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Il futuro dell'Inra verso la razionalizzazione dei servizi

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L'assessore regionale alla sanità Gianni Giaccaglia interviene in merito al futuro dell'ospedale Inrca di Ancona.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it

L'Umberto I a Torrette, il Lancisi a Torrette e, in prospettiva, il Salesi sempre all'interno del polo ospedaliero regionale di Torrette, hanno comportato e comporteranno oggettive modifiche a tutte quelle operazioni di primo soccorso che coprivano i bisogni del centro storico del capoluogo.

So bene, per essere stato vicesindaco di Ancona per diversi anni, cosa significhi tutto questo per la città e per la salute degli anconetani. Sono quindi perfettamente consapevole che, al più presto, dovrà essere attivato un punto di primo intervento all’INRCA, proprio perché sarà la stessa struttura ospedaliera a rendere disponibile quanto necessario per garantire che il primo intervento funzioni e i tempi di attesa degli utenti a Torrette possano essere ridotti al minimo indispensabile.

Sull’INRCA vorrei aprire una doverosa, quanto indispensabile, parentesi; vorrei cioè sottolineare l’esigenza, per l’Istituto, di recuperare quelle funzioni di studio e di ricerca per le quali è nato e per le quali si è conquistato un posto di preminenza a livello nazionale. Purtroppo, nel tempo, l’INRCA ha parzialmente perso questa sua connotazione, trasformandosi in una sorta di ibrido con una spedalizzazione sempre più invasiva, rispetto alla ricerca.

I lunghi anni di commissariamento dell’Istituto non hanno, del resto, favorito le condizioni per il recupero delle funzioni originarie, ma anzi hanno spinto sulla ospedalizzazione, determinando doppioni con le altre strutture sanitarie presenti sul territorio.

A mio avviso, pertanto, la ristrutturazione generale dell’attività dell’Istituto si impone per arrivare a una razionalizzazione dei servizi sanitari e a una più accentuata caratterizzazione della ricerca.

Muovendosi in questa direzione, probabilmente gli spazi esistenti alla Montagnola potrebbero non essere sufficienti. In questo caso, ritengo che si debba ragionare in un’ottica di area vasta (Ancona Sud potrebbe essere ottimale) e che quindi non ci si debba arroccare su delle posizioni precostituite o su dei protocolli di intesa che potrebbero risultare superati. Si tratta di ragionarci sopra, nella consapevolezza di garantire all’INRCA gli spazi e le risorse necessarie per far sì che l’Istituto possa tornare agli originari livelli di eccellenza per la ricerca e la cura degli anziani.

Questo è l’obiettivo primario da centrare, al di là e al di fuori di ogni inutile campanilismo.
Ovviamente, qualora, l’INRCA dovesse essere localizzato, nel tempo, in un’altra area, occorrerà attrezzare al meglio alcuni spazi dell’ex Umberto I, perché appunto alla città venga garantito, comunque, un punto di primo intervento, in grado di dare risposte efficaci e tempestive alle emergenze.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 05 luglio 2007 - 877 letture