Jesi: vendita illegale di selvaggina e cartucce incustodite, nei guai cacciatori della zona

2' di lettura 19/12/2017 - Oltre 13.000 munizioni rinvenute incustodite in un’abitazione rurale nei colli Jesini; 1.200 uccelli, per i quali il commercio è vietato, sequestrati presso un ristorante della Provincia di Ancona.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri Forestali hanno sequestrato, presso un ristorante dei colli jesini, oltre 1.200 uccelli destinati alla cucina: tordi, merli, beccacce, beccaccini, frullini, allodole, tutte specie la cui commercializzazione è espressamente vietata dalla legge sulla caccia.

Le attività investigative sono poi proseguite con una seconda serie di perquisizioni a carico di numerosi cacciatori che risultavano aver venduto illegalmente la selvaggina al ristorante. Sono 9 i cacciatori indagati e presso le abitazioni in uso a tre di questi, sono state rinvenute e sequestrate complessivamente oltre 22.400 munizioni abusivamente detenute, 182 carcasse congelate di uccelli che non risultavano regolarmente registrati nei tesserini venatori.

13.000 munizioni, unitamente a polvere da sparo, piombo, bilancini ed altra strumentazione per l’autoproduzione di cartucce sono state trovate incustodite e di facile accesso a chiunque in un’abitazione rurale di Jesi dove alcuni dei cacciatori indagati erano soliti custodire i cani da caccia.

Ritirate cautelativamente anche 30 armi da fuoco e le licenze di porto d’armi a due dei tre cacciatori sorpresi con gli ingenti quantitativi di munizioni.

Tutti gli indagati rischiano le pene previste per i reati di acquisto, detenzione ai fini commerciali di selvaggina il cui commercio è vietato dalla legge sulla caccia, che comportano l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda.

Tre dei cacciatori, sorpresi con un numero di munizioni di molto superiore a quello consentito dalla normativa, rischiano le pene previste per detenzione abusiva di munizioni e polvere da sparo e omessa custodia di munizioni e materiali esplodenti, che prevedono arresto fino ad un anno.

I titolari dell’esercizio di ristorazione, i quali non sono stati in grado di provare la tracciabilità di tutta la selvaggina rinvenuta, rischiano anche le sanzioni per la mancata tracciabilità degli alimenti somministrati, e la denuncia per commercio di specie tutelate dalla convenzione di Washington CITES, senza la prescritta documentazione.

Le attività investigative dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Ancona, Dr. Rosario Lioniello, sono state condotte dai Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Ancona, del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona e dei Comandi CC Forestale della Provincia di Ancona.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 19-12-2017 alle 18:41 sul giornale del 20 dicembre 2017 - 1781 letture

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