AN: vergogna sui permessi dei disabili

3' di lettura 30/11/-0001 -
Apprendiamo dai quotidiani che, nei giorni scorsi, si è verificata quella che possiamo definire come l’ultima o l’ennesima vergogna in materia di spazi riservati alla sosta dei disabili.
Vista la sensibilità già dimostrata, in merito alla questione, dal Circolo Territoriale di AN di Senigallia (vedasi Azzeriamo i permessi per i disabili o AN: parcheggi per disabili) ci sentiamo autorizzati a commentare i fatti.

dal Circolo Territoriale di Alleanza Nazionale di Senigallia


Questa volta è la giurisprudenza ad essere al centro delle polemiche: un giudice del tribunale di Ancona ha prosciolto un cittadino anconetano che 4 anni fa ebbe la bella idea di circolare, con la propria auto, sfruttando una copia (una fotocopia per la precisione) del permesso rilasciato al padre, portatore di handicap.
Il capo d’imputazione era quello previsto dall’articolo 489 del codice penale “uso di atto falso”, cioè nel caso in questione, la copia del documento originale.
Quello che interessa non è tanto la questione prettamente giuridica (non ci arroghiamo competenze in merito), ma le ricadute che la decisione presa potrà avere.

Se ci si basa su di una interpretazione della norma che non punisce chi copia il permesso, si arriva a tollerare anche chi coglie la situazione per creare più copie dello stesso per sfruttarle a proprio comodo, magari per più autoveicoli.
Ci si potrebbe poi giustificare, come è avvenuto nel caso in questione, asserendo che si stava utilizzando la copia del permesso per delle commissioni in favore della persona portatrice di handicap (che ovviamente non era presente all’interno dell’autovettura), titolare del permesso.

Vero è che la legge sul punto sembra essere abbastanza lacunosa, ma è altresì vero che in questi casi l’interpretazione del giudice serve proprio per sopperire a tali mancanze, a tali carenze; nell’interpretare la legge il giudice dovrebbe (a nostro umile avviso) tener conto in primo luogo di quella che è la ratio ispiratrice della norma; in altri termini il giudice avrebbe dovuto superare la lacuna interpretando il caso concreto alla luce delle ragioni per cui la norma è stata creata, in ragione dei risultati che la norma intende perseguire.

Ripetiamo che non ci interessa tanto l’aspetto tecnico-giuridico della questione, quanto le conseguenze che ne potranno derivare: non è difficile immaginare che le varie disposizioni previste per la sosta negli spazi riservati ai disabili non sono state scritte per agevolare i soliti furbetti che, approfittando degli altrui permessi, magari fotocopiandoli, cercano un parcheggio più comodo e gratuito, sottraendo spazio a chi di quello spazio ha veramente bisogno.

Se si fosse tenuto conto e se si tenesse conto di ciò, forse si giungerebbe a conclusioni diverse anche da parte di chi è chiamato a prendere simili decisioni.
Non è il singolo caso a farci rammaricare (troppi se ne verificano purtroppo) ma è la dimostrazione di come, ancora una volta, su questo tema manchi quella presa di coscienza e quella sensibilità necessaria, anche da parte delle istituzioni oltre che da parte di quei cittadini che si credono più furbi degli altri.

Siamo rammaricati perché anche in ciò si vede il livello di civiltà che una società ha raggiunto.
D’altro canto quasi paradossale è il fatto che le istituzioni sembrano essere più dalla parte di chi si comporta incivilmente piuttosto che dalla parte di chi ha bisogno del loro sostegno.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 06 giugno 2007 - 2487 letture

In questo articolo si parla di disabili, an, senigallia, ancona





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