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A Pesaro una mostra sulla manifattura di Chiaravalle

3' di lettura 30/11/-0001 -
I volti fieri delle giovani sigaraie al lavoro, il dettaglio delle mani sporche e rovinate di colla, le tavolette per stendere e arrotolare le foglie di tabacco, la mensa, i sorrisi e i bambini con le cuffiette bianche in testa.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it


Sono le foto della mostra fotografica “Chiaravalle, le sigaraie e la Manifattura – il tabacco e la manifattura all’origine dello sviluppo socio-culturale della donna nella Vallesina del primo Novecento” – che si inaugura sabato 9 dicembre, alle 16, a Pesaro presso Palazzo Granari all’interno del programma della Giornata delle Marche.

E’ un’esposizione che documenta la memoria di un mestiere perduto che è stato la forza di una città e dell’intera regione. Dai primi del Novecento agli anni ’70, gli scatti in mostra danno la dimensione di un’epoca passata che ha poi lasciato tracce indelebili sulla storia della Vallesina. La Manifattura è stata una struttura industriale che ha connotato Chiaravalle, ha segnato la trasformazione economica da agricola a industrializzata, ha visto il sorgere del movimento operaio e il ruolo sociale delle sigaraie, esempio di forza femminile e di madri lavoratrici che hanno voluto i figli accanto, precursori di modelli aziendali illuminati. E’ stata un’attività che ha inciso nei comportamenti, negli stili di vita, nell’organizzazione sociale e nell’emancipazione femminile. Basta ricordare un nome, Maria Montessori, originaria di Chiaravalle.

La mostra narra per immagini il significato profondo del lavoro per un intero territorio. La Manifattura di tabacchi, nata nel 1759 con i monaci di clausura Cistercensi che misero in funzione un mulino per triturare il tabacco, diede un grande impulso allo sviluppo di Chiaravalle e a tutta la zona circostante. A Chiaravalle si fabbricava il famoso tabacco “Sun di Spagna”, ma anche il “toscano” e la “scaglietta rossa” per pipa. Nel 1873 iniziò la fabbricazione delle prime sigarette, nel 1922 venne avviata la produzione di Macedonia e dei sigaretti Roma. Deposito dei tabacchi della Manifattura, prima di divenire il prezioso contenitore di cultura di oggi, fu la mole Vanvitelliana di Ancona, il vecchio Lazzaretto settecentesco a forma pentagonale che per i suoi ampi spazi e per l’umidità che lo caratterizza era il luogo più adatto per la conservazione.

La storia racconta che la manifattura stesse molto a cuore allo stato pontificio tanto che il papa Gregorio XVI, nel 1841, dopo un viaggio a Loreto volle far visita a Chiaravalle. Durante la II guerra, nel giugno 1944, i tedeschi distrussero col tritolo la manifattura. Il monopolio trasferì a Pesaro le varie produzioni dello stabilimento. A quel punto le maestranze, per mantenere il lavoro, si prodigarono per procurarsi il materiale per gli impianti e rimisero in piedi quella che comunemente veniva definita la “fabbrica”. L’attività riprese floridamente e tra il ‘46 e ‘47 si registrò uno dei momenti più ricchi con 2800 dipendenti tra cui sigaraie provenienti da altre manifatture come Fiume e Zara. Dal 2004 lo stabilimento fa parte del gruppo Bat (British American Tabacco Italia), è unito al centro urbano anche grazie a quel viale di 400 platani nato a fine Ottocento col contributo delle sigaraie, una passeggiata che è tuttora uno dei luoghi più vivi della città.

Il percorso fotografico, ora a Pesaro dopo l’esposizione a Chiaravalle, permette di ricordare e rivivere una pagina della nostra storia e trasmette alle nuove generazioni il messaggio di come, attraverso il lavoro e il sacrificio, Chiaravalle sia emersa dalla miseria e abbia costruito ricchezza.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 dicembre 2006 - 1257 letture

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