Pesaro: detenuto tenta il suicidio nel carcere

carcere| 04/01/2017 - Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di Pesaro, ma è stato salvato dal tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio. Protagonista, nella tarda serata di lunedì, un detenuto straniero che sconta una pena definitiva.

“L’insano gesto – posto in essere mediante impiccamento - non è stato consumato per il tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio, attento e professionale. Auspichiamo che gli venga riconosciuta una ricompensa a livello ministeriale per avere salvato una vita umana in carcere. Ma l’ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria, rispetto ai quali il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Santi Consolo è assolutamente incapace di trovare soluzioni concrete”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

L’uomo che ha tentato il suicidio è un detenuto nordafricano di 33 anni, S.A., già segnalato per una serie di atti finalizzati ad alterare l’ordine e la sicurezza durante la detenzione. Proprio per queste intemperanze è stato trasferito nel carcere di Pesaro da quello di Piacenza.

Capece ‘punta il dito’ contro i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria: “Nei 200 penitenziari del Paese l’affollamento nelle celle resta significativamente alto rispetto ai posti letto reali, quelli davvero disponibili, non quelli che teoricamente si potrebbero rendere disponibili. Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando deve avvicendare dalla guida dell’Amministrazione Penitenziaria l’attuale Capo, Santi Consolo. Da quando c’è lui, le aggressioni a poliziotti penitenziari nelle carceri hanno una cadenza quasi quotidiana, anche per l’assenza di adeguati provvedimenti. L’Amministrazione penitenziaria si preoccupa di garantire l’uso della sigaretta elettronica ai detenuti o, come quest’estate, delle docce nei cortili dell’ora d’aria, sempre per i ristretti.

Non pensano certo agli Agenti di Polizia Penitenziaria, alle loro pessime e precarie condizioni operative, al fatto che siamo sotto organico di più di 7mila unità, e che dobbiamo anche pagarci la stanza se dormiamo in Caserma mentre nessun detenuto paga allo Stato alcunchè per il ‘soggiorno’ nelle carceri italiane. Men che meno, il DAP adotta provvedimenti per fronteggiare l’alta presenza di detenuti stranieri in Italia”.


da Sappe
Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-01-2017 alle 10:19 sul giornale del 05 gennaio 2017 - 7878 letture

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