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Non è la prima volta che un normalissimo controllo anti-Covid si trasforma in qualcos’altro. Lo sanno bene i carabinieri che monitorano il territorio per far rispettare le restrizioni vigenti dovute alla pandemia. E che di recente – in più di un caso – si sono ritrovati a fermare persone che si sono fatte improvvisamente nervose perché avevano qualcosa da nascondere. Droga negli slip, ad esempio.










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È stato rinvenuto un ordigno bellico sotto il ponte dell’Arzilla di Fano. Erano circa le 8 30 di lunedì quando è stato ritrovato proprio dagli operari, a ridosso del cantiere Aset per la vasca di prima pioggia. Stando alle prime informazioni disponibili si tratterebbe di una bomba d’aereo italiana della seconda guerra mondiale. L’ordigno – lungo 2 metri e largo 20 centimetri – sarebbe carico.






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È un'altra triste giornata per la città della fortuna. Dopo le 4 vittime di sabato, anche il bollettino diffuso domenica dal Servizio Sanità della Regione porta pessime notizie per Fano, che nelle ultime 24 ore ha perso ben 6 persone a causa del Covid-19. In tutto, nelle Marche, i nuovi decessi sono 13, 7 dei quali nella provincia di Pesaro Urbino.








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Difficile immaginare quale sia il livello di disperazione che può indurre dei malviventi a tentare di rubare dei pacchi destinati alle famiglie più bisognose, oppure i soldi precedentemente raccolti per poterli donare. Altrettanto indecifrabile, poi, è la ragione per cui – una volta resisi conto di essere arrivati tardi – i ladri si siano dovuti ridurre a forzare armadietti e a rompere tutto ciò che è capitato loro a tiro.



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I dati sui contagi nelle Marche non lasciano spazio a scenari troppo incoraggianti. In altre parole, la famosa terza ondata sarebbe in arrivo. A dirlo a chiare lettere è stato l’assessore regionale alla protezione civile Stefano Aguzzi, a margine della conferenza stampa sull’imminente screening di massa che partirà venerdì 8 gennaio a Fano e dintorni.



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Una notte buia e silenziosa. Questo ci si sarebbe potuti aspettare dal recente Capodanno, nell’anno del Covid e delle zone rosse. E invece no. Dall’aggressione di medici e infermieri – la seconda in pochi giorni – al trattamento sanitario obbligatorio di un sedicente deejay mal tollerato dai vicini di casa. Per non parlare dei tanti – troppi – ‘botti’ e fuochi d’artificio sparati prima e dopo la mezzanotte. In barba all’ordinanza del sindaco.



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Si espongono ogni giorno al rischio di venire contagiati. E – a quanto pare – anche alla violenza di alcuni. Sono i componenti delle USCA, le unità mediche che eseguono tamponi a domicilio. Dottori e infermieri che con il loro lavoro contribuiscono ad alleggerire la pressione negli ospedali in questo momento così delicato. Un servizio importante, ma che evidentemente dà vita a equivoci. E a inaccettabili aggressioni.