Il Cardinale Menichelli in visita ai detenuti. "Il carcere deve essere un luogo di vita"

Edoardo Menichelli 6' di lettura 02/02/2015 - Ri-visitare le carceri. Incontro interregionale dei Garanti dei detenuti in preparazione degli Stati generali delle Carceri. In apertura il saluto del Cardinale Menichelli. Nelle Marche calo dei detenuti del 18,9%.

IL SALUTO DEL CARDINALE MENICHELLI “Il carcere deve essere un luogo di vita” Il saluto del Cardinale Edoardo Menichelli ha aperto questa mattina a Palazzo delle Marche il seminario “Ri-Visitare le carceri”, l'incontro interregionale dei Garanti dei detenuti promosso dall'Ombudsman delle Marche, in preparazione degli Stati generali sul sistema carcerario che si svolgeranno a primavera. Sul tema della detenzione il Cardinale ha invitato tutti “ad abbandonare una visione ideologica e a fare un cambiamento culturale”. “Molte delle persone che sono in carcere – ha detto Menichelli - sono il frutto di una società adescante e rifiutante. Occorre che tutti si inginocchino di fronte a questi problemi, nessuno è più bravo dell'altro. Serve una sinergia convergente e risolutiva, serve una soluzione culturale e politica”. Un intervento, quello del neo Cardinale, che lui stesso ha definito “provocatorio”, con domande precise rivolte agli addetti ai lavori, “Chi è il carcerato? E' il prodotto di che cosa? Ha un denominatore comune con noi? Sì, perchè sono persone come noi. Il carcere non può essere solo una prigione, deve essere un luogo di vita, perchè i detenuti sono persone vive. Restituiamo dignità alla loro dimensione e al tempo che trascorrono in cella”.

IL QUADRO MARCHIGIANO La popolazione carceraria diminuisce del 18,9% I detenuti presenti negli istituti di pena marchigiani, dato aggiornato al 31 dicembre 2014, sono 869 (fonte Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato, sezione statistica). Il dato, per il terzo anno consecutivo, conferma la tendenza al calo della popolazione detenuta, passata dai 1225 reclusi del 2012, ai 1072 del 2013, con un' ulteriore diminuzione del 18,9% (- 203 detenuti) nel 2014. Questo trend è confermato anche a livello nazionale, con un - 14,3% dei reclusi in Italia. Gli stranieri sono passati da 483 a 388 (-19,7%). Nell'insieme il totale (869) è di 57 unità al di sopra della capienza regolamentare dei sette istituti di pena marchigiani, pari a 812 detenuti. Scontano una condanna definitiva 591 reclusi, mentre 278 sono in attesa di un giudizio finale. Il carcere di Pesaro è quello con il maggior numero di detenuti, 237, nonostante nell'ultimo anno la popolazione a Villa Fastiggi sia calata del 24%. Segue quello anconitano di Montacuto,191, Fossombrone, 148, e Ascoli Piceno 119. Dal punto di vista delle attività trattamentali, sono 58 i progetti finanziati dalla Regione Marche, con finanziamenti pari a 338.650 euro. Per quanto riguarda il quadro sanitario, nel 2014 sono stati registrati 253 casi di autolesionismo, di cui 102 solo a Montacuto. Il 30% dei reclusi è tossicodipendente (261), il 14% è affetto da Epatite C (119), il 24% manifesta patologie psichiatriche (211) e il 38% segue una terapia psicotropa (334). I fascicoli aperti nel 2014 dal Garante dei detenuti delle Marche sono 204. Rispetto al 2013, anno in cui le pratiche sono state 129, l'aumento è stato pari al 58%. Si sono svolti 428 colloqui tra gli operatori dell'Ufficio del Garante, tre funzionari e il Garante, e i ristretti. Nel 2013 sono stati 170, 125 nel 2012 e 110 nel 2011.

