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“Non abbiamo tutto questo tempo, per questo occorre vivere giorno per giorno e amare incondizionatamente, perché è sull’amore che verremo giudicati”. Sono le parole dette da un amico di Elisa Mascarucci durante la funzione funebre di lunedì. Concetti già espressi da San Giovanni della Croce, e che la stessa Elisa aveva pronunciato durante uno degli spettacoli a cui aveva partecipato. Ora lei non c’è più. È stata stroncata la scorsa settimana da un arresto cardiaco, a soli 24 anni. Lunedì, fuori dalla chiesa di San Paolo Apostolo al Vallato di Fano, ci si è riuniti per omaggiarla. E non c’è modo migliore di farlo se non attraverso le sue parole, o perlomeno quelle a lei più care. E che la rappresentano al meglio. È anche così – attraverso questa citazione - che l’ha voluta ricordare Laura Paolini, responsabile del servizio civile della Caritas diocesana di Fano, che ha avuto l’onore e il privilegio di lavorare con Elisa per un anno intero.



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Il silenzio, il rumore del vento. Il fatto di dover fare affidamento – una volta lassù - soltanto su se stessi, perché quando sei in volo ci sei tu e basta. Ecco cosa amava Marco Casella del parapendio, una passione sfrenata trasformata ben presto in un lavoro. Il senso di libertà, l’adrenalina, le forti emozioni: tutto questo, però, ha finito per giocargli il più tragico degli scherzi. Perché mercoledì pomeriggio, Marco – milanese appena 30enne -, è rimasto vittima di un brutto incidente proprio con il parapendio. Che purtroppo non gli ha lasciato scampo.


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Un maestro della cartapesta, un artista indiscusso. Verrà ricordato così Hermes Valentini, uomo poliedrico e storico carrista del Carnevale di Fano, autore di maestose e apprezzate creazioni che per quasi cinquant’anni hanno contribuito a rendere unica la kermesse in maschera della Città della Fortuna. Se n’è andato giovedì, all’età di 95 anni. Le sue opere sono timbri indelebili sulla manifestazione fanese, ma soprattutto nei ricordi di chi ogni anno, da tempo, vive il Carnevale come un evento imperdibile.




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In questa triste primavera, un altro medico, il dr. Alberto Tornati, se ne è andato. Psichiatra all’Ospedale Psichiatrico S. Benedetto di Pesaro, Primario Psichiatra a Urbino e poi a Cagli, conclude la sua lunga e proficua attività professionale nella nostra città, in qualità di Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Pesaro.


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Quando qualcuno se ne va, per celebrare degnamente chi non c’è più non c’è niente di meglio delle parole di chi, a quella persona, ha davvero voluto bene. Ed è un affetto profondo quello che emerge dal ricordo di Giusy Costa, cara amica del compianto Giuliano Solazzi, l’imprenditore fanese recentemente scomparso a causa del coronavirus (i dettagli). Vi proponiamo di seguito le accorate parole forniteci proprio dalla persona che le ha volute fortemente scrivere.




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Una straordinaria dedizione verso gli altri. Verso chi sta male, soprattutto. Poi un’emergenza sanitaria di portata epocale. Un periodo critico, costellato di tragedie dovute al coronavirus, durante il quale Giorgio Scrofani è rimasto in prima linea finché ha potuto. Poi il triste epilogo: l’operatore del 118 non ce l’ha fatta. È il quinto in tutta Italia.


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Italo Nannini se n’è andato, ma non per via del coronavirus. Malato ormai da tempo, il fondatore dell’associazione fanese ‘L’Africa Chiama’ si era aggravato negli ultimi giorni. Domenica mattina il ricorso al 118, fino al decesso avvenuto nel pomeriggio all’ospedale Santa Croce di Fano. Lunedì è infine arrivato il verdetto del tampone, precedentemente eseguito per accertarsi che le complicanze che hanno stroncato l’83enne non fossero dovute al Covid-19.


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Italo Nannini lascia un vuoto difficilmente colmabile. Sono parole, queste, che vengono recitate quasi sempre quando se ne va qualcuno di caro o di molto conosciuto. Nel caso del fondatore de L’Africa Chiama, però, non c’è spazio per la retorica né per le frasi fatte. La scomparsa dell'83enne lascia spazio soltanto per al dolore, al ricordo, ma soprattutto alla celebrazione dell’uomo che è stato. Come dimostra la testimonianza di Cristiano Nannini - nipote di Italo - che vi riportiamo di seguito.






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È ancora fresco il ricordo di quell’ultimo saluto. Giovedì pomeriggio Patrick Mencoboni è stato omaggiato e celebrato nella chiesa di Centinarola. Una folla strabordante è accorsa per il rito funebre in onore del 24enne scomparso meno di una settimana fa a causa di un incidente stradale sulla via Flaminia, all’altezza di Cuccurano di Fano. Ma l’onda lunga dell’affetto nei suoi confronti è ancora lì, “impressa” sui social.


