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“Hope”. È questa la scritta che campeggia ora nella cucina del canile. Quello in cui lei ha lasciato il cuore, entrando in realtà nel cuore di tutti. Dei cani, certo, ma anche delle tante persone che gravitano attorno a Melampo. L’associazione - da sempre in prima linea per gli amici a quattro zampe - è da qualche giorno orfana di Simona Maroccini, anima, corpo e guida ben più che spirituale di quella vera e propria arca di Noè. Tanti i messaggi lasciati in sua memoria (qui le parole del sindaco Seri), sia sul web sia direttamente in canile, che abbiamo raccolto grazie alla disponibilità degli autori e all’aiuto concreto di Clara Gregori, educatrice dell’associazione. Sono tutte tracce di un amore vero, segnali che vengono dal cuore. Proprio come quella scritta, parte integrante di un murales che intende omaggiare Simona, ma che probabilmente vuole anche ricordare ciò che lei ha saputo donare ai tanti animali di cui si è presa cura. Hope, appunto. Speranza.


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“Il cane è distrutto. Raramente ho visto un cane così: lui sa cos’ha fatto”. Questo aveva detto Simona Maroccini dopo aver preso in custodia il pitbull che aveva da poco assalito Sirio Giovanelli riducendolo in condizioni critiche. Un animale difficile da gestire, ma che di certo si può amare. Lo sapeva bene, Simona. Lei che ora non c’è più, stroncata da un male incurabile.


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Croce Rossa Regionale Marche continua insieme ad ANPAS Marche, la sua battaglia per denunciare la creazione di procedure selettive da parte degli Ospedali Riuniti di Ancona per l’affidamento dei trasporti in ambulanza di urgenza che vengono accorpati in un’unica procedura di gara con i trasporti non prevalentemente sanitari.


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“Ci sto? Affare fatica!”, al via anche a Jesi il progetto estivo che punta a coinvolgere i giovani nella cura e la bellezza del territorio.


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«La Croce Rossa in epoca Covid ha fatto la differenza come non lo faceva dai tempi della Prima Guerra mondiale. E in questo momento storico le Marche sono state un esempio di unità, perché hanno dimostrato di avere la capacità di lavorare non come Comitati distinti, ma come un unico comitato, arrivando dovunque, in uno dei momenti più duri dal dopoguerra ad oggi. Lo avete dimostrato con il campionamento sierologico sul Covid-19. Grazie alla vostra regione a tutti voi per il lavoro che avete svolto e state svolgendo».


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Il 30 maggio il Covid Hotel di Senigallia chiuderà. Il progetto di ospitalità sociale, primo della regione Marche, è stato ideato nel mese di marzo per alleggerire l’ospedale da pazienti guariti ma ancora positivi e per tutti i positivi con obbligo di isolamento, con l’obiettivo di avviarlo nei mesi di aprile e maggio, pur lasciando aperta la possibilità di estenderne la durata.


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Sono in scadenza i quattordici giorni di isolamento di Silvia Romano, la cooperante dell’associazione fanese Africa Milele rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e recentemente liberata. Ma date le minacce da lei ricevute – soprattutto sui social, e principalmente a causa della sua conversione all’Islam -, per la sicurezza della 25enne verrà intensificato il servizio di sorveglianza.


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Partiranno da lunedì 25 maggio i test per capire l'immunità dei cittadini in relazione all'infezione da coronavirus. Oltre 5 mila i marchigiani coinvolti che saranno analizzati grazie alla collaborazione tra l'Associazione di Volontariato e l'Azienda Sanitaria Regionale.


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La ‘verità’ sta tutta nell’inchiostro. Quello che Silvia Romano ha utilizzato per scrivere, giorno dopo giorno, il suo diario di prigionia. Un oggetto di carta rimasto nelle mani dei suoi sequestratori, ma che oggi – almeno simbolicamente – vale tantissimo. Perché lì dentro, probabilmente, viene spiegato tutto il percorso intimo, umano e spirituale che ha indotto la cooperante di Africa Milele, a metà della sua detenzione, a convertirsi all’Islam. Una scelta che sta facendo tanto discutere, le cui ragioni sono però personali, e che poco hanno a vedere con la sua liberazione. Di quell’intimità provata dal rapimento e da una prigionia durata quasi un anno e mezzo, d’altronde, non ne possiamo sapere granché. L’unica certezza è che Silvia, ora, la dovremo chiamare Aisha.


