Non va in bagno per non staccarsi dai videogame, operato bimbo di 10 anni

23/06/2018 - È successo in Gran Bretagna, dove un bambino di 10 anni è stato operato all’intestino per aver smesso di andare in bagno per più di 10 ore. Il motivo? Non voleva staccarsi dalla sua consolle.

Lo ha rivelato la dottoressa Jo Begent, dell’University College London Hospital, in occasione della conferenza annuale della NSPCC. “Un giorno nella mia clinica pediatrica si è presentato un ragazzino che zoppicava ed era conciato davvero male, ma quello che mi ha mandata nel panico è stata la massa enorme che gli usciva dal bacino e che in un primo momento credevo fosse un tumore”.

Contrariamente a ciò che poteva sembrare, quello che è emerso è stata una scioccante verità. “I successivi controlli hanno evidenziato una grave dilatazione del bacino e una costipazione spaventosa. La vescica e l'intestino si erano deformati in quel modo perché il ragazzino aveva smesso di andare in bagno per non doversi staccare dal suo videogame ed era talmente preso dal gioco da ignorare anche i bisogni corporei basilari, perché considerati fonte di distrazione”, ha proseguito la pediatra.

Il bambino quindi sarebbe rimasto per circa 10 ore consecutive davanti alla consolle, senza dare retta ai segnali che il suo corpo gli stava mandando. Lanciatosi in una serie di videogiochi come World of Warcraft, Call of Duty e Fifa, il bimbo ha rischiato grosso, arrivando in condizioni critiche in clinica e, una volta appurata la diagnosi, è stato operato all’intestino.

La dottoressa ha pertanto denunciato questo caso estremo per sottolineare quanto sia allarmante l’uso smodato che i ragazzini fanno dei videogame e dei social in generale.

Proprio pochi giorni fa la ludopatia da videogiochi è stata inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lista delle malattie mentali. Tale patologia consterebbe in “un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (gioco digitale o videogame), che può essere online su Internet o offline e che prende il sopravvento sugli altri interessi della vita”. Per essere considerata vera e propria dipendenza, ci sarebbero alcune variabili ricorrenti: perdita di controllo (alta frequenza, durata, intensità di gioco), priorità data all’attività ludica rispetto a quelle quotidiane; prosecuzione del gioco nonostante le conseguenze negative per la salute (come nel caso del ragazzino inglese).

Se ricorrono queste condizioni, spiega l’OMS :“il «gaming disorder» è di gravità sufficiente a causare una compromissione significativa nelle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altro tipo”.





Questo è un articolo pubblicato il 23-06-2018 alle 18:01 sul giornale del 24 giugno 2018 - 1411 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Maria Luigia Lapenna

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