Festival del Giornalismo Culturale, il tema del viaggio fa tappa a Pesaro

Festival del Giornalismo Culturale, il tema del viaggio fa tappa a Pesaro 8' di lettura 04/10/2019 - Giovedì 3 Il coraggio di partire. Quello che sempre deve esserci, perché se non parti, mai avrai esperienza e conoscenza del mondo né di te stesso. Nella prima giornata della tappa di Pesaro, il Festival del giornalismo culturale ha analizzato e approfondito, attraverso il racconto di Giuseppe Catozzella, scrittore vincitore del Premio Strega Giovani, e della giornalista Francesca Mannocchi, l’essenzialità della settima edizione: “Il viaggio. Attraversare il mondo con la cultura”

Al Teatro Rossini hanno aperto la giornata i saluti del Comune di Pesaro, della Regione Marche, dell’Università di Urbino e dell’Ordine dei giornalisti nazionale.

“Obiettivo del Festival è incentivare i giovani alla lettura e alla scrittura”, spiega Giuliana Ceccarelli, assessore alla Crescita di Pesaro. Per Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti, “la conoscenza è cultura: senza questi due elementi viene meno la democrazia”.

Il Rettore dell’Università di Urbino Carlo Bo, Vilberto Stocchi, ha parlato di come il viaggio in passato rappresentava nella cultura occidentale “un’esperienza chiave”. Toccato anche il tema dei migranti, con il consigliere della Regione Marche Andrea Biancani che si è commosso leggendo dei versi sulle 368 vittime del naufragio di Lampedusa del 2013.

Il membro del comitato scientifico Piero Dorfles ha ripercorso le tappe del giornalismo di viaggio, fatto di reportage e corrispondenze, che rappresenta il filo conduttore del Festival diretto da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, quest’ultimo autore del libro fresco di pubblicazione “Cielo e soldi-Il giornalismo culturale tra pratica e teoria” (Aras Edizioni).

In fondo, “il viaggio è il tema del nostro tempo” racconta Giuseppe Catozzella, reduce dall’esperienza in Cina. Secondo lo scrittore, in questi giorni in libreria con “E tu splendi”, “le grandi quantità di spostamenti di noi esseri umani richiamano al senso epico del nostro destino”. I viaggiatori hanno qualcosa di più, ci mettono davanti alla mancanza di gusto per l’avventura che spesso ci contraddistingue e risvegliano il nostro coraggio di conoscere l’ignoto. “Noi siamo il viaggio: non è qualcosa che facciamo, ma quello che siamo realmente” dice Catozzella. Lo scrittore ha visto con i suoi occhi i campi profughi europei, quelli africani e del Medio Oriente. Partito per ascoltare la voce di migranti, ha trovato silenzio, “solo gli occhi parlavano: raccontavano della fame e della paura”. Il viaggio, la guerra e l’approdo. Tre momenti omerici fondamentali per Catozzella: “Se non raccontiamo i motivi del nostro viaggio e non ascoltiamo quelli dell’altro, non possiamo sentire la nostra natura e la nostra umanità”.

La giornalista Francesca Manocchi vive da sempre di viaggio in territori di conflitto, come l’Iraq, lo Yemen e la Libia: “Raccontare la compassione è diverso dal riconoscere un’ingiustizia”. Al Festival del giornalismo culturale Manocchi ha parlato del libro “Io Khaled. Sono un trafficante, vendo uomini e sono innocente”, dove a parlare è il cattivo, un trafficante di uomini. Ecco quindi il viaggio per riconoscere i propri limiti, per raccontare qualcosa che ancora non si sa, curando i dettagli e l’emotività. “Quando sbagliamo narrazione è perché temiamo di trovare qualcosa che ci somiglia” ha concluso la Mannocchi.

La direttrice del Festival Lella Mazzoli ha presentato i dati della ricerca dell’Osservatorio News-Italia su “Come si informano gli italiani. Pubblici, media, prodotti culturali”, a cura del LaRiCa dell’Università di Urbino Carlo Bo.

Nell’andamento di utilizzo dei diversi media la carta stampata è sempre più in declino negli anni, la televisione rimane onnipresente e viene raggiunta dalla rete. A livello d’informazione culturale il tema più amato dagli italiani risulta essere “cinema e serie tv”, al pari di “arte e patrimonio” (67%), seguiti da “musica e concerti” (65%).

Le tipologie di fruitori d’informazione culturale si distinguono tra selettivi al 42%, interessati a pochi temi ma con alta frequenza; i voraci, alta frequenza e molti temi (27%). La ricerca evidenzia come i selettivi siano più di sesso maschile (42,3%), gli affamati più di sesso femminile (19%) e i voraci abbiano un’età media più bassa (26,7%).

L’Osservatorio News-Italia in occasione della settima edizione del Festival ha analizzato anche l’uso dello smartphone. La maggior fruizione riguarda i video musicali (43%) e l’ascolto di musica (40%), percentuali che si ribaltano nella fascia d’età 18-29 anni, con l’ascolto della musica all’86% e i video musicali al 62%.

