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castelleone: Giovani e fascismo

3' di lettura 30/11/-0001 -
Il fascismo è una stagione importante della storia italiana ed europea, occorre comprenderlo a fondo per scoprire le ragioni della sua durata e le motivazioni che spingono ancora diversi giovani a simpatizzare per questa ideologia.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.itt


Anche se in modo piuttosto strumentale i giovani hanno rappresentato un interlocutore importante del regime, sui giovani il fascismo ha investito molto.
Il fascismo si presenta come un regime e una ideologia “giovane”. Il “giovanilismo” fa parte della struttura ideologica del regime, accanto alla celebrazione nazionalistica della patria e all’esaltazione della figura carismatica del duce.
L’inno ufficiale del fascismo si intitola “Giovinezza” e alcuni suoi versi recitano:

Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza!
Per la vita e per l’ebbrezza
Il tuo canto squilla e va!
”.

Il un articolo pubblicato su una delle più importanti riviste del regime si legge: “…la nostra giovinezza è un simbolo che domina, svincolato dallo spazio e dal tempo: esso riassume l’amore e la bellezza, la forza e il canto… Il vile non può essere giovane: secondo una significativa intuizione del Duce, esso è vecchio, decadente. Il giovane implica un’anima di eroe”.

La gioventù attraverso un processo graduale e tortuoso diventa un potente elemento della simbologia fascista. Nei primi anni di governo, Mussolini attua una serie di provvedimenti che mirano ad una radicale riforma delle politiche educative e ad un coinvolgimento massiccio dei giovani attorno ai programmi del regime. Nel 1923 viene varata una riforma della scuola, il cui fautore è Giovanni Gentile, che ha inciso profondamente nella struttura del sistema dell’istruzione italiano fino ai giorni nostri.

Nel 1926 viene creata l’Opera Nazionale Balilla, una importantissima istituzione che coinvolge in attività ginniche, ricreative e di svago a sfondo paramilitare e propagandistico tutte le fasce d’età da 6 a 18 anni, a sua volta suddivise in varie sottocategorie: “Figli della lupa” da 6 a 8 anni, “Balilla” da 8 a 14 anni, “Avanguardisti” da 14 a 18 anni. Esistono analoghe sezioni femminili per ogni categoria, inoltre i giovani da 18 a 22 anni sono inquadrati nei “Giovani fascisti”, gli studenti universitari sono inquadrati nel GUF, “Gioventù Universitaria Fascista”. Nel 1937 le diverse organizzazioni giovanili fasciste confluiscono nel GIL, “Gioventù Italiana del Littorio”.

Nella pittura, nella scultura del periodo e nell’iconografia di regime le figure giovanili sono centrali. Gradualmente si accentua il processo di militarizzazione della gioventù, l’immagine dei giovani si trasforma, sempre più spesso appaiono sulle riviste di regime giovani in divisa, l’immagine del giovane tende a scivolare in quella del soldato. Il duce stesso viene raffigurato come eternamente giovane. Oltre che ad una efficace politica di immagine la presa del potere del fascismo si è contraddistinta per un certo ringiovanimento della classe politica. Nel 1922, quando prende il potere dopo la Marcia su Roma, Mussolini ha 39 anni, altri importanti uomini di spicco hanno un’età in media più bassa rispetto alla classe politica che li ha preceduti, Dino Grandi e Giuseppe Bottai ne hanno 27, Farinacci ne ha 30 anni. La centralità della figura del giovane, pur con l’atteggiamento strumentale che ha contraddistinto il regime, è sicuramente un elemento da tenere in considerazione per cercare di comprendere le peculiarità del processo di modernizzazione italiano, le sue contraddizioni, il retaggio che il regime ha lasciato nella storia del Novecento.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 dicembre 2006 - 4518 letture

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