possibile utilizzare al fine del computo dei volumi edificabili tutti gli appezzamenti di terra di uno stesso proprietario, anche se non contigui e in territori comunali diversi, permettendo così che anche due o più appezzamenti di piccole dimensioni, posti magari a distanza di chilometri, possano concorrere a costituire un’azienda agricola, in contrasto con ogni principio di modernizzazione aziendale tendente a favorire l’accorpamento.

Chiamando in causa poi il progressivo invecchiamento di molti conduttori agricoli, si arriva ad affermare che per far fronte al problema basterebbe permettere ad un figlio, che ha già una sua definitiva attività e una sua famiglia nel centro urbano, di costruire una nuova residenza in campagna. Si dimentica però che l’attuale disponibilità abitativa nelle piccole e medie unità aziendale è nella stragrande maggioranza dei casi già più che sufficiente a permettere il reinserimento di un figlio residente altrove, sempre che veramente lo voglia, potendo contare quasi sempre sulla presenza di un edificio nuovo di discrete dimensioni e di un vecchio edificio adibito ad annesso agricolo facilmente e auspicabilmente ristrutturabile.

In realtà con questo nuovo provvedimento si vuole favorire, non chi intende trasferirsi in campagna per aiutare i propri genitori anziani (esigenza tutta da dimostrare), ma chi, pur conservando una abitazione nel centro urbano, intende attuare un investimento speculativo. Inoltre permettere la costruzione di nuove case non significherebbe favorire il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio esistente, ma disincentivarlo ulteriormente.

Tanto più che negli interventi sul patrimonio edilizio esistente si introducono tanti e tali possibilità di modifiche e di ampliamenti di cubatura, che non si capisce in che modo questo si possa conciliare con il principio della tutela del patrimonio edilizio storico imposta ai comuni sia primariamente attraverso i dettati del PPAR, sia anche attraverso la redazione di un censimento e la relativa classificazione con norme e vincoli precisi per gli edifici di maggior valore storico architettonico, previsti e prescritti dalla L.R. vigente in materia.

Invece di perder tempo in così scellerate, inopportune e partigiane proposte di legge, invitiamo la Regione e tutte le forze politiche in esse rappresentate, nonché le Soprintendenze, ad avviare con decisione una revisione del PPAR per rafforzarne le finalità di tutela preposte, in coerenza con i dettati del cosiddetto Codice Urbani, secondo il quale le Regioni devono portare a compimento tale revisione entro il 2008.

A che punto è il lavoro della Regione su tale versante? Verso quali obbiettivi sta eventualmente procedendo? Ci si sta rendendo conto che i Comuni, con la regola delle “varianti continue” ai loro PRG, stanno di fatto smantellando definitivamente il PPAR vigente, tanto che il degrado urbanistico da alcuni anni ormai si sta espandendo senza “freni” sia a sud che a nord, sia a monte che a valle?

Inoltre, considerato che è finalmente entrata in vigore nell’ordinamento nazionale, grazie al vigente Codice dell’Ambiente, la Procedura della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per i Piani, i Programmi e tutti quei provvedimenti che comportino significative ricadute e modifiche del territorio, si richiede che qualsiasi eventuale modifica alla vigente legge sulle zone agricole venga sottoposta alle procedure di VAS coinvolgendo direttamente anche l’Associazionismo ambientale e culturale come previsto dal suddetto Codice.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 ottobre 2007 - 1641 letture