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Ma l'Italia è così? La gente del lavoro è così? Gli imprenditori sono cosi? Le famiglie sono così? Ma così come? Come vengono raccontati quotidianamente: pescecani, ladri, truffatori, mafiosi, violenti, uccisori di donne, pedofili, etc. etc. Perché così emergono da tv e grandi giornali. E, allora, come stupirci se l'Europa ci guarda sospettosa. Guarda sospettosa la classe politica – e a ragione, anche se in parte – ma guarda sospettosa, di conseguenza, anche noi, anche quelli che una volta componevano la società civile.


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Leggiamo i nomi per le candidature regionali. Novità poche o nessuna. Andranno in lista i soliti e quanti gravitano negli apparati di partito. Che poi partiti non lo sono più. I politologi parlano di partiti personali, ovvero, gruppi creati a suo immagine e somiglianza dal proprio leader e, in alcuni casi, dal “proprietario”.


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Se ne stanno lì, muti, immobili, sbreccati, sdentati, amputati, in parte cadenti, assaliti dall'edera e dagli arbusti infestanti. E pure, hanno ancora un fascino e una loro malinconica attrazione. Richiamano e reclamano un'ultima attenzione! Chi non ha notato quel moncone di ponte che fiancheggia quello nuovo, e che, dalla piana della Mezzina, consentiva di salire a Montegranaro? Le sue arcate sull'Ete morto sono state dimezzate. Troppo stretto, troppo vecchio. È in abbandono. In attesa di crollo. Quel che resta accoglie brutte baracche in lamiera di cantieri ormai chiusi.


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“Quale finanza alla fine del decreto liquidità?” È questo il tema che verrà affrontato mercoledì 1 luglio alle ore 16 nel webinar proposto dal Cosvim Finanza Integrata d'Impresa, il Consorzio che ha sede a Porto San Giorgio. L'iniziativa è stata presa per far fronte alle esigenze del mondo del lavoro e in modo particolare delle PMI che rappresentano il tessuto connettivo economico italiano e in modo speciale quello marchigiano.


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La saga dell'ipocrisia. Mondragone docet. C'è un quartiere di bulgari che sono arrivati in Campania per lavorare. Sono carne da macello (non solo loro) per i caporali. Lo sono ancora di più quando non possono andare nei campi perché non scelti o perché la pandemia obbliga la restrizione in casa. Niente soldi niente cibo. Però loro ci vanno lo stesso. Perché i caporali assoldano ugualmente manovalanza. Virus o non virus.


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«Come si fa a delegare a un algoritmo l'ubicazione degli ospedali marchigiani? Forse che l'algoritmo misuri anche il dolore, la sofferenza, l'amore, la fatica degli anziani, il rapporto personale?» Giovanni Zamponi è scettico, anzi, direi: molto contrario a una logica tanto matematica quanto poco umana. Lui se ne intende. È stato medico “di famiglia” per decenni. Classe 1949, è in pensione da poco. Ora può dedicarsi completamente al suo Dante Alighieri, ai sonetti, alla letteratura, alla psicologia, alla filosofia. Medico del corpo e per certi versi anche dell'anima.


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Abbiamo mosso le acque. Anzi, le abbiamo smosse parecchio. Prima, e in tempi non sospetti, con la necessità di un collegamento ferroviario, turistico e commerciale, dalla costa alla montagna. Ripetuti sono stati i nostri interventi. Ora, con la questione dei piccoli ospedali. Abbiamo affrontato il problema tre mesi fa. Poi, a termine clausura, il problema è rimbalzato ancora su queste pagine, su quelle de Il Il Resto del Carlino e sul Corriere Adriatico. Molto accurata l'inchiesta di Marina Vita.


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C'è una bambina con le bacchette in mano e un sorriso bellissimo. Forse, tra un attimo, suonerà una batteria. Ma il rullante, la grancassa, i timpani, il charleston, i tom tom non sono quelli usuali: sono pentole, pentole di rame dalle forme più diverse. È la prima cosa che mi conquista sfogliando un opuscolo della AB Tanucci Snc, dove A sta per Alessio, B per Barbara, due fratelli che rappresentano la sesta generazione di artigiani del rame, di costruttori di pentole. Allora come ora.


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È la sera il momento migliore. Quando il sole cade e una leggera brezza si alza dal mare. Lo sguardo di Imelda, morta per amore, lo si può immaginare tra le foglie degli alberi. Un apparire e uno scomparire immediato. Come un cercare affannoso, ancora accorato. La ricerca del suo Lotario. Ma non è della bellissima leggenda dei due amanti, neppure della storia della Basilica Imperiale di Santa Croce che voglio raccontarvi. Ma di una città dimenticata.


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Intuire per tempo. Attrezzarsi. Giocare d'anticipo. E poi, ci vuole la wi-fi, ci vogliono gli asili nido, quelli infantili e le scuole inferiori (li chiamo al vecchio modo, più esplicativo), le poste, le botteghe, i trasporti, e un vicino ospedale. Solo così ci si può attrezzare per rispondere alle esigenze della popolazione dei borghi, dei paesi di alta collina e delle frazioni di montagna. Rispondere alle esigenze di possibili nuove famiglie. Rispondere alle esigenze della popolazione attuale e di quella che potrebbe arrivare. Parlo di Montemonaco come di Montefortino, di Smerillo come Montefalcone Appennino, di Marnacchia come di altri grumi di abitazioni abbarbicate alla montagna.


