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Sferisterio: Busoni sfida Puccini con la sua Turandot

2' di lettura 30/11/-0001 -
Due Turandot a confronto. Domenica 30 luglio sarà il giorno della sfida tra Ferruccio Busoni e Giacomo Puccini. La prima opera andrà in scena, in forma concertante, alle 18 al teatro Lauro Rossi, diretta da Daniele Callegari, mentre quella del toscano Puccini sarà sul palco dello Sferisterio alle 21, con la regia, i costumi e la scenografia di Pier Luigi Pizzi.

da Sferisterio Opera Festival
www.sferisterio.it


Tratte entrambe dalla fiaba di Carlo Gozzi, rappresentano però due realtà differenti. Busoni, infatti, guarda al Settecento, caratterizzato dall’eleganza artistica di Mozart. Il suo modello è l’opera magica e numerose sono le citazioni de Il Flauto magico. Busoni, con questa rappresentazione, cerca di creare un esempio italiano, moderno di commedia dell’arte, utilizzando alcune maschere, come Truffaldino e Tartaglia.

Puccini, invece, si rivolge al Novecento, con questa rappresentazione considerata il punto di incontro tra la grande tradizione lirica e la musica “moderna”. Il compositore toscano, però, muore prima di aver definita la stesura dell’opera, che viene invece completata da Franco Alfano sugli appunti rimasti. La sera della prima esecuzione, giunti al terzo atto, dopo la morte di Liù, il direttore Arturo Toscanini, deposta la bacchetta, si rivolge al pubblico, dicendo: “Qui il Maestro è morto”. Silenzio generale in tutta la sala.

La prima rappresentazione della Turandot di Busoni avviene nel 1917, mentre quella di Puccini nel 1926. Ambientata a Pechino, Turandot, figlia dell’imperatore è una donna che odia gli uomini e per evitare il matrimonio, propone ai suoi contendenti la soluzione di tre enigmi. Pena, la decapitazione. Calaf, attratto dal fascino della principessa, decide di tentare le prove, tra la disperazione del padre Timur, re dei Tartari in esilio, e della sua schiava Liù.

Rappresentata quattro volte allo Sferisterio, la Turandot di Puccini vanta un prestigioso riconoscimento. Nel 1996, vinse il premio Abbiati, con la regia di Hugo De Ana, che firmò anche l’edizione successiva del 1998.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 29 luglio 2006 - 1102 letture

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