Basket: il Janus Basket Fabriano in serie B

23/06/2017 - Una favola sportiva, una pellicola perfetta. Il genere di racconto che ti prende, ti appassiona e non ti fa staccare gli occhi dalla carta. E poi il finale perfetto, costruito nei minimi dettagli, prima rammarico e delusione, in secondo momento gioia e pianto. Una stagione perfetta, nella sua imperfezione.

Non propriamente un colpo di fulmine, la città si è lentamente innamorata di questa Janus Basket Fabriano 2016/2017. Costruita dal presidente Mario Di Salvo, dal DS Simone Lupacchini, dal GM Paolo Fantini, da una dirigenza nella quale la passione per la pallacanestro scorre, scorre forte. La scelta è chiara, arriverà coach Daniele Aniello, conoscitore di pallacanestro pronto a crescere in maniera direttamente proporzionale al movimento cestistico fabrianese. La sinergia con la Basket School Fabriano mira proprio a questo, a creare un binomio capace di ripartire, insieme. Viene affiancata all’head coach la buffa coppia Nuno Tavares – Fabio Panzini, degna delle migliori accoppiate comiche fisicamente e caratterialmente parlando. Il primo è un folle calcolatore di statistiche, che riuscirebbe, insieme a Klajd Ibershimi, trovandoti davanti, ad accertarti probabilmente anche su quanti richiami fisiologici avrai nell’arco della giornata. Spalla di coach Aniello, spalla degli atleti che hanno calcato il parquet.

Il secondo è l’emblema del successo, fabrianese che ha accolto il nativo della “Perla dell’Adriatico” (Grottammare) ed il portoghese, ha messo a disposizione il suo bagaglio per costruire, costruire davvero. Hanno virtualmente messo la fascia di capitano sul braccio di Michele Bugionovo in quella presentazione del 10 settembre, in piazza, quando tanti curiosi tifosi, con occhio vispo hanno visto la squadra plasmata e pronta a mettersi in marcia. Il numero 8, in campo, quella fascia, l’ha sempre indossata, sul cuore però. Quest’ultimo ha accolto i nuovi arrivati, ha trasmesso loro la passione di Fabriano per quella palla a spicchi, nonostante la categoria. Ha fatto capire che questa città avrebbe chiesto loro tanto, ma che nello stesso istante, li avrebbe coccolati e fatti sentire eroi, per ogni emozione.

Lo sapeva bene Sergio Quercia, che nel post derby, con saggezza, chiese tempo, conscio che quella pozione magica, quel collante, sarebbe presto arrivato. Lui, guardando un James Cummings emozionato per la cornice di pubblico, disse che questa giovane squadra, avrebbe sorpreso. E pian piano il puzzle ha preso forma, ha trovato un illegale Valentas Tarolis sotto le plance e si è presentata a Civitanova con un uomo in più, un bus organizzato appositamente per la trasferta. I fedelissimi si sono riversati in casa di chi, questa C Silver, l’avrebbe dovuta mangiare in un sol boccone, ed hanno vinto. La Janus e Fabriano, hanno capito che qualcosa di grande, stava davvero per nascere. Lo ha capito Kevin Pandolfi, che si è ritrovato incredibilmente a casa, nonostante i chilometri di distanza da quella vera, da Reggio Calabria. E’ sceso in campo con il cuore, si è infervorito, ha esultato, è stato applaudito, è stato criticato, ma soprattutto, amato. Con una Janus nelle zone alte della classifica al giro di boa, si è infiammato Nick Nedwick, quel ragazzo di Irvington ha bruciato le piastrelle con il suo agonismo, la sua sete di vittoria. Eccola la chiave, la fame di successo! Ma la fame l’avremmo sfogata in altro modo, mangiandoci le mani quando a Cerreto d’Esi, Valerio Paoletti è tornato in panca con le mani in volto, sicuro che il ginocchio, aveva nuovamente fatto un pessimo movimento.

La Janus ha atteso, poi il “pistolero” ha ceduto il testimone ad Emanuele Piloni. Lui che arrivava da un lungo infortunio, ma ha prontamente accettato l’invito di Sergio Quercia e ha detto “sì”. Giusto il tempo di rimettersi a punto fisicamente e Fabriano l’ha nuovamente accolto come un figlio. Ha preso a cuore la sua voglia di esprimersi al massimo in questa piazza, che per lui, non è mai stata come le altre. Fabriano che ha scelto anche di adottare Giovanni Marini, il piccolo numero 10 tutto pepe, quando ha capito che il traguardo, non era più utopia. E allora tutti ad Ancona, tutti a Pedaso, per seguire la regia del piccolo Michele Bugionovo, per apprezzare l’infinita classe di Sergio Quercia, per la qualità di Valentas Tarolis ed Emanuele Piloni. Chilometri macinati per le follie balistiche di Kevin Pandolfi, per i suoi ragazzi, i figli di una passione, Alessandro Fanesi, Damiano Giuseppetti, Andrea Barocci, Gianluca Cicconcelli, Matteo Patrizi ed Alessandro Zampetti e per Nick Nedwick, per sentirlo urlare “FINITO!” dopo il doppio successo contro Pedaso. Per prendersi quell’abbraccio a fine partita e pronti a partire verso Lamezia, Cerignola e Palermo. Ma la pellicola è perfetta soltanto se il protagonista, supera i giusti ostacoli! Perché alla fine la vita è questa, è cadere a Lamezia e compiere un’impresa a Cerignola, è prendere uno schiaffo davanti a mille tifosi ed uno lontani migliaia di chilometri da casa.

Tutto è perduto, Fabriano getta la spugna, ma non può gettare le armi. Quelle ce le ha Nick Nedwick, le ha la squadra di coach Aniello, che compie l’impresa di ribaltare una dura differenza canestri nell’ultimo match casalingo contro Lamezia. Allora ditelo, è proprio una favola! Sì, confermo che è una favola, perché quella foto, quel pallone di Valentas Tarolis che entra, esce ed entra a cinque minuti dal termine di Fabriano-Battipaglia, è qui. L’urlo dei duecento tifosi arrivati da Fabriano con macchine e bus, è qua, nel cuore. La pelle d’oca e la gioia che esplode alla sirena della finalissima di domenica 18, difficilmente la dimenticheremo. Difficilmente dimenticheremo gli eroi di Montecatini, gli eroi di Fabriano, che hanno portato Fabriano in Serie B.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-06-2017 alle 15:37 sul giornale del 24 giugno 2017 - 842 letture

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