Omicidio Ismaele Lulli, le difese di Igli e Marjo all'attacco sulla premeditazione

31/03/2017 - Nuova udienza, presso il Tribunale di Pesaro, per il processo a carico di Igli Meta e Marjo Mema, accusati dell'omicidio del giovane Ismaele Lulli e per i quali, nella requisitoria di due settimane fa, il PM Irene Lilliu aveva chiesto l'ergastolo.

L'udienza di giovedì 30 marzo è iniziata  con gli avvocati di parte civile Ciace e Martines, difensori dei familiari di Ismaele. L'avvocato Martines in particolare ha rimarcato quanto già affermato dalla PM, chiedendo il riconoscimento della responsabilità di entrambi gli imputati, non differenziando sul piano processuale le condotte di  Igli e Marjo, sottolineando come anche per quest'ultimo ricorrano i presupposti per l'applicazione delle aggravanti della premeditazione e delle sevizie.

Ed è proprio sulla premeditazione che si sono incentrati gli interventi degli avvocati difensori dei due giovani albanesi.

I primi a prendere la parola sono stati l'avvocato Liana Lotti e l'avvocato Umberto Levi, difensori di Marjo Mema, i quali hanno ripercorso gli eventi di quel 19 luglio 2015, e dei giorni immediatamente precedenti, cercando di confutare, mettendone in risalto alcune contraddizioni, la ricostruzione dei fatti operata dal PM. Particolare attenzione è stata posta sui messaggi scambiati fra i due giovani la mattina dell'omicidio.
Secondo la tesi difensiva dell'avvocato Levi, Marjo sarebbe stato "usato" da Igli al solo fine di convincere Ismaele a seguirli, risultando, dunque, la sua partecipazione al delitto assolutamente inconsapevole. Per questi motivi, al termine delle loro arringhe, i due legali hanno chiesto per il loro assisitito l'assoluzione da tutti i reati a lui ascritti o, in subordine, la derubricazione a reato di favoreggiamento e il riconoscimento delle attenuanti generiche in maniera prevalente rispetto alle aggravanti.

A prendere la parola, infine, è stato l'avvocato Salvatore Asole, difensore di Igli Meta. In una lunga arringa, di quasi tre ore, il legale ha duramente contestato l'aggravante della premeditazione, ponendo l'accento sulle testimonianze degli amici dei due giovani, soffermandosi in particolar modo su quella di Ambera Saliji, ex ragazza del giovane albanese.
Rivolgendosi alla giuria popolare, il legale ha rimarcato la necessità per la Corte di attenenersi ai fatti processuali, con riferimento ai quali la premeditazione non sarebbe assolutamente dimostrabile e, alla luce di ciò, ha quindi richiesto che vengano riconosciute tutte le attenuanti del caso, in particolar modo la giovane età dell'imputato e l'atteggiamento collaborativo tenuto dal suo assistito durante tutto il processo.

La prossima udienza è stata fissata per mercoledì 26 aprile, data in cui dovrebbe giungere la sentenza.





Questo è un articolo pubblicato il 31-03-2017 alle 01:23 sul giornale del 31 marzo 2017 - 655 letture

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