Civitanova: L'incredibile storia della bandiera di Brunellini raccontata da Buffa per il 4 novembre civitanovese

7' di lettura 04/11/2020 - Una storia incredibile di resistenza e devozione alla patria quella di Edmondo Brunellini. Un eroe civitanovese la cui figura è stata ricordata in mattinata a coronare le celebrazioni per la festa del 4 novembre. A ricordarne la storia, quella legata alla bandiera scampata dalle grinfie dei nazisti, è stato Pier Vittorio Buffa, giornalista e scrittore che Brunellini, “il professore” come lo conoscevano in molti in città per essere insegnante di educazione fisica, lo incontrò più volte quando ancora era in vita.

Una storia rocambolesca ma che esprime lo spirito di un epoca. Nel settembre 1943, crollato il regime fascista, il reggimento dei bersaglieri di Brunellini, che era di stanza in Grecia, si dovette consegnare ai tedeschi, che dissero loro che li avrebbero rispediti in Italia. Ma i tedeschi, in realtà, non li stavano riportando in patria, ma in Germania come prigionieri. Arrivati in terra nazista, venne loro chiesto di consegnare tutte le armi e tutti i materiali militari, bandiera compresa. La bandiera, come viene insegnato nei reparti militari, non si può consegnare né al nemico né a nessun altro, è l’emblema da difendere fino alla morte. E allora il reggimento pensò di bruciarla, l’atto estremo di un reparto che sta per soccombere. Ma discutendo emerse l’alternativa: dividerla in pezzi, ognuno ne avrebbe conservato uno e poi sarebbe stata ricomposta una volta che il reggimento fosse rientrato in Italia. La linea passa, si procede alla divisione, asta compresa, si redige un verbale in cui vengono scritti i nomi degli ufficiali e quale parte di bandiera ha ognuno e si fa un giuramento: ognuno farà tutto il possibile per salvare la bandiera e una volta in Italia ognuno consegnerà la sua parte al comandante del reparto.

Brunellini, che all’epoca aveva 26 anni, ricevette la parte verde in basso e la nasconde come può: prima in uno scarpone, poi nella bustina che porta in testa, quindi sotto terra all’interno di una latrina, infine sotto un’asta del pavimento della sua camera dove è tenuto prigioniero. Passano i mesi e alla fine diversi degli ufficiali del reggimento vengono liberati e rispediti in Italia. Brunellini, tenendo fede al suo impegno, rintraccia il comandante del battaglione a Roma e gli recapita il suo brandello di bandiera. Il suo compito sembra esaurirsi. Ma non è così. Poco tempo dopo, tutti gli altri 12 ufficiali del reggimento di Brunellini sono morti, è rimasto solo lui in vita. E allora tocca a lui completare l’opera in quanto ufficiale di più alto grado rimasto. Passano gli anni, i decenni e con perseveranza “il professore” continua la sua opera di ricomposizione del puzzle. La ultima nel 1979, anche se mancherebbe la parte bianca in basso: quella però è impossibile recuperarla perché colui che la possedeva è morto durante un bombardamento dopo che era scappato dalla Germania e arrivato in Italia. Nel 1982 la bandiera del Secondo reggimento Bersaglieri, una volta ricucita e con l’asta rimessa a posto, viene consegna al comandante del battaglione Governolo, colui che aveva l’eredità storica di quel reggimento. Oggi la bandiera è conservata nel sacrario dell’Altare della Patria a Roma.

«Conobbi Brunellini nel 2005 e il mio primo impatto con lui dice tutto del suo spirito – ha raccontato il giornalista e scrittore aprendo il suo racconto – arrivai a casa sua e gli chiesi un bicchiere d’acqua. Lui, che aveva 87 anni, si alzò e andò in cucina a prenderlo non camminando, ma di corsa, come facevano i bersaglieri in caserma. Basta questo a descriverne lo spirito».

Alla videoconferenza ha partecipato anche la figlia Patrizia Brunellini e, in rappresentanza dell’amministrazione comunale che ha organizzato l’evento, il sindaco Fabrizio Ciarapica, il presidente del consiglio comunale Claudio Morresi e l’assessore al welfare Barbara Capponi. L’evento era stato preceduto dall’apposizione delle corone di alloro nei monumenti cittadini dedicati alla memoria. «E’ particolarmente significativo oggi ritrovarsi seppur in modalità da remoto e non in presenza, per ricordare questa Festa dell’Unità d’Italia e delle Forze armate – sottolinea il primo cittadino – un 4 novembre molto diverso dai precedenti, che va commemorato e celebrato ora più che mai. Il mio pensiero oggi va a tutti quegli uomini che sacrificarono se stessi nell’adempimento del loro dovere e ricordare tutte le donne e gli uomini che in questo momento prestano il loro straordinario servizio nelle forze armate, sia in tutela di noi cittadini italiani, sia in tutela di cittadini che vivono in Paesi che sono teatro di conflitti. Le forze armate in questo periodo durissimo di pandemia sono impegnate in prima linea per aiutare noi cittadini, rischiando la propria vita e la propria salute. Per questo oggi è importante festeggiarli e ringraziarli come meritano, e forse non lo facciamo mai abbastanza. Il nostro pensiero speciale e il nostro ringraziamento dovrebbero essere rivolto ogni giorno a loro e non solo in occasione di questa data. Ma la festa di oggi è dedicata anche ai milioni di soldati che riposano nei sacrari di tutta Italia e di tutta Europa. Questa festa fu istituita 101 anni fa, nel 1919, all’indomani della fine della prima guerra mondiale. Ognuno di noi, ed in particolare le istituzioni, ha la responsabilità di non dover mai perdere il senso doloroso e tragico della storia che ci ha preceduto. La memoria dei caduti e il valore dei principi costituzionali non possono essere dimenticati e devono essere monito vivo e costante per le generazioni future. Per questo motivo siamo qui in qualche modo insieme. Per far conoscere ai nostri giovani e ricordare a noi adulti quanto sia importante che tutti gli italiani siano sotto la stessa bandiera e per quella bandiera, il nostro tricolore, abbiano sacrificato la propria vita. La storia di cui parleremo oggi è una storia di dolore ma di grande orgoglio. Di testimonianza salda che antepone alla propria vita la
salvezza di un simbolo così potente qual è la nostra bandiera. Sì, una forte testimonianza, perché Edmondo Brunellini, che tutti noi abbiamo avuto modo di conoscere, mise a repentaglio la propria vita insieme a quella di altri dodici suoi compagni. Per tutti noi civitanovesi questo rappresenta un grande onore. Ci piace ricordare e far conoscere a tutti voi questa storia raccontata dal professor Buffa, perché non vogliamo dimenticare quel sacrificio che i nostri nonni e i nostri bisnonni fecero per consegnarci un Paese migliore. Ma anche per ricordare il sacrificio che ogni giorno compiono gli uomini e le donne delle Forze armate per difendere non solo la nostra salute ma anche la nostra democrazia».

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Questo è un articolo pubblicato il 04-11-2020 alle 12:06 sul giornale del 05 novembre 2020 - 410 letture

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