Aree di rispetto venatorio, assurdo e pericoloso praticrarvi la caccia al cinghiale

24/11/2017 - Probabilmente vi sarà capitato di osservare, nelle periferie delle vostre città o delle frazioni, dei cartelli affissi di colore giallo con su scritto: “Area di Rispetto – Caccia regolamentata”.

Questi cartelli delimitano le cosiddette Aree di Rispetto Venatorio (A.R.V.), istituite dagli A.T.C. (Ambiti Territoriali di Caccia) per incrementare le specie stanziali in esse presenti, come la lepre, il fagiano o la starna. In queste aree è per questo vigente il divieto di caccia alle suddette specie, ma non per gli ungulati: ossia cervidi e cinghiale. Considerando che stiamo parlando, come detto, di zone che al loro interno includono anche intere periferie delle città, permettere che in queste aree così densamente abitate venga praticata la caccia al cinghiale, anche nella micidiale forma della “braccata”, che notoriamente è la forma più pericolosa di caccia, a causa della grande gittata delle armi utilizzate e per le decine e decine di cacciatori impiegati, si tratta di una vera e propria pazzia!

Poi non deve sorprendere e non ci può lamentare se durante l’attività venatoria, soprattutto nel corso delle famigerate “braccate” al cinghiale, avvengano incidenti di caccia, spesso mortali e che questi non riguardino solo i diretti interessati, ossia i cacciatori… Infatti, in questa stagione venatoria, a causa della caccia, sono già morte in Italia 19 persone e una quarantina sono rimaste ferite e, come detto, non si tratta di soli cacciatori, ma anche di gente innocente che se ne stava in pace nel proprio giardino o magari nella propria casa!

Quindi, come LAC, chiediamo agli ATC, alle Province, ed alla Regione Marche che nelle Aree di Rispetto Venatorio venga vietata la caccia a tutte le specie animali, compreso il cinghiale e gli altri ungulati. Inoltre chiediamo che venga finalmente discussa ed approvata la Proposta di Legge n. 113/17 del consigliere Bisonni, attualmente “dimenticata” in un cassetto della II Commissione e che prevede di aumentare fino a 300 metri la distanza di caccia da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione e/o a posto di lavoro, come anche da linee ferroviarie, da strade carrozzabili e da macchine operatrici agricole in funzione.   


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-11-2017 alle 10:18 sul giornale del 25 novembre 2017 - 907 letture

In questo articolo si parla di attualità, lega per l\'abolizione della caccia, lac marche, Associazione La Lupus in Fabula

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