Bindi incontra i Prefetti ad Ancona: “Situazione positiva, ma attenzione a non cercare solo la mafia tradizionale”

07/06/2017 - Il territorio Marchigiano si dimostra sostanzialmente impermeabile alla mafia, anche rispetto a Regioni del nord come la Lombardia o il Piemonte, ma occorre prevenzione per riciclaggio, traffici di stupefacenti e la ricostruzione del terremoto. La presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi incontra i Prefetti delle Marche ad Ancona: “Situazione positiva, ma attenzione a non cercare solo la mafia tradizionale”

Nell'ambito della ricognizione nazionale di tutte le sedi di Direzione distrettuale antimafia (DDA), la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi ha incontrato oggi i prefetti delle cinque province delle Marche, le maggiori cariche delle Forze dell'Ordine della regione e il procuratore distrettuale di Ancona per confrontarsi sui tema della lotta alla criminalità organizzata sul territorio marchigiano.Le Marche risultano secondo i lavori della commissione e delle forze dell'ordine tra le regioni più immuni ai fenomeni di mafia. Non esistono infatti in nessuna delle province fenomeni di controllo mafioso del territorio, come invece sono stati riscontrati in numerose ragioni italiane, non solo del sud.

Un risultato frutto dell'alta vigilanza che magistratura e polizia hanno saputo esprimere e che, negli anni, ha impedito alle mafie di espandere il loro controllo nell'ambito marchigiano, fenomeno invece riscontrato in altre Regioni della penisola. Un risultato non scontato del quale, secondo l'onorevole Bindi, va reso merito anche alla società marchigiana: “Quella marchigiana è una società forte. La mafia è cambiata, le sue armi migliori oggi sono il fascino dei soldi e la corruzione, armi a cui la cittadinanza marchigiana dimostra di saper resistere”. Tuttavia l'assenza di uno schieramento mafioso sul territorio non significa un'assenza della mafia. Esistono infatti fenomeni criminali riconducibili ad organizzazione mafiose. In primis tutti i fenomeni di traffico di stupefacenti, che per motivi geografici interessano la nostra regione. In particolare il Porto di Ancona si trova al centro del flusso di stupefacenti che dai paesi balcanici raggiungo l'Italia, divenendo così luogo di interesse per mafie nazionali (la 'Ndrangheta, che ha il primato nel traffico della droga) e internazionali. Lo stesso fenomeno che si replica nell'ambito dello sfruttamento della prostituzione.

Un altro motivo di allerta è quello dell'ambito della ricostruzione del terremoto. Le mafie si sono dimostrate sempre molto attive e scaltre nello sfruttare gli appalti nati dalle emergenze sismiche. “Con questa consapevolezza e con modelli nati dagli errori commessi in passato sono satati sviluppati i modelli per le pratiche della ricostruzione. Ma le nuove mafie hanno imparato a fare il loro lavoro rispettando le leggi e sfruttando i varchi. Per questo Commisari e Prefetti effettuetranno maggiori controlli e terranno una vigilanza serrata, credo quindi ci siano tutte le condizioni per una ricostruzione affrancata dal questo pericolo” chiarisce la Presidente Bindi.

Ma il pericolo più insidioso riguarda quello del riciclaggio. Là dove c'è una economia solida e fiorente, come si è dimostrata essere quella marchigiana, anche in questi anni di crisi, la mafia è sempre interessata nell'infiltrarsi. “Bisogna allora fare attenzione anche ai segnali più piccoli, seguendo i percorsi del denaro” avverte la Senatrice Albano, membro della Commissione antimafia “ appalti, sale gioco, locali pubblici sono tutte realtà da tenere sotto controllo”. La mafia che magistrati e forze dell'ordine sono chiamati a contrastare oggi è un organizzazione diversa da quella a cui siamo fin'ora stati abituati “se gli inquirenti avessero cercato la mafia di Palermo a Roma non l'avrebbero trovata” spiega la Bindi “ ma la mafia a Roma c'era, non con un controllo del territorio, ma con la droga, il riciclaggio e la corruzione. Li abbiamo sconfitti sul loro territorio, con stringendoli a cambiare, ma anche noi sappiamo cambiare le strategie di inchiesta”.

Un incontro proficuo secondo il Prefetto d'Ancona Antonio D'Acunto che condivide la strategia di tenere sotto controllo quei segnali che fanno intendere delle criticità e che ritiene ben monitorati, con particolari sensibilità per le questioni legate al terremoto, ma anche per gli appalti pubblici in generale e il traffico di stupefacenti, aggiunge: “ Un'ottima occasione per riunire i prefetti della Regione. La situazione è ben inquadrata da Ancona e le altre province, ma occorre monitorare ancora di più il territorio”.


di Filippo Alfieri

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Questo è un articolo pubblicato il 07-06-2017 alle 19:05 sul giornale del 08 giugno 2017 - 732 letture

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