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Si può fare un'azienda importante in “periferia”? La si può fare senza indebitamenti bancari? Può integrarsi con il tessuto sociale? Tre domande e tre sì di risposta. Si può fare. Perché si è fatto. Il prof. Giulio Sapelli, presentando in rete il suo ultimissimo libro “2020-Pandemia e Resurrezione”, incentrato sul lavoro, sulla fine di una certa globalizzazione e sul ritorno al locale, s'è congratulato con Enrico Zoli della società Cooder di Porto Sant'Elpidio. Enrico Zoli ne è un po' l'anima insieme ai suoi due soci: Alessandro Scavella e Paolo Ciminari. Zoli, 36 anni, studi di informatica a Bologna, esperienze in USA a San Francisco e ritorno nelle Marche per dar vita ad una impresa di alta tecnologia.



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La Terra di Marca - quasi tutta - suonerà insieme alle 18 di oggi, e spero anche nei prossimi giorni. E lo farà attraverso una delle voci più antiche: la campana. Non uno strumento. Una voce vera e propria, invece. Quella che ha sempre informato e parlato alla comunità, ad ogni comunità, a tutte le comunità.


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È la prima cosa che mi dice quando lo chiamo. Tolmino Rossi è medico, ha 68 anni. In pensione è andato con il primo marzo scorso. Medico resta e, soprattutto, resta un professionista attento all'altro: ai suoi pazienti, ai suoi amici, a coloro che svolgono lo stesso suo mestiere.


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Fermo, viale Trento Nunzi. Dove il bello e il buono si addizionano. E dove il bello è una enoteca ricavata dentro le medievali mura cittadine, e il buono è tutto quanto in essa è contenuto. Sto parlando del Mosto antico, un locale che vale la pena anche solo di visitare.


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La via è quella dell'ex ristorante Mario. Il civico 38 è quasi introvabile. Quasi... Perché un battere di martello riporta sulla strada giusta. Seguo il ritmo e trovo una bottega colma di oggetti. Quella di Fabio Zeppa. Lui, 55 anni, è insegnante al Liceo Artistico di Fermo. Laboratori, progetti di gioielli, designer: i suoi insegnamenti.


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Dovevano essere in settanta. Ma non c'era posto per tutti al teatro comunale di Servigliano. Così, venticinque sono stati posizionati sotto, all'inizio della platea, e quindici sopra, sul palcoscenico. Si è rimediato quasi dimezzando l'organico. Nessuna conseguenza per il concerto, però: tutto è andato al meglio. L'esibizione della Banda giovanile interprovinciale delle Marche ha soddisfatto


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Destino o vocazione? Comunque sia, Andrea Verdecchia o, meglio, don Andrea, aveva la strada segnata sin da bambino. Lui, 37 anni, oggi parroco di San Giuseppe operaio a Civitanova Marche, è stato nominato direttore dell'Ufficio Comunicazioni sociali dell'arcidiocesi di Fermo da mons. Rocco Pennacchio. Parroco dunque ed esperto di comunicazione, con la passione del cinema, canzoni, linguaggio.


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Tre chilometri, zona di Fermo. Quando vado, il cielo si sta intrecciando. Forse pioverà. Dico: meno male. Però lo strano inverno di sole ha donato immagini d'incanto, colori mai visti, visioni nitide.


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La storia ufficiale dell'azienda inizia a giugno del 2018. Due giovani amici, compagni di divertimento: Diego Ruggeri (oggi 34 anni) da Montegranaro e Diego Lancioni (idem, 28 anni) da Rapagnano, in tutt'altre faccende affaccendati, decidono di investire in agricoltura. Hanno già una passione per gli animali e per la campagna. Tra l'altro, la famiglia Lancioni ha un negozio di alimentari di tutto rispetto.





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Mentre a Milano è in corso il MICAM, la Fondazione costituita da docenti, economisti, professionisti, piccoli imprenditori, lancia una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Commissario europeo Paolo Gentiloni, al Ministro per gli Affari esteri Luigi Di Maio, al Ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola e a tutti i Parlamentari europei.


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A mio parere, l'opera sua più meritoria, non che le altre non lo siano, è la rivista regionale Marca/Marche. Andrea Livi ne è l'editore. Il taglio è quello della tradizione, nel senso più denso del termine: qualcosa che si comunica, che si trasferisce da un punto all'altro. Che è movimento: la storia ripescata della nostra terra: storia economica, sociale, civile, e l'attualità dell'oggi come spunto per il domani. Un filo rosso.







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Ne sono convinti in tanti, da Carlin Petrini di Slow Food a Paolo Massobrio del Club di Papillon, dal grande Luigi Veronelli sino a Enzo Vizzari della Guida ai Ristoranti dell'Espresso. Con una raccomandazione, però: meno show televisivi e più presenza in cucina





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«Una e centomila». Così, parafrasando in parte il celeberrimo romanzo di Pirandello, Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche e direttore generale di Confcommercio Marche Centrali, vede la nostra regione, la sua cultura e i suoi modi di fare. «Sono tante sfaccettature – precisa - di un unico scrigno da cui attingere risorse per guardare avanti»


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Ieri, a Fermo, ho partecipato alla processione di trasferimento della statua della Madonna del Pianto, dal Duomo al tempio di San Francesco. Una folla l'ha accompagnata: molta più gente di sempre, molti i capelli bianchi, ma anche molti i giovani. Sicuramente per il tempo, clemente, e per un nuovo vigore del Settenario effuso dalla Commissione voluta dall'arcivescovo Rocco Pennacchio