Ancona: Scoperti 9 falsi centri massaggi, sfruttavano per sesso giovani donne italiane

locale luci rosse prostituzione 5' di lettura 01/10/2019 - Erano adibiti a centri per massaggi, ma di fatto sfruttavano per sesso giovani donne italiane. Serrande chiuse per 9 centri massaggi grazie ala Squadra Mobile di Ancona. Al vertice dell’organizzazione una coppia di pugliesi

Si è conclusa nelle prime ore della mattina l’operazione denominata “Vishudda”, nell’ambito della quale, la Polizia di Stato, al culmine di una prolungata attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile di Ancona e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, ha sottoposto a sequestro penale 9 immobili adibiti a centri massaggi, in varie città, dove venivano sfruttate sessualmente giovani ragazze italiane. Contestualmente, i poliziotti della Squadra Mobile di Ancona, insieme alle Questure competenti per territorio, hanno eseguito misure cautelari personali coercitive nei confronti di 5 dei 6 indagati tutti cittadini italiani (un uomo e 5 donne), ritenuti i componenti dell’organizzazione facente capo ad una coppia di origini pugliesi.

I CENTRI MASSAGGI

Un business di centinaia di migliaia di euro in 9 città italiane quello sgominati dalla Squadra Mobile della Questura di Ancona, diretta dal Vicequestore Carlo Pinto. A gestire le case del “massaggio tantrico” una copia sposata di Foggia. Acella Nunzio Michele e la moglie Maria Devincenzo avevano in pochi anni creato un vero e proprio franchise di case chiuse “Soft”. Soft perché all’interno dei centri di massaggio olistico e tantrico, che i due avevano aperto in 9 città italiane da Bologna a Bari, non si consumavano rapporti completi. I clienti venivano fatti stendere completamente nudi su un materassino e cosparsi di olio massaggiati dalle ragazze, che nude al loro volta stimolavano il cliente fino al raggiungimento dell’orgasmo senza che avvenisse mai la penetrazione.

Un’accortezza che serviva a ben poco dal punto di vista legale, rimando per lo stato una pratica del tutto assimilabile alla prostituzione. Anche i siti e gli annunci utilizzati per la promozione in internet dei centri, pur con vaghi accenni di esotica spiritualità orientale e citazioni di Osho, lasciavano pochi dubbi ai potenziali clienti con immagini alquanto esplicite dei massaggi praticati, a dispetto dell’avviso iniziale “Il massaggio tantra non è sesso”.

Anche le massaggiatrici, tutte ragazze italiane di età compresa tra i 20 e i 30 anni, erano inizialmente reclutate con la proposta di un posto fisso e una formazione riguardo il massaggio e le arti olistiche. Dopo una severa selezione di Acella, alle poche ritenute idonee al compito veniva spiegato in cosa consistevano realmente le prestazioni. Molte accettavano, spesso bisognose di denaro, per le consistenti cifre che si riuscivano a guadagnare. Ogni massaggio aveva il costo di 100 euro, 40 dei quali rimanevano alla ragazza e 60 alla coppia dei fondatori Acelle e Devincenzo. Soprattutto l’uomo, dimostrava uno spiccato senso per gli affari, in pochi anni era riuscito ad aprire infatti ben 9 centri, iniziando dalla sua città, Foggia, per espandersi poi in Ancona, San Benedetto, Ascoli, Pescara, Barletta, Modena e Bologna. Oltre 40 le massaggiatrici, che spesso venivano fatte spostare di città per garantire “nuove esperienze” agli affezionati clienti e che mai lavoravano nella città di provenienza.

A gestire i centri 5 donne, già massaggiatrici, che si occupavano degli affari per conto della coppia e che sono state quindi raggiunte anch’esse da misure cautelari personali coercitive, ad eccezione di un caso per questioni di salute. Stretto era però il controllo di Acella, che continuamente faceva la spola sulla costa adriatica per ritirare i proventi, distribuire l’olio per massaggi (che doveva esclusivamente essere quello fornito dal proprietario) e praticare lui stesso massaggi tantrici sulle donne che frequentavano i centri, alla ricerca di emozioni. Nonostante Acelle e Devincenzo fossero una coppia sposata con figlie ed entrate significative grazie al giro di prostituzione costruito in 3 regioni, entrambi continuavano a praticare in prima persona i massaggi nei propri centri, condividendo tra loro anche i dettagli più intimi delle proprie avventure lavorative.

LE INDAGINI E L'ARRESTO

Un’alacrità espressa nell’impiego che si tramutava in un indiscusso successo di pubblico. Anche nella mattina di lunedì, quando gli Agenti di Polizia facevano irruzione per chiudere il centro di Ancona “Vishudda” in zona Baraccola, le cabine erano già piene di clienti. A frequentare i centri erano uomini e donne abbienti, di ceto borghese medio alto, che non esitavano a pagare i 100 euro richiesti per la prestazione tantrica. Un’operazione complicata per la Squadra Mobile, che si è servita di intercettazione delle telecomunicazioni, ambientali e presidi tecnici per ricostruire la rete di comando all’interno delle strutture disseminate su una vasta area.

Al termine delle indagini erano 9 i centri chiusi dove venivano sequestrati oltre 15 mila euro, ma si pensa che la rendita mensile fosse tra i 30 e 40 mila euro al mese. A finire dietro le sbarre su ordine del Sostituto Procuratore di Ancona Daniele Paci il massaggiatore e manager Acella, mentre alla moglie è stata accordati gli arresti domiciliari. Le accuse ad entrambi di induzione e sfruttamento alla prostituzione, in quanto era la coppia a reclutare le giovani. Alle 4 massaggiatrici complici della coppia invece veniva contestato il concorso nello sfruttamento della prostituzione.


di Laura Rotoloni e Filippo Alfieri
    redazione@vivereancona.it





Questo è un articolo pubblicato il 01-10-2019 alle 08:31 sul giornale del 02 ottobre 2019 - 3471 letture

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