Quanto è utilizzato internet per informarsi su viaggi e mete turistiche? Secondo i dati raccolti dalla ricerca sceglie questo canale il 77,5% del campione analizzato, soprattutto tra i più giovani con un titolo di studio più elevato, con la maggior ricerca di città d’arte (64%) e borghi d’arte (56%).

Sui dati hanno poi dialogato e discusso il sociologo Giovanni Boccia Artieri, il direttore del Censis Massimiliano Valerii, il giornalista di Avvenire Alessandro Zaccuri e lo scrittore e docente Massimiliano Panarari. Boccia Artieri ha parlato dell’importanza di Facebook e delle amicizie social, “il mondo più vicino a noi e i contenuti prodotti dai nostri amici sono tra le prime cose che vediamo”, grazie alle Filter bubble che ci orientano a costruire vicinanza. Ma questo porta al rischio che il mondo sia solo quello con cui abbiamo esperienza diretta.

Valerii ha spiegato come non tutti i media siano uguali, perché “ciascuno ha le sue peculiarità: lo schermo attiva il pregiudizio, le facoltà istintive”. Con tv digitali e internet ci pare di “conoscere ogni angolo del pianeta, creando dissociazione tra conoscenza ed esperienza”.

Zaccuri, essendo giornalista di carta stampata, ha spiegato come “la classe dirigente di oggi non vede la cultura come un capitale da conservare e spesso non legge affatto”. La lettura su un tablet è più rapida e meno profonda di quella su carta.

Per Panarari avere internet in tasca viene vista come una “comfort zone, che non ci sfida e non crea dissonanza ideologica né emotiva” con una conseguente fine del ceto medio e morte delle edicole.

La prima giornata si è conclusa con la scrittrice Mafe De Baggis, la direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda e il consulente di viaggio Filippo Pretolani che hanno parlato del viaggiare a piedi, con diverse accezioni e punti di vista: dal camminare in famiglia al camminare soli. Il loro cammino ha accompagnato il pubblico e gli ospiti da Teatro Rossini al Palazzo Gradari dove la “Mini” Scoop Jazz Band ha suonato musica dal vivo.

Venerdì 4 Il viaggio nella storia, nel giornalismo e nel cinema. Questi i temi affrontati dagli ospiti nella seconda giornata al Teatro Rossini di Pesaro.

Il membro del comitato scientifico Piero Dorfles ha presentato e dialogato con sull’ultimo libro di Sandro Gerbi “Ebrei riluttanti”. Lo storico e giornalista nato in Perù ma di origine ebraica ha parlato del suo passato, del padre Antonello, delle leggi razziali, della sua infanzia peruviana e del viaggio di ritorno in Sud America 62 anni dopo in compagnia del figlio. E poi le influenze, gli aneddoti, il mondo giornalistico e Israele. “Libertà dalle casacche che ci appiccicano addosso: la nostra etnia non ci deve qualificare, non siamo scrittori ebrei, solo scrittori. “Liberiamo dalle casacche che ci appiccicano addosso: la nostra etnia non ci deve qualificare, non siamo scrittori ebrei, siamo solo scrittori” dice Gerbi.

Nella piazza del viaggio nella storia il giornalista Roberto Zichittella ha dialogato con l’archeologo e antropologo statunitense di origine persiane Darius Arya, con l’insegnante, scrittrice e blogger Mariangela Galatea Vaglio e con il conduttore televisivo Cristoforo Gorno. Provenienze lavorative diverse, concezioni e forme esperienziali differenti di raccontare e vivere la storia: dal vivo, attraverso studi, andando ai musei, ma anche attraverso contenuti multimediali e social network. Ma anche come raccontare la storia: “Divulgare è diverso da essere studioso, è comunicare con non specialisti” spiega la Vaglio.

Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi hanno spiegato nell’incontro “I diari raccontano: quando i migranti eravamo noi”, l’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, una zona al confine tra Toscana, Umbria e Romagna. Buffa e Maranesi hanno illustrato un progetto itinerante e interattivo nato nel 2014 e visibile sul sito web idiariraccontano.org. Tre giovani studenti dell’Istituto Marconi di Pesaro hanno letto le storie di migranti economici di ieri e di oggi. Preservare la memoria per costruire il futuro, questo è l’imperativo del progetto. “Abbiamo lavorato in maniera così rigorosa che un libro di storia non ha nulla da invidiarci” spiega Maranesi. “È dall’interno che costruiamo la memoria del nostro paese e impariamo a essere più accoglienti e inclusivi” chiude Buffa.

Al termine della mattinata è stato premiato il vincitore del Concorso del Festival, sezione giornalisti under 35. Per la prima volta in sette edizioni vince un giornalista della Scuola di giornalismo di Urbino, Giulia Ciancaglini, con l’articolo “Storia di Chan e dei suoi fratelli in fuga dall’orrore sud sudanese”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-10-2019 alle 20:18 sul giornale del 04 ottobre 2019 - 554 letture

In questo articolo si parla di cultura, attualità, fano, urbino, pesaro, giornalismo, festival del giornalismo culturale

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bbjK