L'INTERVENTO DEL GARANTE REGIONALE TANONI “Riceviamo decine di richieste di padri che vogliono vedere i figli. Tuteliamo i rapporti familiari in carcere, è un fattore determinante per l'adattamento alla vita in cella.” "Gli affetti in carcere sono una necessità o un privilegio?". A questo quesito ha cercato di dare risposta nel suo intervento il Garante delle Marche, l'Ombudsman Italo Tanoni, che dopo aver spiegato con quali modalità avvengono i rapporti tra i detenuti e i familiari (6 colloqui al mese, 1 contatto telefonico alla settimana di massimo 10 minuti), ha proposto "la concessione di visite interne, da svolgersi in appositi ambienti, privi di barriere divisorie e idonei a garantire la riservatezza dei presenti". “Il 25% delle pratiche aperte riguardano richieste di colloqui. I padri vogliono vedere i figli e i figli, con uno dei genitori in carcere, pagano le conseguenze di una colpa che non hanno commesso" – ha detto Tanoni. Gli effetti sono "disadattamento e devianza, disturbi comportamentali, aggressività". Negli istituti di pena delle Marche i colloqui con i familiari si svolgono soprattutto dal lunedì al sabato, nella fascia oraria tra le 8 e le 15. La domenica è esclusa e le strutture che prevedono locali appositi per la visita dei bambini sono 4 (Pesaro, Fossombrone, Ancona-Barcaglione e Ascoli Piceno). Il mantenimento dei rapporti familiari rappresenta "un fattore determinante per l'adattamento alla vita carceraria" secondo Tanoni che ha proposto di inserire nel testo di revisione dell'Ordinamento penitenziario, in agenda parlamentare nei prossimi mesi, gli articoli del protocollo d'intesa "Bambinisenzasbarre", firmato lo scorso marzo dal Ministro della Giustizia Orlando e dal Garante nazionale dell'infanzia Spadafora. Il documento invita le Autorità giudiziarie a ritenere "preminenti" le esigenze dei figli e chiede un miglioramento delle condizioni per la visita dei minori, con spazi, accessibilità ed estensione dei colloqui all'intera settimana.

IL SEMINARIO L'obiettivo dell'incontro è stato quello di definre un quadro aggiornato sulla situaizione dei penitenziari, con un'attenzione particolare alle relazioni affettive e familiari dei detenuti. In rappresentanza del Dipartimento amministrazione penitenziaria sono intervenuti il coordinatore della Direzione generale Eustachio Petralla e il Provveditore di Umbria e Marche Ilse Runsteni. Quest'ultima ha definito il carcere “una parte della società, un'opportunità, una palestra, un luogo dove il detenuto deve essere una risorsa” e ha concordato sull'importanza di “lavorare in rete e in sinergia”, sostenendo che nelle Marche “un cambiamento culturale è già in atto”. Al centro dell'attenzione anche il ruolo svolto dai Garanti dei detenuti e il loro rapporto con l'Amministrazione penitenziaria, tema affrontato dal Garante dell'Umbria Carlo Fiorio, docente di diritto penale all'Università di Perugia, e la questione “Politiche di welfare locale per l'accoglienza e il reinserimento di soggetti rimessi in libertà”, proposta dal Garante della Puglia Pietro Rossi. Nel corso del seminario hanno preso la parola anche il Garante regionale dei detenuti del Veneto Aurea Dissegna e del comune di Lecco Alessandra Gaetani. All'iniziativa hanno partecipato i consiglieri regionali Letizia Bellabarba e Paolo Eusebi, l'assessore ai servizi sociali del Comune di Ancona Emma Capogrossi, i rappresentanti dell'Ufficio esecuzione penale esterna, dell'Ufficio servizi sociali minorili Giustizia Marche, del volontariato e degli ordini professionali. Presente anche la direttrice della Casa circondariale di Montacuto Santa Lebboroni.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-02-2015 alle 15:31 sul giornale del 03 febbraio 2015 - 1097 letture

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