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Le Marche a Roma per le Comunità Montane

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Oggii 24 ottobre a Roma ci saranno i rappresentanti di tutte e tredici le Comunità Montane delle Marche, moltissimi sindaci dei piccoli paesi che le compongono, i tanti cittadini che hanno ben capito come la Finanziaria andrà seriamente a compromettere la vivibilità del loro territorio.

da Comunità Montana Esino-Frasassi

La manifestazione di protesta vedrà un corteo sfilare nelle vie del centro e poi un comizio con cui i dirigenti dell’Uncem intendono spiegare ai cittadini che cosa stia accadendo a una parte importante del territorio nazionale (il 54%) e oltre 10 milioni di persone. Ben oltre, in realtà, perché molte regioni come le Marche vivono una delicata simbiosi tra centri urbani e zone rurali, tra città popolose e reti di piccoli paesi e paesini: la scomparsa delle Comunità montane distruggerà questo equilibrio.

La Finanziaria 2008 prevede infatti di abbattere un ente che nelle Marche offre 231 tipi di servizi urbani (come trasporti, sanità, rifiuti, sostegno alle attività produttive, turismo, cultura, sport) e più tipicamente montani (incendi, dissesto idrogeologico, cura boschiva, tutela dell’ambiente, emergenze straordinarie dai terremoti alle alluvioni) a una popolazione di quasi 350mila utenti dislocati tra valli e montagne, altipiani e colline. L’idea base è di escludere tutti i paesi al di sotto dei 500 metri di altitudine, criterio manifestamente grossolano e distante da tutte le leggi presenti in Europa. Un apposito disegno sulla montagna giace da tempo in Parlamento, ma la furia di sbandierare tagli alla spesa pubblica per ottenere presunti risparmi ha fatto inserire in Finanziaria una previsione che riduce dell’80% la popolazione servita dalle Comunità, con una duplice dannosa conseguenza: i servizi ora gestiti in modo associato dovranno essere per forza riassunti da nuovi soggetti come le unioni di comuni (e quindi a peggiori condizioni di mercato, con costo maggiorato al cittadino) mentre chi ha fino a oggi svolto fondamentali azioni di tutela e sviluppo del territorio verrà messo in disparte, sprecando competenze ed esperienze decennali. Molti altri servizi, semplicemente, cesseranno: centri per disabili che chiudono, discariche senza più amministratori, mattatoi che non possono più operare, un parco regionale senza Cda, sportelli per il lavoro e i servizi al cittadino - dall'anagrafe all'Inps, dal catasto all'Enel - che scompaiono, e molte altre conseguenze negative della frammentazione che ricadranno come tasse finali sulla popolazione (i comuni dovranno assumere su di sè personale, contratti già stipulati, mutui bancari) o come disservizi (fine dei progetti ad ampio raggio, come il wi-max per portare ovunque l’adsl, ormai già in fase di realizzazione e ora stoppato).

Alla testa del gruppo marchigiano in trasferta a Roma ci sarà la presidente dell’Uncem regionale Maria Assunta Paci, che si dice molto preoccupata per l’impressionante serie di ipotesi avanzate sulla pelle delle Comunità, e dei cittadini. Negli ultimi giorni il Senato, attraverso la sua Prima commissione, ha dato parere contrario alla riduzione delle Comunità, e questo rappresenta da un lato un ritorno alla ragione, ma dall’altro un ulteriore stato confusionale: sostenendo che le Comunità potrebbero trasformarsi in Unioni di Comuni (con qualche restrizione in più rispetto ad oggi e con minori fondi) si è aggiunto a questo pasticcio una nuova boutade, presumibilmente la base per una ennesima contrattazione a ribasso. In ogni caso, al momento resta valida e prioritaria la previsione della Finanziaria che nelle Marche porterà a chiudere dal prossimo gennaio almeno 4 Comunità e a ridurre a microrganismi tutte le altre, con l’unica eccezione di Camerino – che grazie alla sua altitudine rimarrebbe pressoché integra. L’unico obbiettivo sano è dunque lo stralcio di tutta la materia, per trattarla nei luoghi e nei modi adeguati. Che non sono certo quelli degli ultimi mesi: l’Uncem nazionale ha da tempo presentato una proposta che consente davvero la riduzione dei costi sacrificando con piccoli e mirati ritocchi gli organismi organizzativi, sfruttando tutte le sinergie possibili, costruendo un percorso davvero credibile di crescita e sviluppo per il territorio. Le previsioni distruttive della Finanziaria vanno invece a colpire indiscriminatamente un patrimonio collettivo di indubbio valore: la montagna italiana produce il 17% del PIL nazionale, e le Marche sono le più virtuose vantando ben 23 aziende attive ogni 10.000 abitanti (dato Istat). Questo grazie alla laboriosità della popolazione montana e valliva, ma con il contributo fondamentale delle Comunità Montane.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 ottobre 2007 - 806 letture