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Allarme per il ''vino al truciolo'', la CIA Ancona si schiera contro

2' di lettura 30/11/-0001 -
Anche la CIA prov/le di Ancona si unisce al fronte contrario al “vino con i trucioli”, che minaccia, se non saranno assunte rigorose misure a livello europeo, i viticoltori, naturalmente anche marchigiani, che adottano il tradizionale metodo della “barrique” e sono impegnati in un costante miglioramento della qualità del prodotto come dimostrano gli innumerevoli e prestigiosi riconoscimenti internazionali.

dalla CIA Provinciale Ancona
ancona@cia.it


In sostanza, si utilizzano (vedi Cile, USA, Australia, Sud Africa) i trucioli per dare sapore di legno ai vini senza investire nelle costose botti e barrique di quercia o di rovere ed ottenere, pur a forte discapito della qualità, maggiori guadagni con sleale concorrenza.

L’Unione Europea ha accettato il “trucco” ed è da prevedere che, con la rapida circolazione di merci, il “vino al truciolo” si espanda rapidamente nei nostri centri commerciali.

Di qui l’esigenza di un impegno unitario del mondo agricolo verso la Commissione Europea perché venga quanto meno decisa una chiara e ben visibile etichettatura per evidenziare il particolare metodo adottato.

Ciò non solo a tutela dell’apprezzata produzione classica e tradizionale (soprattutto quella a denominazione d’origine), ma anche dei consumatori indotti in modo ingannevole, magari da eventuali prezzi più bassi e dalla mancanza di una necessaria informazione, ad acquistare vini “truccati” e di livello molto inferiore.

Di qui, fra le altre voci, l’appello della CIA di Ancona per una mobilitazione anche su scala locale delle aziende vitivinicole e delle loro rappresentanze “per neutralizzare una norma europea – afferma Evasio Sebastianelli, presidente appunto CIA Ancona – così pericolosa per il “made in Italy” tanto da farne temere il naufragio”.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 luglio 2006 - 1119 letture

In questo articolo si parla di vino, ancona





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