'Anno nuovo e vecchia sanità': il punto di vista di Cittadinanzattiva delle Marche

Sanità 06/01/2017 - A quasi due anni dall’insediamento della nuova Giunta regionale delle Marche ancora non vi è traccia dell’Assessore alla Sanità e così anche del nuovo Piano Sanitario Regionale. Al loro posto il Presidente della Regione Marche con delega alla tutela della salute ed un piano sanitario scaduto oramai dal 2014.

 

Del resto nel corso dell’anno appena passato non ci sono stati segnali positivi per i cittadini marchigiani sul fronte del miglioramento dei servizi sanitari. Segnalazioni per lunghe liste di attesa o per difficoltà di accesso ai pronto soccorso, specie per codici bianchi e verdi, sono continuate ad arrivare ai nostri sportelli del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva delle Marche.
Dato quest’ultimo confermato anche dal monitoraggio civico eseguito da Cittadinanzattiva Tribunale per i Diritti del Malato delle Marche in collaborazione con SIMEU, Società Italiana di Medicina d’emergenza-urgenza, su ben 9 strutture delle Marche e precisamente nei pronto soccorso degli Ospedali di Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Macerata, Civitanova Marche, Fermo, San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno.
Così come è rimasto confermato anche per l’anno 2016 il dato in crescita delle persone che ci hanno segnalato il dramma di essere state costrette a rinunciare alle cure per difficoltà economiche.

Insomma anche l’attività in intramoenia è ed è rimasta costosa perché chi non può e del resto i dati in calo dei proventi di detta modalità di assistenza sanitaria ce lo dimostrano mentre al contrario è aumentato anche nel 2016 il dato della spesa per l’assistenza sanitaria privata, a dimostrazione, ancora una volta, che chi può fa sempre più ricorso alla medicina privata e chi non può non si cura.
E poi dove è il nuovo piano sanitario regionale? Quale è la linea d’azione, il programma, la strategia che il Governo delle Marche ed il Suo Presidente/Assessore alla sanità stanno attuando o intenderanno attuare nel 2017 perché sia garantito anche qui nella nostra Regione un sistema sanitario pubblico universale, equo e solidale?
Di quanto sopra nulla è dato sapere. Ma al contrario due fatti sono certi.

Il primo è che dal 2013 al 2016, in assenza di pianificazione sanitaria, scaduta si ricorda nel 2014, a botte di delibere di Giunta, abbiamo assistito non solo all’avvento qui nelle Marche delle cosiddette Case della Salute ma addirittura alla trasformazione di quest’ultime in Ospedali di Comunità: peccato che oltre al nome ed alla carta nulla di concreto è stato realizzato.

Il secondo, diretta emanazione del primo, è che sono stati chiusi interi reparti oppure interi ospedali, i cosiddetti 13 piccoli ospedali di ben 4 Province della nostra Regione (Sassocorvaro, Fossombrone, Cagli, Sassoferrato, Cingoli, Chiaravalle, Loreto, Matelica, Tolentino, Treia, Recanati, Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare) riconvertiti, sulla carta, in Ospedali di Comunità ovvero in un modello di assistenza sanitaria territoriale di fatto inesistente.

Eppure dal primo gennaio 2017 sono operativi gli ospedali di Comunità. Eppure dal 1 gennaio 2017 dovremmo trovare nelle 13 strutture, gli allora piccoli ospedali, anche un punto di assistenza primaria territoriale che garantisce cure primarie e di base, 24 ore su 24 ore, anche con ambulatori di Medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta ed ambulatori infermieristici. Ma dove? Come?

Del resto, nella battage pubblicitaria fatta dalla Regione Marche e dall’ASUR Marche sugli ospedali di Comunità così come sui punti di assistenza territoriale non vi è più traccia dell’ospedale di Cagli così come di quello di Recanati con ovvi maggiori dubbi su quello che potrà essere il loro destino. Non abbiamo notizia neanche dell’avvio concreto e reale di un sistema di assistenza primaria affidato ai MMG in continuità (h 24) con guardie mediche o con i medici del 118 dentro i neonati ospedali di comunità.

E ancora, dove sta l’attenzione ai quei territori che, seppur geograficamente disagiati ed oggi ancor di più in conseguenza del tragico evento del sisma, potrebbero comunque avere garantite cure primarie ed assistenza sanitaria di base e non solo usufruendo di tutte le tecnologie che la medicina in remoto può offrire? E di più: nella provincia di Ascoli Piceno dove non vi erano piccoli ospedali da riconvertire in ospedali di comunità come sarà garantita sui territori l’assistenza e le cure primarie? Nulla è dato sapere.

Ci si è limitati a definire sulla carta prima le Case della Salute poi gli Ospedali di Comunità e poi a riempire, sulla carta, i muri dei 13 piccoli ospedali, cioè ora i 13 Ospedali di Comunità, sulla base della regola del di tutto un po’ e infatti un po’ di RSA, un po’ di hospice, un pò letti per cure intermedie, ecc… lasciando ancora e per l’ennesima volta irrisolto il bisogno dei cittadini marchigiani, tra l’altro sempre più anziani e malati cronici, di assistenza sanitaria pubblica e di cure primarie sui territori. Le stesse persone che poi non trovando risposte dal e sul territorio, fosse anche per una emicrania, vanno ad allungare le liste di attesa ed i tempi di accesso ai pronto soccorso.

Già da tempo l’Associazione di Cittadinanzattiva delle Marche e la sua rete del Tribunale per i Diritti del Malato ha espresso al Presidente/Assessore alla sanità tutta la sua contrarietà al deliberato modello di ospedale di comunità rimarcando la necessità di avviare con le Associazioni di cittadini e di pazienti che si occupano di salute e di tutela della salute un percorso partecipato per la realizzazione di un modello marchigiano di assistenza sanitaria territoriale fondato sulla centralità del paziente e soprattutto capace di rispondere alle necessità di cure primarie e di assistenza dei malati cronici che proviene dal territorio e che solo sul territorio può trovare efficace ed immediata risposta attraverso la riorganizzazione del sistema della medicina di base, MMG e pediatri di libera scelta, in continuità assistenziale con le guardie mediche ed i medici del 118.

Così come abbiamo chiesto da tempo l’adozione anche qui nelle Marche della Carta dei Diritti al Pronto Soccorso, elaborata da Cittadinanzattiva in collaborazione con SIMEU, dove sono sanciti in forma chiara il diritto dei cittadini-pazienti a ricevere, nelle strutture di emergenza- urgenza, trattamenti adeguati e ad essere indirizzati nel minor tempo possibile verso le strutture più appropriate, ad avere sempre informazioni aggiornate sulla organizzazione dei servizi di emergenza sul territorio e comunque nel totale rispetto della dignità. Nessuna risposta ci è mai pervenuta in merito. Ricordiamo soltanto che a febbraio del 2016 sono stati finalmente costituti (dopo ben 13 anni) dentro le aziende sanitarie delle Marche i Comitati di Partecipazione di cui fanno parte anche i rappresentanti delle associazioni di cittadini e pazienti che si occupano di salute e di tutela della salute.

Quindi il primo auspicio per il nuovo anno è quello di poter finalmente vedere e leggere insieme sui tavoli di detti Comitati il piano sanitario regionale e così poter contribuire alla sua stesura-elaborazione come del resto la legge regionale impone.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-01-2017 alle 19:18 sul giornale del 07 gennaio 2017 - 818 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, cittadinaza attiva

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