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Orciano: Comitati, le incerte prestazioni del PEAR

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Comitati: "Il gruppo di lavoro sull'energia del Coordinamento dei comitati ha redatto una serie di considerazioni sulla realtà dell'applicazione del Piano energetico ambientale regionale ed i dati dell' applicazione del Pear all'aprile 2007 che confermano la tesi della forte volontà politica di autorizzare l'inceneritore di Schieppe di Orciano per salvare il traballante bilancio applicativo del Pear e favorire la ditta Wafer zoo, anche interpretando ambiguamente e dati tecnici e scientifici che sconsiglierebbero con forza l'autorizzazione dell'impianto".

da Francesca Palazzi Arduini
Coordinamento dei comitati per la difesa
delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano

Più volte è capitato in questi mesi di sentire parlare i politici di impossibilità tecnica di chiudere la vicenda del progettato inceneritore Wafer zoo di Schieppe di Orciano. Eppure l'operato della giunta regionale marchigiana, assessore Amagliani in testa, confermava passo dopo passo la volontà politica di tenere in piedi un procedimento autorizzativo che tecnicamente faceva acqua da tutte le parti.

Si può capire infatti come la ditta interessata, forte degli oltre 24 milioni di euro all¹anno che guadagnerebbe in incentivi, mercanteggi con l¹opinione pubblica una credibilità decisamente incredibile (ipotesi di teleriscaldamento irrealizzabili e antieconomiche, contratti agricoli sempre sbandierati ma mai comprovati ecc.), tanto da giungere anche ora che il procedimento è stato invalidato dalla presa di posizione della Soprintendenza, a sbandierare accordi con Enea e Università di Urbino per la ricerca sull¹abbattimento delle emissioni in atmosfera.

E¹ invece incomprensibile, se non giustificato dalla decisione tutta politica di Amagliani e della giunta regionale, la volontà di portare avanti un procedimento a tutti i costi, anche di fronte all¹evidente incoerenza di questo progetto con la tanto declamata tutela del territorio (sulla incongruenza con la retorica Rete ecologica marchigiana siamo già intervenuti).

Purtroppo per noi cittadini è lo stesso PEAR marchigiano, e, fino a quest¹ultimo Ministro per l¹ambiente lo è stata la stessa politica energetica nazionale, ad esplicitare la volontà dei nostri politici di incentivare gli inceneritori, a costo di far pagare alla nostra generazione ed a quelle future i costi di un inquinamento progressivo dell¹atmosfera e del suolo irrimediabile. Tutto ciò semplicemente per favorire lo sfruttamento del combustibile da rifiuti, ed in secondo luogo delle cosiddette "biomasse", come fonte di guadagno enormemente ricca per gli investitori e gli industriali del settore, a scapito invece di fonti realmente rinnovabili e pulite, come quella solare, che invece per loro stessa caratteristica sono meno adatte alla speculazione e maggiormente controllabili e gestibili dalle popolazioni.

Non siamo noi a dire che c'è una precisa volontà politica di "rianimazione" del traballante PEAR nella caparbia intenzione dell'ass. Amagliani di fare autorizzare a tutti i costi l'inceneritore Waferzoo. Sono i documenti stessi a dirlo, e le dichiarazioni dello stesso Amagliani, che nella seduta consigliare del 15 maggio 2007, interpellato sul PEAR precisa: "sulla base dei dati a disposizione,Šdei progetti con procedimenti di VIA o di autorizzazioni (IPCC-AIA) in corso o conclusi,Š è possibile stimare una potenza elettrica potenzialmente installabile nella regione di circa MW 397,47 (di cui MW 65,37 relativi a impianti realizzati o in fase di avanzata realizzazione)".

Ma in precedenza durante il dibattito l¹assessore Giaccaglia precisa che i dati al 17 aprile di quest¹anno danno per esistenti circa le fonti rinnovabili questi progetti e/o impianti in fase di realizzazione: 20 progetti per l¹idroelettrico (totale 5,35 MW), 9 progetti per l¹eolico (totale 120 MW), 7 impianti biogas (totale 6 MW) e Š1 impianto a biomasse da 24,5 MW poi ridotto a 17 MW. Si tratta ovviamente dell¹impianto Wafer zoo, fiore all¹occhiello dunque di una politica dell¹energia da fonti rinnovabili che vuole a tutti i costi raggiungere i traguardi prefissati, sia a scapito dell¹ambiente, che della salute dei cittadini, che della stessa applicazione delle leggi e delle norme che "dovrebbe" essere garantita.

Del resto, è già dal momento della stesura del PEAR che si evidenzia una forte volontà politica di favorire gli inceneritoristi, e gli impianti di media e grossa taglia, puntando sulle biomasse (con tutto ciò che questo termine significa per la legge italiana), e lasciando in penombra il solare fotovoltaico.

La volontà ce la conferma il dirigente dell¹Ufficio ambiente della Regione, arch. Minetti, che durante il forum delle Pubbliche amministrazioni del maggio 2006, presenta questi dati del PEAR Marche: "Primo bilancio tecnico amministrativo del PEAR. Potenze elettriche potenzialmente installabili: impianti fotovoltaici totale MW 3,424
impianti idroelettrici totale MW 5,240
impianti eolici totale MW 81,55
impianti a biogas totale MW 15,73
cogenerazione e trigenerazione totale MW 69,55
impianti a biomasse totale MW 36,5"

Oltre a notare lo stratosferica penalizzazione del finanziamento al fotovoltaico rispetto alle altre rinnovabili, noterete come il totale dei megawatt elettrici previsti per le biomasse tenga in conto, come annotato dal Minetti, della centrale Wafer zoo come unica chance, costi quel che costi, per alzare il bilancio di per sé decisamente bassino.

