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Macerata: più sostegno agli oratori

4' di lettura 30/11/-0001 -
Gli oratori quali luoghi di aggregazione e di formazione dei ragazzi ed in particolare degli adolescenti; i valori storici e sempre attuali che tali istituzioni rappresentano; il ruolo delle pubbliche amministrazioni, delle famiglie, delle parrocchie per renderli vivi e rispondenti alle rinnovate esigenze.

dalla Provincia di Macerata
www.provincia.mc.it


Sono stati questi i temi al centro del convegno “Vicini ai più giovani. Politiche giovanili, scuola e famiglia: la funzione sociale degli oratori” che si è svolto al teatro Lauro Rossi di Macerata per iniziativa della Provincia.

“Sentivamo la necessità di riflettere su cose concrete da fare per i giovani” ha detto il presidente Giulio Silenzi all’inizio del suo intervento, ove ha ricordato il progetto “Oratorio-Laboratorio” finanziato dalla Provincia e gestito in collaborazione con la Fondazione Vaticano II, finalizzato a sostenere le attività educative e formative degli oratori parrocchiali. “La Provincia di Macerata – ha detto ancora Silenzi - è soprattutto interessata a far crescere l’attenzione verso i giovanissimi, verso le nuove problematiche che li riguardano, in una società che spesso è frenetica e concentrata sul consumo dei beni più che sulla cura delle coscienze e dei rapporti umani.

Ciò che si può fare per la tutela dell’infanzia è veramente molto se si capisce la sua importanza non solo nelle società più povere (dove spesso i bambini hanno bisogno anche del cibo indispensabile per nutrirsi) ma anche nelle società più ricche, dove si sono aperte nuove problematiche riferite alla solitudine, alla mancanza di ambienti capaci di trasferire valori e relazioni positivi. Tutti – ha continuato il presidente della Provincia - possono svolgere una funzione importante: pubbliche istituzioni e soggetti privati, laici e religiosi; fondamentali sono i valori da trasferire ed i luoghi che li ospitano, tenendo presente che ovunque l’infanzia ha diritto a misure speciali di protezione ed assistenza, ma anche di attenzione, dedizione e presenza.”

Mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, ha sottolineato tre caratteristiche che qualificano l’esperienza degli oratori e che oggi “debbono guidare il rinnovato impegno in questo settore”: “una vicinanza ai ragazzi effettiva ed affettiva”, cioè una vicinanza reale e concreta in un ambiente in cui si stabiliscono relazioni di qualità con il sacerdote di turno e con gli animatori; “una proposta integrale e integrata”, che va incontro cioè alle esigenze sportive, socio-assistenziali e culturali dei giovani, ma senza agonismo, in piena libertà, con un’accoglienza aperta a tutti; “un progetto educativo volto alla libertà e alla responsabilità dei giovani” che si basa cioè su un patto reciproco di stima e di fiducia per creare una forte alleanza con i ragazzi. Mons. Giuliodori ha inoltre rimarcato il ruolo essenziale degli educatori che vanno “preparati bene, anche grazie all’aiuto delle amministrazioni locali”.

Al convegno, che si è aperto con il saluto del sindaco di Macerata, Giorgio Meschini, hanno preso parte il pedagogista Luciano Corradini, il quale si è soffermato sul problema dell’“inquinamento dei valori”, il giornalista Luigi Accattoli, che ha approfondito aspetti umani, legati anche a testimonianze su esperienze personali; Massimiliano Sabbadini, presidente del Forum Oratori Italiani, il quale ha sottolineato l’importanza della “formazione dei formatori”. Nella seconda parte del convegno, coordinata da Luciana Salvucci, consigliere provinciale impegnata nell’attuazione del progetto “Oratorio-Laboratorio”, numerosi operatori hanno portato dirette testimonianze sulla gestione e su progetti avviati dai singoli oratori. A conclusione del dibattito è intervento l’arcivescovo di Fermo, mons. Luigi Conti, che come predecessore di mons. Giuliodori è stato protagonista del protocollo d’intesa per l’attuazione del progetto con la Provincia. “Per decenni – ha detto mons. Conti – gli oratori sono rimasti ‘sotto traccia’, credendo che la famiglia e la scuola potessero da sole far fronte alle esigenze formative ed educative dei ragazzi. Quando poi si è capito che queste istituzioni da sole non bastavano, gli oratori sono ‘rifioriti’, soprattutto perché si è compreso che l’età 11-12 anni è quella in cui i ragazzi rischiano di subire le ‘prime sconfitte’ ed è quindi l’oratorio con i suoi favori e le sue attività che può aiutarli a superare le difficoltà.

Nella foto, alcuni momenti del convegno.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 18 maggio 2007 - 921 letture

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