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Saper riconoscere il vero valore della vita. Dare forza a questa convinzione, e trasmetterla ai propri cari nonostante la malattia. Questo ha saputo fare Federica Frattesi, la maestra elementare vinta a 48 anni da un male che però – a giudicare soprattutto dal ricordo dei figli – non l’ha mai sconfitta davvero. Di certo non nello spirito.


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Una giovialità spontanea, mai ostentata. La battuta pronta, spesso anche in dialetto, forse per darle ancora più “spinta”. E poi la leggerezza anche dentro il confessionale, consapevole di come si potesse volare leggeri pure nei momenti più sacri. Infine la sua voce, talvolta soltanto sussurrata, quasi sempre giocosa, ma capace di farsi seria – addirittura austera – quando necessario. E come dimenticare il suo amore per la bici, in sella alla quale lo si è visto girare fino a poco tempo fa, come un Don Matteo in salsa fanese. Don Gabriele Belacchi – “Donga”, come in tanti lo chiamavano - verrà ricordato per tutto questo e tanto altro ancora. Se n’è andato a 92 anni mezzora dopo la mezzanotte di sabato 11 gennaio, lasciando un vuoto incolmabile tra fedeli, amici e parenti.


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“Chiuso per lutto cittadino dalle 14 45 alle 16 30”. Questo c’era scritto fuori da un tabacchi che aveva appena abbassato la saracinesca. Il titolare stava sistemando il cartello proprio in quel momento, prima di dirigersi verso la chiesa di Santa Croce. Lo stesso aveva già fatto il bar poco più avanti, e così tanti altri. Calcinelli di Colli al Metauro, un paese fantasma reso tale dalla sua duplice perdita. La mattina stessa si era già pianto per la maestra 43enne Elisa Rondina. Poche ore dopo – alle 15 – la comunità si è riunita di nuovo per rendere omaggio a un’altra sua figlia scomparsa troppo presto: la parrucchiera 34enne Sonia Farris. Entrambe le ragazze sono state strappate alla vita da un ubriaco al volante, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio le ha travolte lungo l’Arceviese. Tutti e tre erano appena usciti dalla discoteca Megà. Soltanto uno è tornato a casa: l’investitore. E dovrà restarci, dati i domiciliari.




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Una fila di persone che attende di entrare, anche se non si capisce bene dove. Quella foto, d’altronde, è così poco a fuoco che dev’essere stata scattata in fretta (vedi allegato, ndr). Di certo è l’ultima che la 43enne Elisa Rondina ha inviato alla sua amica Manuela Boldorini. Erano le 23 53 del 5 gennaio, e con quello scatto la comunicazione tra le due ragazze si è interrotta. Erano entrambe impegnate a godersi la loro grande passione in comune - il ballo -, anche se in locali diversi, nell’ultima serata utile per poter tirare fino a tardi prima della fine delle festività. Manuela si aspettava di risentire Elisa il giorno dopo. Come ogni giorno, d’altronde. Ma non è stato possibile, perché la sua amica se n’è andata tra le 4 e le 5 del mattino, travolta e uccisa da un ubriaco fuori dalla discoteca Megà insieme a Sonia Farris, all’alba di una maledetta Epifania che la comunità di Calcinelli non potrà mai dimenticare.




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Nessun riassunto potrebbe mai sintetizzare l’essenza di una persona. Siamo esseri complessi, multiformi. Figuriamoci, perciò, se può farlo una parola. Una soltanto. Eppure, ad ascoltare chi la conosceva, Sonia Farris poteva essere in qualche modo “riassunta” così: buona. Anzi, buonissima. È questa la prima cosa che dice di lei chiunque la conoscesse. Compreso Francesco Arceci, il suo ragazzo, colui che le è stato a fianco fino all’ultimo. Si erano incontrati anche qualche ora prima dell’imprevedibile tragedia. La messa al Beato Sante, poi un giro a Pesaro. Ora Sonia non c’è più, dopo essere stata travolta sull’Arceviese insieme a Elisa Rondina, l’amica di una vita con cui stava tornando dalla discoteca Megà dopo una notte di spensieratezza.


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C’è chi ha condiviso una o più foto, chi ha lasciato dei messaggi accorati e chi si è accodato al cordoglio attraverso commenti che rievocano i bei momei vissuti insieme. Come spesso accade, quando qualcuno se ne va troppo presto Facebook diventa una delle “piazze” in cui amici e conoscenti si concedono un ricordo, un aneddoto. È accaduto in questi giorni anche sul diario di Michele Pietrelli, il ciclista amatoriale scomparso lo scorso 30 dicembre.