Del resto, non è nemmeno la salute dei cittadini che sembra convincere gli estensori del PEAR a considerare tra i costi dell¹energia anche le spese sanitarie. Se infatti il fotovoltaico o l¹eolico sono a costo zero per la salute, non è così di certo per gli inceneritori. Eppure il PEAR recita: "per quanto ridotto, l¹impatto ambientale di una centrale a media taglia non è del tutto trascurabile. Esiste infatti ancora un certo dibattito sull¹impatto delle polveri sottili (PM 2,5 e PM 0,5) connesso con questi impianti. Va detto che questi timori sono stati recentemente molto ridimensionati".

Non si capisce da dove si tragga questa conclusione, visto che le malattie cardiovascolari, le leucemie, i tumori al polmone ed i sarcomi dei tessuti molli sono in netto aumento in tutt¹Italia soprattutto nelle zone ove le emissioni in atmosfera causate da traffico, attività industriale ed inceneritori, aumentano la presenza di polveri, diossine, furani ed altri inquinanti! Del resto, di fronte alla volontà del PEAR di autorizzare ³60 MW elettrici al 2015² da biomasse, con "facilitazione per l¹accorpamento in un¹unica unità", si capisce come sia necessario "interpretare" i dati epidemiologici per non turbare l¹opinione pubblica, procrastinando la conta dei morti e delle spese sanitarie ad futuro!

Maestri di interpretazione sono anche i vertici delle nostre strutture sanitarie, pensiamo all¹Arpam provinciale ad esempio, che dopo aver emesso un parere decisamente negativo, nel giugno 2006, sul progetto Wafer zoo, rilevando come circa le diossine emesse secondo progetto non si potesse prescindere dalla nocività "considerando che il parametro più importante non è rappresentato dalla concentrazione in aria, bensì dalla dose complessiva giornaliera", si esprime, richiamata dai tecnici regionali a più miti consigli, per mano del suo direttore, nel marzo di quest'anno "rileggendo" il parere espresso in questi termini: "Tale elaborato, per quanto sovra esposto, non è un parere negativo, ma è un insieme di considerazioni tecniche e di proposte di prescrizioni, di mitigazioni e monitoraggio degli impatti ambientali e di richiamo al rispetto delle normative, una volta che fosse attivato l¹impianto".

C'è da chiedersi come intenda "mitigare" le diossine il direttore, considerato che, solo nel progetto presentato dalla Wafer zoo esse ammontano a ben 17 gr all¹anno, nelle ipotesi più rosee quindi poiché una cosa è un progetto e un¹altra la sua realizzazione, e che le leggi internazionali stanno abbassando sempre più la dose tollerabile da un umano: sino a 0,006 picogrammi al chilo al giorno, in quanto le diossine causano con l¹accumulo danni irreversibili agli organismi e si inseriscono nella catena alimentare.

Solo una forte volontà politica, unita a interessi economici delle lobby coinvolte, può dunque giungere a voler rischiare la compromissione dell¹ambiente e della salute (altrui) per investire a tutti i costi in questo tipo di progetto. Ma si rallegrino i politici e gli amministratori marchigiani che hanno fatto e fanno tutt¹ora carte false per imporci questo impianto: la lobby inceneritorista è purtroppo ancora molto forte anche a livello nazionale. Basti pensare che nel recente documento di programmazione nazionale ³Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell¹effetto serra 2003-2010², ancora si raccomanda che i cementifici risparmino in combustibileŠ bruciando rifiuti.

Come si possano ridurre i gas climalteranti, oltretutto, bruciando in continuazione, non è dato saperlo; anche questa teoria dipende dalla "interpretazione" dei dati scientifici: per le biomasse ad esempio, si dice spesso che esse siano a "bilancio zero" di emissioni di anidride carbonica, senza fare accenno agli altri inquinanti emessi. Figuriamoci per i rifiuti. Consideriamo inoltre che solo le energie veramente rinnovabili, come l¹eolico, il solare, l'idroelettrico, le geotermiche, sono a "bilancio zero" cioè non emettono gas. Le biomasse, oltre ad avere un rapporto di 1 a 65 riguardo la convenienza-produttività a metro quadro (dato del quale trovate conferma in uno studio accreditato pubblicato sul nostro sito), debbono sempre compensare se stesso con le colture per poter ³giustificare² la propria anidride.

E' arrivato quindi il momento di cambiare, di chiedere maggior chiarezza ed altre politiche ai nostri amministratori, di pensare al futuro, di chiudere con fantasiose Verifiche di Impatto Ambientale e di rivedere il Piano energetico ambientale regionale alla luce del bilancio costi-benefici fatto anche da noi cittadini, attraverso il confronto democratico, e giudizi che facciano contare di più la salute e l¹ecologia che non i profitti delle aziende private, come non è successo e non sta invece succedendo con la vicenda Wafer zoo.

C'è da augurarsi che in questo senso qualcosa si muova anche nella nostra Provincia, poichè è probabile che nella seduta del 29 giugno in consiglio provinciale venga data una risposta ad una interpellanza nella quale si chiede, dati alla mano, come si intende programmare l'energia solare termica e fotovoltaica sul territorio.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 giugno 2007 - 1093 letture