Civitanova: Il Pd fa il pieno al Varco, Bonaccini arringa il popolo del centrosinistra: "Non siamo migliori, ma diversi"

5' di lettura 15/09/2020 - Un’iniezione di fiducia che ci voleva proprio in vista del rush finale della campagna elettorale. Maurizio Mangialardi aveva scelto Civitanova, aveva scelto il Varco a mare per il grande evento di chiusura della sua sfida al centrodestra.

E il popolo del Pd ha risposte bene, «oltre le previsioni» sussurra qualche uomo di partito, con un migliaio di presenti accorse ad ascoltare sì ad ascoltare le parole del candidato governatore del centrosinistra, ma soprattutto per farsi caricare da colui che rappresenta l’esempio da seguire: il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, colui che era stato in grado rimontare e battere un centrodestra che sembrava favorito alle regionali dello scorso anno.

Accolto dalle note di “Un mondo migliore” di Vasco Rossi, sguardo fiero e concentrato, Bonaccini ha sedotto la platea con un carisma da uomo forte che il Pd cerca da tempo e che invece probabilmente si è ritrovato in casa. «Innanzitutto dobbiamo toglierci la puzza sotto il naso e non pensare di aver sempre fatto tutto giusto, non c’è la necessità di ideologizzare lo scontro – ha tuonato Bonaccini, prendendo su questo le distanze anche dallo stesso Mangialardi, che però ha lodato a più riprese nel corso del suo intervento – molti elettori decidono chi votare nel tragitto da casa al seggio elettorale, per cui c’è tutto lo spazio per rimontare. In Emilia siamo riusciti a recuperare 300 mila voti negli ultimi otto mesi verso le elezioni. Spesso siamo noi a complicare le cose. In primis, io non ho mai detto di essere migliore di qualcuno. Sono diverso, semmai».

Quindi i temi, a partire dalla lotta al coronavirus. «Siamo stati tutti colti impreparati dalla pandemia, ma alla fine l’Italia è risultata il miglior paese nella lotta al virus tra le democrazie occidentali – ha evidenziato il governatore emiliano – chissà perché ora Salvini e Meloni non lodano più i Putin, i Trump e Johnson… Dobbiamo tenere la barra dritta su due diritti inalienabili: l’istruzione e la sanità pubbliche. Sulla seconda ci siamo fidati pe troppo tempo degli algoritmi. Io stesso ho chiuso quattro punti nascita applicando una legge che però non teneva conto delle persone. Ora mi sto impegnando per riparare a quel danno, abbiamo capito la lezione. Il centrodestra vuole far passare l’idea che si può lasciare indietro chi ha bisogno. Per questo in Veneto o Lombardia la sanità è sempre più privatizzata, mentre in Emilia rappresenta solo l’8% del totale. Ma per investire servono soldi. E allora sì ai 208 miliardi del Recovery Fund e ai 36 miliardi del Mes. Loro non li volevano e se avessimo avuto loro al governo saremmo l'Argentina oggi».

Quindi l’affondo diretto ai 5 Stelle e alla sinistra rimasta fuori dalla coalizione. «Se la notte delle elezioni andrà male sappiate che siete stati i migliori alleati di Lega e Fratelli d’Italia e non venite a lamentarvi da noi perché vi diremo solo che dovete vergognarvi».

Mangialardi, prima di Bonaccini, aveva fatto le prove da capopopolo aizzando la sfida contro quelli che ha chiamato a più riprese “i sovranisti”. Accolto dalle note di Viva la Vida dei Coldplay, il sindaco di Senigallia ha rivendicato l’aver stilato un programma articolato e all’avanguardia, pur constatando sul campo che la discussione in campagna elettorale è virata prettamente su tre temi: sanità, terremoto e semplificazione. «Abbiamo girato la regione in lungo e in largo, parlando ai pescatori di Civitanova alle 2 del mattino o incontrando la gente a mezzanotte a Montottone – ha evidenziato Mangialardi – il Covid ci ha costretto a ripensare tutto e lo abbiamo fatto. La sfida sarà quella di intercettare i fondi che arriveranno dall’Europa, che il 21 luglio scorso ha dato via a un vero e proprio Piano Marshall, un piano che i sovranisti non volevano. Acquaroli o chi per lui votò contro queste centinaia di miliardi che serviranno per far ripartire il paese. La sfida sarà quella di farci trovare pronti con le giuste progettualità entro il 20 ottobre». Sanità («abbiamo gestito l’emergenza come nessuno in Italia, ma dobbiamo essere meno ospedali-centrici»), infrastrutture («dobbiamo portare la fibra anche dove è a fallimento di mercato, è troppo importante in epoca di smart working»), turismo («non solo mare, vogliamo un modello a pettine che valorizzi anche entroterra e monti»), poi la stoccata. «Acquaroli ha Salvini e Meloni dietro. Ma io ho voi».

In apertura di serata erano intervenuti prima il comico Giobbe Covatta, relegato al ruolo di comparsa, poi il giornalista Maurizio Blasi. Covatta ha raccontato la contro-storia (ovviamente in chiave ironica) dell’ascesa di Mangialardi e rimarcato l’importanza di battere due virus pericolosi quanto se non più del covid: il fasciovid e il ciucciovid: «L’ignoranza è la cosa più pericolosa di questo mondo», ha chiuso l’artista pugliese. Il famoso volto Rai, invece ha narrato la storia di Lauro De Bosis, intellettuale anconetano antifascista che morì nel 1931 dopo aver inondato Roma di volantini contro il regime. «Lauro non ha guardato ai sondaggi per capire se era giusto cosa stava facendo – ha rimarco Blasi – ha fatto ciò che doveva e voleva. Dobbiamo seguire il suo esempio in questa battaglia: parlare anche con chi la pensa diversamente da noi».

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Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2020 alle 09:35 sul giornale del 16 settembre 2020 - 424 letture

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