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Dopo ben 19 mesi di prigionia, Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya il 20 Novembre 2018, torna ad essere libera. Tutto il mondo del volontariato fanese ha gioito per la bellissima notizia che si è diffusa in pochissime ore su tutti i canali di comunicazione sabato pomeriggio. Ognuno di noi si è unito alla gioia che ha travolto la famiglia Romano e tutti i volontari della onlus fanese Africa Milele.


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In un’epoca in cui è particolarmente difficile poter dispensare delle buone notizie, la liberazione di Silvia Romano ha veramente rappresentato una gioia inattesa. È stato per tutti un momento di rara bellezza, e si può soltanto immaginare cosa stiano provando i suoi genitori all’idea di poterla riabbracciare dopo diciassette mesi di prigionia. La contentezza è di certo il comun denominatore dei tanti interventi susseguitisi da sabato pomeriggio dopo l’annuncio della liberazione della cooperante della ong fanese Africa Milele, rapita il 20 novembre 2018 in Kenya e finita nelle mani di Al Shabaab, gruppo terrorista somalo affiliato ad al Qaeda (i dettagli).


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Una luce in mezzo al tunnel. Un immenso squarcio di sereno in un periodo di fulmini. Silvia Romano è libera. La cooperante italiana rapita il 20 novembre 2018 in Kenya (qui i dettagli) non è più nelle mani dei suoi sequestratori. Ad annunciarlo è stato il premier Giuseppe Conte, che dal suo profilo Twitter ha prontamente ringraziato i servizi di intelligence. Con le parole del primo ministro si conclude un vero e proprio incubo. Perché ora la volontaria di origini milanesi dell’associazione fanese Africa Milele è finalmente in libertà. E domenica alle 14 sarà già in Italia.


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Con il volto doppiamente coperto. Silvia Romano si è presentata così. La cooperante liberata in Somalia nella notte tra venerdì e sabato è finalmente tornata in Italia. E vuoi l’abito tradizionale somalo vuoi la mascherina anti-Covid, appena scesa dal piccolo aereo dell’Aise le si vedevano a malapena gli occhi. Poi, la mascherina, l’ha abbassata, e si è lanciata in un sorriso che ha commosso buona parte d’Italia.





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Da Falconara, l'Associazione Foodbusters avvia la "spesa solidale" contro gli effetti del coronavirus. Dalle eccedenze dei ristoranti, ora l'Associazione riconverte lal propria attività e fa appello alla solidarietà della gente comune per "alimentare" le mense sociali. La mappatura completa delle mense marchigiane sul sito internet dei Foodbusters renderà più agevole la scelta delle destinazioni delle eccedenze per aziende e privati.




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Preso atto della diffusione dell’infezione del Coronavirus nel Paese e interpellata la Regione, Caritas Senigallia comunica che temporaneamente, per tutelare le persone accolte, spesso in condizioni di fragilità, ed evitare il diffondersi di possibili contagi, non accetterà nuovi ingressi di accoglienza e non effettuerà dimissioni degli ospiti accolti.


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Domenica 23 febbraio, alle 15.00, torna uno degli appuntamenti più attesi del Carnevale osimano. Infatti, con ancora più entusiasmo, il Carnevale per i bambini, promosso dalla Croce Rossa e dall’Avis di Osimo, giunge alla sua 14° edizione. Confermata la location del PalaBaldinelli, come nell'anno scorso, per rispettare in maniera scrupolosa la recente normativa sulla sicurezza e per accogliere il numeroso pubblico pronto ad arrivare.



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Il Circolo Culturale JU-TER Club Osimo ed il distaccamento regionale per le Marche dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo hanno organizzato una raccolta di generi alimentari in favore della “Mensa dei Poveri” in cui tutti i giorni, a Roma, alla Casa Famiglia del Capitano Ultimo, alle ore 13:00 i volontari dell’associazione offrono il pranzo gratuito a chi non ha da pagare, a chi non ha niente, a chi è stato abbandonato ed emarginato.