Fermo: Montegiorgio: «È dura per i miei colleghi. E c'è anche paura»

3' di lettura 08/03/2020 - È la prima cosa che mi dice quando lo chiamo. Tolmino Rossi è medico, ha 68 anni. In pensione è andato con il primo marzo scorso. Medico resta e, soprattutto, resta un professionista attento all'altro: ai suoi pazienti, ai suoi amici, a coloro che svolgono lo stesso suo mestiere.

Serio, composto, intelligente, mai fuori le righe, e pure capace di far battute. Lo conosco perché siamo stati compagni di scuola alle medie di Montegiorgio. Magari, noi ragazzi non gli avremmo chiesto di giocare una partita di pallone, ma un consiglio, un giudizio, un compito, questi sì che glieli avremmo chiesti, e glieli chiedevamo. Pacato e lungimirante, sempre.

Ed ora che fai, chiedo? «Se Dio vuole, ora mi riposo un po'». Così mi racconta delle giornate di prima. In ambulatorio al mattino, in visita nei pomeriggi e sere, e poi quelle 70-80 mail e whatsapp quotidiani cui rispondere. Sempre disponibile, coniugando attenzione alla persona e alla sua malattia. «Eh sì: l'importante non è solo il farmaco. Prima c'è ben altro».
Tolmino è un credente. Fa parte di Rinnovamento nello Spirito. Quando poteva, prima di iniziare il lavoro partecipava alla santa messa.
«Un grande aiuto!». Sicuramente morale ma anche professionale. «Una volta – racconta – avevo un caso grave, non sapevo dove mettere le mani. Mi sono affidato al Signore ed è arrivata l'illuminazione...».
Nella sua vita da sanitario ha avuto un grande riferimento: Giuseppe Moscati, il santo medico adottato da Napoli, che mentre sanava i corpi curava le anime.
Lui, medico di famiglia voleva esserlo fin dall'ultimo anno del liceo scientifico frequentato a Fermo, prima aveva pensato alla carriera di interprete. Voleva essere d'aiuto alla gente.
Il termine non si usa più. Tolmino invece lo usa e giustamente: «Missione».
Questo senso della vicinanza e della condivisione oltre all'ambito sanitario, gli ha procurato anche qualche critica del tipo: «Dotto', ma quanno sci lungu?».
E lui a replicare: «Se non ti prendi a cuore il paziente, se non gli dai il tempo giusto, se non ascolti la sua famiglia, che senso ha 'sta professione?».
Mi racconta un aneddoto rivelatore. Riguarda una vecchina di 85 anni. Gli chiese: «Posso venire a confessarmi?» Risposta: «Vieni, ma l'assoluzione te la dà il prete».
Laureato a La Sapienza di Roma dopo tre anni alla Politecnica di Ancona, Tolmino Rossi a 27 anni – era il 1977 - già faceva tirocinio all'ospedale Diotallevi di Montegiorgio.
Poi, lo spedirono a Francavilla d'Ete.
«900 assistiti. Esperienza indimenticabile per il rapporto creato con quella comunità». Tornato a Montegiorgio, ed entrato in vigore il nuovo sistema sanitario nazionale, assegnatagli la condotta, ha ricominciato da capo «e senza rubar pazienti a nessuno». Anzi, rispettando il buon vecchio medico Bertoni.
In questi giorni gli arrivano le telefonate dei suoi ex pazienti. Tipo: «Dotto', che fai, te posso chiama' lo stesso?».
Tolmino non smetterà di aggiornarsi e di dar consigli. Però avrà anche tempo per la sua più grande passione: la realizzazione di filmati, molti dei quali ancora stivati da una parte e non montati.
Per due volte è stato consigliere comunale in quota DC. «Pensavo al Comune come a una grande famiglia...».
Ha preferito lasciare. «Non è il mio carisma».
Mi sembra che gli stia suonando il telefono. Un vecchio paziente? Bravo, Tolmino, come sempre.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 08-03-2020 alle 09:18 sul giornale del 09 marzo 2020 - 1815 letture

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