Fano: Il sorriso di Silvia Romano. La cooperante liberata è in Italia: “Voglio soltanto stare con la mia famiglia”

4' di lettura 10/05/2020 - Con il volto doppiamente coperto. Silvia Romano si è presentata così. La cooperante liberata in Somalia nella notte tra venerdì e sabato è finalmente tornata in Italia. E vuoi l’abito tradizionale somalo vuoi la mascherina anti-Covid, appena scesa dal piccolo aereo dell’Aise le si vedevano a malapena gli occhi. Poi, la mascherina, l’ha abbassata, e si è lanciata in un sorriso che ha commosso buona parte d’Italia.

Silvia è atterrata a Ciampino poco prima delle 14 (qui le sue dichiarazioni dopo la liberazione), ma ci sono voluti altri minuti prima che scendesse scortata dagli uomini – ancor più velati – dei Servizi. Una volta messo piede nel suo Paese natale, per Silvia è davvero cominciata la ‘Fase 2’. Quella del ritorno alla vita, agli affetti più cari. Quelli che ha immediatamente stretto, in barba alle misure anti-Covid, non appena arrivata. Un momento atteso per quasi un anno e mezzo, dopo il rapimento del 20 novembre 2018 a Chakama, in Kenya, quando un gruppo di malviventi armati di tutto punto sono penetrati nell’orfanotrofio in cui Silvia stava operando per conto della ong fanese Africa Milele. E poi se la sono portata via. Da lì un lungo calvario, tra le indagini e l’angoscia per le sue condizioni dopo essere finita nelle mani di Al Shabaab, gruppo terrorista somalo affiliato ad al Qaeda (qui i dettagli).

"Per fortuna sto bene fisicamente e mentalmente – ha detto la cooperante dopo essere scesa dall’aereo dei Servizi -, sono felicissima, dopo tanto è bello essere tornati. Ora voglio solo stare tanto tempo con la mia famiglia". La stessa famiglia che è ovviamente accorsa per darle il bentornato. Ad accoglierla c’erano tutti. Papà Enzo, mamma Francesca e la sorella. Presenti anche il premier Giuseppe Conte – suo l’annuncio via Twitter dell’avvenuta liberazione – e il ministro dell’esteri Luigi Di Maio. Ed è stato subito il momento del calore familiare, anche attraverso i guanti e quell’abito tradizionale che ha subito fatto discutere. Perché Silvia, nel frattempo, si è convertita all’Islam. E – a suo dire – è stata una libera scelta. “Non c’è stata nessuna costrizione da parte dei rapitori – ha dichiarato -, che mi hanno trattato sempre con umanità. Non è vero invece che sono stata costretta a sposarmi, non ho avuto costrizioni fisiche né violenze". Parole che dunque mettono una pietra definitiva sulle indiscrezioni relative a un suo presunto matrimonio con rito islamico con uno dei suoi carcerieri, ipotesi che era già stata smentita dagli 007 italiani.

A seguire, i saluti di Conte e Di Maio, poi le foto di rito e altri strambi saluti. Quelli fatti con il gomito, come usa fare oggi per colpa del virus. A riprova di come il mondo – il suo mondo - in questi diciotto mesi scarsi sia cambiato davvero tanto.

“Benvenuta, Silvia. Questo – ha commentato il premier – è un segnale di speranza e fiducia del fatto che lo Stato c'è, c'è sempre, e non si lascia distrarre dai suoi compiti su tutti i fronti". Conte ha poi aggiunto che “certe operazioni necessitano il massimo riserbo”. Dopo la cosiddetta ‘prova in vita’ – cioè la dimostrazione che Silvia fosse ancora viva – ci sono voluti mesi per giungere a questo sperato ma improvviso epilogo. E la segretezza è stata fondamentale.

La 25enne (qui la sua scheda) è stata infine accompagnata in caserma per incontrare i pm, che nel frattempo hanno avviato un'indagine per rapimento a scopo di terrorismo. Poi Silvia potrà tornare a Milano, dove già da sabato si sta cantando tra uno striscione e l’altro. Come in una grande festa che nemmeno il Covid potrà fermare.


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Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2020 alle 16:46 sul giornale del 11 maggio 2020 - 458 letture

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