Aumento diritto annuale camerale: NO deciso delle Confindustrie, Ancona e non solo

Claudio Schiavoni, presidente Confindustria Ancona 05/04/2017 - È un NO chiaro e deciso quello che le Confindustrie di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino pronunciano in merito all’aumento del 20% del diritto annuale camerale.

 “È la solita storia all’italiana, commentano gli Industriali: nel 2014 fiumi di carta e di parole sulla necessità di riformare e riorganizzare il sistema delle Camere di Commercio per assicurare efficienza, efficacia e minori costi; poi il Decreto Legge “Repubblica semplice” che sancisce la riduzione progressiva dei diritti annuali camerali fino al 50% nell’arco di tre anni. Oggi, a distanza di tre anni, quello che sembrava essere uscito dalla porta principale sembra rientrare da quella di servizio, testimoniando con i fatti che la riforma del sistema camerale sta di fatto vivendo un momento di sostanziale "inattuazione".

Unioncamere ne è il regista: sta promuovendo presso il MISE l’attivazione della procedura ex Dlgs n.219/2016, ossia l’aumento dei diritti camerali fino al 20% per la realizzazione di progetti strategici! Obiettivo: richiedere nuovi fondi alle imprese, indiscriminatamente da chi ne potrà avere beneficio, per creare una rete a livello nazionale di “Punti impresa digitale (PID)” come base territoriale di assistenza alle imprese su Industria 4.0 e, contemporaneamente, lanciare un nuovo servizio di orientamento al lavoro ed alle professioni. Di conseguenza le Camere di Commercio, marchigiane comprese, sono tutte chiamate a deliberare l’attivazione in loco di questi progetti e richiedere l’aumento del diritto camerale. Sono molte le obiezioni degli Industriali alla base del voto contrario sia nelle Giunte sia nei Consigli camerali delle 5 Camere di Commercio marchigiane. Innanzitutto, non si concorda sul fatto che si prelevino risorse economiche a tutte le aziende per redistribuirle solo ad alcune, ossia a quelle che beneficerebbero dei progetti succitati. In secondo luogo, è inaccettabile l’idea che gran parte delle risorse derivanti dall’aumento del 20% sul diritto camerale servano, di fatto, ad “alimentare” l’organizzazione interna delle varie Camere di Commercio.

Da stime fatte, risulta che a livello nazionale l’incremento del 20% del diritto metterebbe a disposizione delle Camere circa 80 milioni €, ammontare decisamente sproporzionato rispetto a quanto effettivamente necessario a conferma anche di quanto sembra prospettarsi: solo un terzo delle risorse derivanti dall’aumento del diritto annuale andrebbe a diretto beneficio delle aziende con voucher. Nel caso specifico del progetto sul 4.0, ci si domanda come questo si possa conciliare con quanto il Piano Industria 4.0 del Ministro Calenda attribuisce alle organizzazioni di rappresentanza, ossia la titolarità della creazione di una rete di Digital Innovation Hub sul territorio. Si è di fronte ad un’evidente duplicazione nonché sovrapposizione di funzioni! Resta infine da chiarire un altro tassello: ai fini dell’aumento triennale del 20% del diritto annuale non solo occorre che le singole Camere di Commercio dimostrino la necessità di finanziare programmi e progetti aventi per scopo la promozione dello sviluppo economico e l'organizzazione di servizi alle imprese, ma occorre anche la condivisione della Regione. Al momento non è dato sapere quale sia l’opinione del Vertice di Palazzo Raffaello.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-04-2017 alle 17:04 sul giornale del 06 aprile 2017 - 958 letture

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