Civitanova: La mareggiata affonda una barca di 5 metri, Santori: "Ora basta, la sicurezza del porto diventi una priorità"

3' di lettura 21/11/2020 - «Con tragica puntualità la “mareggiata dei morti” ci ha regalato l’ennesimo affondamento di un natante all’ormeggio nel porto di Civitanova; la sicurezza dell’area del diporto civitanovese deve diventare la vera priorità dei prossimi interventi».

E’ questo il commento di Gianni Santori, presidente dell’associazione Il Madiere, alla notizia che una barca di cinque metri, ormeggiata presso il pontile Levante e più esposto alle onde provenienti dall’imboccatura, è affondata durante la mareggiata che nella mattinata di venerdì ha colpito la costa marchigiana. Il fatto è grave e si presta ad alcune considerazioni che possono tornare molto utili nel momento in cui, dopo il recente incontro promosso dall’ammiraglio Moretti, ci si accinge ad avviare il confronto con la regione sulle opere necessarie ad affrontare il tema della sicurezza del nostro porto.

«In primo luogo bisogna uscire dal vago prendendo atto che in occasione di una mareggiata il problema della sicurezza ce l’hanno solo i diportisti perché il resto delle imbarcazioni sono perfettamente al riparo – sottolinea Santori – di conseguenza, il faro che deve orientare i prossimi interventi, non può essere che la sicurezza delle persone e delle barche che sono ormeggiate nella parte più pericolosa del porto, di fronte all’imboccatura. In secondo luogo vanno considerati non solo gli effetti più macroscopici come l’affondamento di una barca ma anche i danni rilevanti e meno apparenti che il moto ondoso, costantemente presente in quella parte del porto, provoca alle strutture; una usura abnorme che i pontili, gli ormeggi e le stesse unità da diporto subiscono tutto l’anno e che una forte mareggiata porta inesorabilmente allo scoperto. E’ solo grazie agli interventi costanti di manutenzione che le sette associazioni garantiscono mediante l’intervento di imprese specializzate ed anche tramite il lavoro volontario di molti soci che in questi anni si è riusciti a limitare i danni; non parliamo poi dei costi che le associazioni sostengono senza alcun intervento di sostegno pubblico. Infine c’è il tema della sicurezza delle persone; nel momento in cui un diportista vede in pericolo la propria barca l’istinto di fare qualcosa per salvarla può diventare irresistibile ma mettere piede sui pontili galleggianti in occasione di una mareggiata può essere molto pericoloso per la stessa incolumità delle persone. Questi sono gli argomenti che ci spingono a chiede con forza gli interventi che da troppi anni stiamo aspettando con l’auspicio che quello di venerdì sia l’ultimo affondamento a cui abbiamo dovuto assistere».

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Questo è un articolo pubblicato il 21-11-2020 alle 13:56 sul giornale del 22 novembre 2020 - 428 letture

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