Senigallia: Abbiamo bisogno di sorrisi sotto le mascherine di medici e infermieri

2' di lettura 16/06/2020 - In questo giornale si parla spesso di sanità: ospitiamo interventi critici, attacchi politici, polemiche, ma raccontiamo anche le eccellenze e i successi. Venerdì sera a causa di una colica renale sono dovuto ricorrere al Pronto Soccorso, così posso raccontarvi di persona come è andata.

Ho iniziato a sentire un leggero dolore al fianco sinistro verso le 18:00. Quella sera avevo una cena a cui tenevo molto, quindi ho deciso di ignorare il dolore. Proposito vano, il dolore ha iniziato a crescere e alle 19:30 ero già al Pronto Soccorso, dove ho avuto la prima sorpresa: non ho dovuto attendere. Vedendomi sofferente l'infermiera mi ha subito ricevuto e dopo alcune domande mi ha somministrato un antidolorifico leggero, di cui però non ho sentito l'effetto.

Le infermiere hanno iniziato a farmi le analisi di rito (sangue, urine) e hanno capito che avevo bisogno di essere rassicurato. Hanno avuto la pazienza di spiegarmi cosa stavano facendo, quale era la diagnosi più probabile e cosa avremmo fatto dopo.

Dopo un tempo che non so quantificare, che tutto sommato credo sia stato molto ragionevole (ma che a me è sembrato eterno) mi ha visitato una dottoressa. Appena qualche minuto e mi ha somministrato un antidolorifico più forte, facendo scomparire il dolore. Sono quindi stato seguito da un'altra infermiera (era cambiato il turno) gentile quanto le precedenti che mi ha fatto fare i raggi X. Infine mi hanno fatto sdraiare per vedere se il dolore fosse tornato o meno.

Poco prima di mezzanotte ho parlato di nuovo con la dottoressa, la quale mi ha spiegato cosa mi era successo, cosa aveva causato il dolore e come era stato fermato, ha fissato per me un appuntamento per una nuova ecografia il giorno dopo di prima mattina, e sono tornato a casa con la sensazione che tutto quello che era possibile fare per me era stato fatto. Ma soprattutto il personale medico, pieno di emergenze e di mille incombenze, non mi ha mai trattato come un "lavoro da svolgere", ma sempre come una persona. A tutti loro il mio grazie.

Peccato solo non aver potuto vedere il loro sorriso sotto le mascherine che ci proteggono dal Covid.






Questo è un editoriale pubblicato il 16-06-2020 alle 08:15 sul giornale del 17 giugno 2020 - 246 letture

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