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Industria e Logistica in Cina: un’opportunità per le imprese marchigiane

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Il Road-show organizzato sul territorio nazionale per presentare il progetto della realizzazione di una piattaforma logistica italiana a Tianjin in Cina, a 150 Km da Pechino, ha fatto tappa a Jesi.

da Camera Work
L’evento organizzato dalla Regione Marche in collaborazione con Interporto Marche spa ha interessato le medie e grandi imprese marchigiano. Secondo Imlog China sono 1000 le aziende-target delle Marche interessate al progetto nel comparto dell’high-tech manifacturing (mobili, pelletteria, calzature, arredamento e articoli musicali).

Il vantaggio concreto di investire nel progetto è misurabile in termini di servizi e presenza in loco nella zona di Tianjin che ha 10 milioni di abitanti e 34 università. La piattaforma logistica si svilupperà in un’area che sorge nei pressi dell’aeroporto cargo. L’obiettivo della realizzazione dell’infrastruttura quindi non è delocalizzare ma produrre direttamente per il mercato cinese e di tutto l’Estremo oriente oltre che per gli Stati Uniti. L’operazione vede il coinvolgimento congiunto delle istituzioni e dei privati, grazie ai finanziamenti messi a disposizione dal Ministero del Commercio Internazionale e dai 6 interporti italiani (Bologna, Parma, Rivalta Scrivia, Padova, Verona e Interporto Marche spa.) che stanno facendo sistema per realizzare questa importantissima operazione per la quale è necessaria forte coesione e grande velocità di azione, perché le istituzioni politiche cinesi, visto il grande sviluppo, richiedono perentorietà nelle decisioni.

All’incontro sono intervenuti Gilberto Galloni presidente di Inlog China, Roberto Pesaresi, presidente di Interporto Marche spa, il presidente Gian Mario Spacca e l’Assessore Loredana Pistelli in rappresentanza della Regione Marche.

“La strategia di internazionalizzazione della Regione Marche" - afferma il presidente della Giunta Regione Marche Gian Mario Spacca - "è quella di una presenza stabile sui mercati esteri; molto diversa da quella perseguita da altri territori, basata sull’andare a produrre all’estero per inseguire la competizione fondata sui bassi costi. Per questo, dalla metà degli anni ’90, abbiamo iniziato ad andare là dove c’erano mercati in espansione. La Cina, insieme ai Balcani e alla Russia è una delle mete più interessanti. A Shanghai abbiamo firmato nel 1998 il primo Protocollo d’Intesa con la municipalità e, tra Shanghai e Nanchino sono nati rapporti economici-commerciali in diversi settori: meccanica, calzature, tessile-abbigliamento. Sono state create anche joint-venture. E, imprese marchigiane stanno lavorando e realizzando importanti progetti in Cina. Ma ora, lo scenario è cambiato, i cinesi ci richiedono un approccio più sistemico, un percorso più programmato. Questo comporta un rapporto stretto tra logistica e imprese. Siamo costretti a cambiare. Questo approccio verrà consacrato a metà novembre nelle relazioni tra Italia e Cina: in quella occasione il Sistema Italia sarà chiamato a misurarsi su alcune aree, in particolare quella del Nord, Canton e Shanghai." "Tutto ciò" - continua Spacca - "richiede alla Regione e soprattutto al sistema delle imprese una nuova cultura. Da questo punto di vista accordi come quello di Tianjin con il nostro sistema degli interporti sono particolarmente interessanti. Tianjin è un Progetto particolarmente appetibile per le imprese, per la sua collocazione geografica e la sua dotazione infrastrutturale. Ma richiede anche una velocità nelle decisioni, perché le opportunità offerte devono essere colte in brevissimo tempo.”

E' poi Loredana Pistelli a prendere la parola - "Il Progetto Tianjin merita un interesse particolare da parte delle Marche, gli imprenditori locali devono saper cogliere le opportunità. Penso che delle 50/60 imprese che potrebbero insediarsi in quell’area, un terzo potrebbe essere marchigiano, per le caratteristiche del nostro sistema e della nostra imprenditoria. Auspico che si riesca a mettere in moto una politica a lungo respiro a carattere europeo, in grado di coinvolgere anche altri territori, arrivare ad una specializzazione dei porti, anche per cogliere la grande opportunità che è quella di intercettare il flusso delle merci cinesi in transito verso l’Europa. Questo richiede a tutti un salto di qualità.”


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 aprile 2007 - 1208 letture