Meno tempo davanti allo schermo, più tempo per te: ecco come

5' di lettura 10/01/2020 - Luca Conti, blogger senigalliese di vecchia data e collaboratore storico di Vivere Senigallia, ha intrapreso un percorso di consapevolezza rispetto all’uso della tecnologia, dopo averne fatto una professione.

Questa settimana un giornale lo ha definito un “pentito dei social” e Luca ha dichiarato di non avere più uno smartphone da oltre due mesi e non sentirne la mancanza. In questa intervista gli abbiamo chiesto perché dedicare troppo tempo al proprio smartphone può essere uno svantaggio e come ridurne la dipendenza, nel momento in cui riteniamo che sia opportuno trovare un nuovo equilibrio.

VS: Luca, da blogger prima e promotore di Facebook, Twitter e altre piattaforme social, su cui hai scritto libri e tenuto conferenze, ora hai sviluppato un approccio critico, in contro tendenza rispetto alla crescita di questi social network. Cosa è successo?

Luca Conti: Da utente di lunga data di tutti i servizi che hai citato, anche per lavoro, studiandone l’evoluzione per suggerirli alle aziende che hanno bisogno di promuoversi con il digitale, a un certo punto ho capito che ne stavo abusando, a discapito di altre passioni e delle relazioni personali. Mi sono reso conto che prendevo in mano il telefono ogni volta che cominciavo ad annoiarmi e, con la scusa di lavorare, passavo ore a scorrere notizie e contenuti social, senza trarne una vera soddisfazione.

VS: Il problema era quindi semplicemente troppo tempo dedicato al lavoro?

Luca Conti: Da freelance che lavora da casa, il confine tra lavoro e tempo libero non c’è mai stato e non necessariamente è un male. Ciò che ho notato è che le relazioni e i contenuti a cui potevo accedere in ogni momento della giornata, attraverso lo smartphone, erano in realtà un surrogato di relazioni e non relazioni vere. Un mi piace che ti mette un amico su Instagram ti dà una soddisfazione momentanea, ma non ha niente a che vedere con una stretta di mano e un caffè preso faccia a faccia. In più mi sono reso conto che tutti i servizi social usati oggi da milioni di italiani sono sviluppati da chi li ha creati con l’obiettivo di rendere l’utente dipendente.

VS: Vuoi dire che le notifiche che ci segnalano un nuovo commento o un nuovo mi piace sono progettate per farci rimanere sempre connessi, a discapito di ciò che stiamo facendo in quel momento?

Luca Conti: Esatto, proprio così. Il nostro cervello sa che ogni tot notifiche, una è di qualcuno che stimiamo e a cui vogliamo veramente bene e quindi lo spirito con cui reagiamo alla notifiche è l’aspettativa di qualcosa che ci fa star bene. Purtroppo però nella maggior parte dei casi non è niente di speciale ed è per questo che fior di ricerche scientifiche affermano che più tempo passato su Facebook è indice di un maggior rischio di essere depressi.

VS: Cosa possiamo fare per non cadere in questo trabocchetto?

Luca Conti: La prima cosa che suggerisco è di disattivare qualsiasi notifica da qualsiasi app, magari lasciando notifiche selettive per app specifiche e messaggi inviate solo da persone importanti, come il partner o la famiglia. Per tutti gli altri messaggi e contenuti non ci dobbiamo per forza distrarre e possiamo decidere noi quando controllare se c’è qualche novità e non viceversa.

VS: Come ci rendiamo conto che passiamo troppo tempo davanti allo schermo?

Luca Conti: In cuor nostro credo che ognuno di noi sappia se esagera già o meno. Un modo per avere dei numeri alla mano su cui ragionare è installare un’app che tenga traccia di tutti questi numeri. Per Android consiglio Quality Time o Moment. Per iPhone c’è Screen time, funzione attiva all’interno delle impostazioni del telefono. Una volta che sappiamo quanto tempo passiamo in media con lo smartphone in mano, possiamo decidere di prendere dei provvedimenti e darci degli obiettivi di riduzione. Non si tratta di fare a meno dello smartphone da un giorno all’altro, ma di ridurne l’utilizzo soltanto per ciò che genera valore per la nostra vita. Controllare il telefono quando abbiamo qualcuno con cui stiamo parlando faccia a faccia è indice di maleducazione e può essere rimandato a un altro momento, non credi?

VS: Sono d’accordo e ti dico di più. Decidere di passare meno tempo con lo smartphone in mano è una cosa, ma poi resistere alla noia è un’altra cosa ancora. Cosa suggerisci in questi casi?

Luca Conti: Il suggerimento non è forse applicabile a ogni frangente, ma vale certamente per il tempo che passiamo in casa: dedicare tempo ad attività pratiche, manuali. In casa o all’aria aperta, a seconda della stagione più favorevole, possiamo ritagliarci del tempo per fare giardinaggio, cucinare, leggere un libro (su un lettore apposito e non sullo smartphone, o di carta), fare una passeggiata, costruire qualcosa con le mani. Occupare il tempo dello schermo (vale anche per la televisione) con attività analogiche è la soluzione migliore. Con l’effetto imprevisto che migliora la tua postura, hai meno dolori al collo e alla schiena e scopri che tutto sommato puoi vivere tranquillamente senza.

VS: Non si tratta che di provare.

Luca Conti: Bravo Michele, questo è lo spirito giusto.

Photo by Jed Owen on Unsplash






Questa è un'intervista pubblicata il 10-01-2020 alle 23:59 sul giornale del 13 gennaio 2020 - 855 letture

In questo articolo si parla di cultura, michele pinto, intervista

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