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Nuovo Piano Sanitario: contro anche gli animalisti

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Il nuovo piano sanitario non piace neanche agli animalisti. Il Caarm - Coordinamento associazioni animaliste regione marche critica, in particolare, diversi aspetti del capitolo II-4 dedicato a “La salute animale e la tutela della salute del cittadino” e in proposito ha prodotto un ampio documento, già sottoposto alla Regione, in cui li affronta punto per punto.

da CSV Marche

Sotto accusa l’approccio complessivo, che il Caarm considera prioritariamente antropocentrico e mancante completamente di quell’orientamento centrato sull’identità degli animali in quanto esseri senzienti, che è proposto anche dalla più recente normativa. Inoltre le problematiche evidenziate nel Piano, fanno notare gli animalisti, sono perlopiù incentrate sulle implicazioni dirette e immediate che gli animali hanno sugli esseri umani, tralasciando completamente le ripercussioni indirette e a lungo termine, che inevitabilmente si genereranno dall’impatto ambientale delle attività umane.

Nel mirino del Caarm c’è anche la parte del Piano che tratta il randagismo: “Ci meraviglia – spiega la Presidente Anna Maiorano – che si possa realmente credere che l’unico rimedio sia l’anagrafe canina regionale! Non una parola, tra l’altro, sulla necessità di incrementare i controlli delle iscrizioni, di incentivare le sterilizzazioni, di controllare e rendere vivibili i canili e i rifugi marchigiani, troppo spesso privati”. Altra grave lacuna è anche quella relativa alle risorse finanziarie per le Asur, affinché adeguino gli ambulatori o incrementino le convenzioni con i veterinari privati, per le sterilizzazioni. Relativamente agli animali selvatici (come cinghiali, cerbiatti…) e i problemi connessi al loro sconfinare in aree antropizzate, il Caarm non concorda affatto con la teoria esposta nel Piano, che imputerebbe la crescita degli incidenti stradali causati dal loro attraversamento all’aumento numerico degli animali.

In realtà, sottolinea il Caarm, ogni habitat ha una capacità portante per ciascuna specie animale: il problema è semmai sul consumo del territorio da parte delle infrastrutture, soprattutto quelle viarie, che ne riducono progressivamente la disponibilità per gli animali selvatici e generano una frammentazione territoriale tale, che al momento della ricerca del cibo o dell’attività riproduttiva finisce per avvicinare gli animali verso i centri abitati. L’approccio corretto, sostiene il Caarm, sarebbe quello di prevedere almeno delle opere di mitigazione, (tipo sovrappassi, sottopassi, recinzioni, ecc.) soprattutto nelle strade di maggiore transito.

Altro neo, in questo capitolo del Piano, è la parte relativa all’utilizzo per diporto di specie esotiche e del loro abbandono. Se è vero infatti che la Regione Marche ha emanato norme specifiche, sottolinea il Caarm, è altrettanto vero che sono di difficile applicazione finché i Servizi Veterinari non saranno messi realmente in condizione di effettuare controlli, preceduti da corsi di formazione di un certo livello.

“La visione utilitaristica degli animali – conclude Anna Maiorano, Presidente del Caarm - emerge dal Piano anche quando affronta l’aspetto educativo, che è invece uno dei cardini su cui poggia la legge nazionale 281/91. È significativo che 6 parti su 8 sono dedicati all’utilizzo alimentare degli animali! Crediamo non sia solo questa l’educazione all’apprezzamento del diverso, al riconoscimento e al rispetto dell’alterità animale, di cui hanno bisogno i nostri ragazzi”. Le associazioni di volontariato animalista, una 30ina quelle riunite nel Caarm, chiedono alla Regione una modifica del Piano che tenga conto anche di queste osservazioni.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 19 luglio 2007 - 904 letture