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Urbino: Mario Monicelli, il maestro che non vuol essere chiamato maestro

4' di lettura 30/11/-0001 -
Un anziano signore, dall'incredibile umiltà e simpatia, sorprende la giovane platea dell'Aula Magna del Palazzo Battiferri di Urbino.

di Alessandra Tronnolone
cronachedistorte.blogspot.com


Un signore di 92 anni, che si chiama Mario Monicelli, ed al suo attivo ha la bellezza di circa 65 film.
Una filmografia che iniziò nel 1936 con "Pioggia d'estate", passando per "Totò cerca casa", "Guardie e ladri", "Totò a colori", "I soliti ignoti", "La grande guerra", solo per citarne alcuni, fino a passare all'ultimo girato nel 2006, "Le rose del deserto".

I più grandi attori di tutti i tempi hanno lavorato con il regista e sceneggiatore, dal gia citato Totò, a Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Vittori Gassman, Alberto Sordi e attrici come Anna Magnani, Monica Vitti, Stefania Sandrelli. Eppure nonostante una biografia ed una filmografia esaltante, Mario Monicelli è un uomo del popolo, che entra in sala col sorriso sulle labbra, che si imbarazza all'insistente applauso della folla, che comincia l'incontro con una battuta sulla sua sterminata produzione di film letta precedentemente dal Professor Bernardo Valli, stupendosi egli stesso di quanto abbia fatto.

Lui si definisce un narratore di immagini in movimento, che rimpiange il cinema muto e che definisce il cinema di oggi, non -cinema troppo legato all'industria e ammette con estrema sincerità di non aver visto il suo ultimo film.

A margine dell'incontro lo abbiamo intervistato:

Cosa manca secondo lei al cinema di oggi, avendolo definito non-cinema?
Il cinema è fatto di idee, idee che sono morte perché se si deve raccontare come sono le persone, bisogna essere aggiornati, vivere tra la folla, fare una vita comune, mentre invece chi ha avuto fortuna in questo campo, tende a vivere per conto suo e a non sapere più come vive realmente la gente. Quindi se non si frequenta il mondo, non si può sapere cosa il mondo pensa e di conseguenza manca il vero cinema.

Come fa a non definirsi un artista con tutto ciò che ha rappresentato, ha creato, ha raccontato?
Se mi volete definire così allora non posso fare altro che ringraziare. Ma il cinema è un'arte fatta da tante persone, dallo scenografo, al costumista, al direttore delle luci, agli attori, tutta questa gente ti aiuta a mettere insieme il film. Io ho solo scelto bene le persone di cui circondarmi. Non si è soli davanti ad una pagina bianca, che è terribile ed infatti mi sono sempre guardato dal farlo

Nel tempo, il rapporto tra attore e regista è cambiato?
No, il rapporto è sempre quello, soltanto cambia in base all'attore con cui bisogna lavorare. E' più facile trattare con un attore di maggiore qualità poichè conosce bene il personaggio che deve interpretare. Si può lavorare benissimo anche con un attore di strada, ma bisogna fargli fare ciò che fa anche nella vita vera.

Ammette di aver introdotto in tutti i suoi film una vena politica?
L'uomo, come ha detto Aristotele, è un uomo politico, altrimenti sarebbe un animale, ed è quindi scontato che io in quanto uomo abbia arricchito i miei film di uno sguardo politico. Ma lo sguardo più importante è quello ironico, poichè l'ironia è un bisturi, penetra a fondo la realtà e la mostra così com'è, nuda e cruda.

Alberto Sordi ne " La grande guerra" è un perfetto italiano, come ha fatto a fotografare in modo così perfetto la realtà?
Non ero da solo. Abbiamo potuto girare quel film e quel personaggio perchè conoscevamo a fondo l'Italia e gli Italiani, potendone rappresentare l'etica e la realtà della guerra.

C'è tra tutti i ritratti filmici che ha realizzato uno che la ritrae particolarmente? Ed un personaggio a cui lei legato più di altri?
Mah, come autoritratto posso dire Brancaleone da Norcia. Mentre un personaggio penso sia un borghese piccolo piccolo.

C'è un evento specifico nella sua vita che l'ha fatta avvicinare al cinema?
All'età di cinque, sei anni mia madre dava dei soldarelli a me e al mio fratello più grande per andare al cinema. Ed io vedevo tutto il film soltanto per vedere gli ultimi dieci minuti finali di farsa comica che trasmettevano alla fine. Ecco, io volevo entrare in quel mondo. Ci sono entrato e ci sono ancora dentro.

Quanto è stato importante per lei demitizzare, togliere i miti alla storia?
Non sono stato io in prima persona, ma lo fa la commedia, commedia che è nata in Italia e dà un chiaro senso di ciò che siamo.

Le rose del deserto sarà il suo ultimo film?
Mario Monicelli ride, si guarda intorno.
Come faccio a saperlo!






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 maggio 2007 - 1502 letture

In questo articolo si parla di cinema, urbino, alessandra tronnolone





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