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Urbino: il sindaco interviene sulla statalizzazione dell'Università

2' di lettura 30/11/-0001 -
Leggo sulla stampa di questi giorni numerosi articoli di esponenti del centro-destra sulla statalizzazione dell’università di Urbino.

da Franco Corbucci
sindaco di Urbino


Rimango stupito da come viene ricostruito il percorso che ha portato al decreto di statalizzazione. Non c’è mai stata in città e fra le forze politiche di centro-sinistra una visione ideologica sulla statalizzazione, anzi direi che negli anni sono state perseguite tutte le strade che potevano portare risorse, che purtroppo sono però regolarmente naufragate nelle Finanziarie 2003 – 2004 – 2005.

Vorrei ricordare al centro-destra, che il governo Berlusconi ha avuto cinque anni di tempo (dal 2001 al 2006), con una maggioranza “bulgara” sia alla Camera che al Senato, e che quindi se avesse voluto trovare una via alternativa alla statalizzazione avrebbe potuto farlo senza problemi. Le uniche risorse trovate sono stati 15 milioni di euro per il 2005 e 15 milioni per il 2006, fondi peraltro insufficienti ai bisogni dell’università, riportando la situazione al punto di partenza, cioè riproponendo il problema di come finanziare il nostro ateneo. Anzi, il ministro Moratti, con il decreto legge del 2004 aveva previsto un percorso possibile per l’università di Urbino, indicando che “nel triennio 2004-2006 una università non statale poteva diventare statale” e in virtù di quella legge è stato possibile portare avanti la richiesta di statalizzazione, culminata con il decreto Mussi di questi giorni.

Una domanda: quali altre vie sarebbero state oggi possibili? In realtà ormai altre non erano praticabili. Per fortuna che le forze di centro-sinistra, pur in una diversità di valutazioni, hanno mantenuto aperta la strada della statalizzazione che si è dimostrata l’unica percorribile al fine di garantire la certezza dei finanziamenti.

Con questo passaggio non siamo alla fine di un percorso. Oggi occorre lavorare insieme per concertare una statalizzazione migliore possibile, sapendo che molto dipenderà da noi e non -come appare da alcuni articoli di stampa- da un mondo ostile che sarebbe intorno a noi. Dovremo competere con gli altri e bisognerà saperlo fare, sviluppando un progetto formativo adeguato e assicurando innovazione e capacità gestionali. Infatti oggi siamo in un sistema universitario di fatto liberalizzato, forse anche troppo, e quindi la certezza delle risorse è fondamentale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 29 dicembre 2006 - 1196 letture

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