Piano Socio Sanitario, D'anna: 'Si chiudono i piccoli ospedali per sostenere gli ospedali azienda'

GIANCARLO D'ANNA 5' di lettura 19/05/2013 - “Complessa manovra di riequilibrio dei posti letto nel territorio nazionale che comprende la soppressione dei presidi con meno di 120 posti letto e che vede interessati 257 istituti per un totale di 18.443 posti letto da disattivare o riaccordare”.

Correva l'anno 1988, ministro della Sanità era Donat Cattin la legge era la 109 dell'8 aprile dello stesso anno. Anno 2012 la legge 135/2012 indica come “standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie”.

I Piccoli ospedali “tornano alla ribalta” a fare da capro espiatorio, dopo esser stati volutamente abbandonati dal punto di vista delle apparecchiature,del personale,degli edifici e della loro manutenzione. Dimenticando il fondamentale ruolo svolto nel corso degli anni nel garantire accessibilità e tutela della salute delle popolazioni dell'entroterra. Nel momento in cui la sanità si trasforma in azienda e l'obiettivo non è la salute ma l'utile economico ecco che si distrugge un sistema e con esso la qualità della vita, dei territori.

I numeri e i pazienti che si trasformano in numeri, vengono schiacciati in nome dell'aziendalizzazione, dell'utile, del profitto. Il processo iniziato nel 1988, rilanciato di recente e condiviso e in parte anticipato dalla Regione Marche punta agli Ospedali Azienda che per la Giunta Spacca dovranno essere uno per provincia, il resto è il vuoto come dimostrano i provvedimenti previsti dal Piano Socio Sanitario 2012-2014 (in realtà il piano originariamente era 2010-2012 e votato nel dicembre 2011 cambiando appunto le date ma non i contenuti).

Scandaloso dunque il finto stupore di chi sapeva benissimo quanto sarebbe accaduto e che oggi, alle prese con i cittadini in rivolta, cerca di correggere il tiro per nascondere la propria incapacità a tutelare il territorio,la condivisione di quelle che si sono rivelate scelte sbagliate e penalizzanti. E' l'ospedale Azienda il male assoluto della sanità se ne stanno accorgendo in Provincia di PU quei sindaci che avallarono la scelta dell'Ospedale Unico che nel Piano, oggi contestato, ha da sempre individuato come una struttura”per la copertura del fabbisogno di assistenza e cura a livello minimo di area vasta (cioè di tutta la Provincia escludendo automaticamente i piccoli ospedali).

Questa riforma regionale, come sostengo da anni e contro la quale mi sono sempre battuto, era ed è da effettuare con prudenza e competenza tenendo conto del “profilo sanitario “della popolazione, l'età anagrafica, i bisogni di salute, tanto per iniziare. In realtà più che modificare o potenziare l'esistente, come ha sempre sostenuto Mezzolani, si tratta di tagli in funzione degli gli ospedali Azienda. Per raggiungere questo non mascherato obiettivo si riducono o eliminano risorse-ossigeno ai piccoli ospedali con grave danno per popolazioni e operatori sanitari.

Credo invece le risorse disponibili non devono condizionare il destino di un piccolo ospedale, bensì le funzioni affidate che devono determinare l’adeguatezza delle risorse ed il mantenimento delle competenze necessarie seguendo dei criteri che tengano conto delle caratteristiche del territorio, le infrastrutture, il numero di abitanti, il profilo anagrafico ed epidemiologico degli stessi e la partecipazione dei territori alle scelte. Quest'ultimo punto, la partecipazione alle scelte, si può raggiungere attribuendo alle Aree Vaste la personalità giuridica. Cioè la possibilità di scegliere, sulla base delle reali necessità, quali scelte fare senza imposizioni come avviene oggi dall'Asur unica.

Ricordo ancora una volta che da oltre un anno è stata presentata una pdl (proposta di legge) di cui sono primo firmatario a cui di, recente, si è aggiunta un'altra pdl con lo stesso obiettivo. Non è sufficiente, quantomeno nella provincia di PU, dove la famigerata Azienda (in realtà ospedale unico senza nuovo edificio) deve la sua sopravvivenza attuale futura grazie alla chiusura di fatto dei piccoli ospedali. Questo il motivo che mi ha portato, insieme al collega Zaffini, e col supporto del comitato a difesa del Santa Croce e della Sanità nella vallata del Metauro, una proposta di legge per l'eliminazione dell'azienda Ospedali Riuniti Marche Nord.

Con l'approvazione delle due proposte, a supporto delle quali rinnovo l'invito ai sindaci , Pesaro Fano rientrerebbero nell'Area Vasta consentendo una più equa distribuzione delle risorse e professionalità sull'intero territorio. Ne guadagnerebbero anche le città della costa, specie Fano, che dall'ingresso in Marche Nord a tutt'oggi ha sacrificato fin troppo a dimostrazione che il reale obiettivo di quella unione era solo e semplicemente il “rafforzamento dell'Azienda, preesistente cioè la San Salvatore di Pesaro, che non aveva più le caratteristiche e in numeri necessari a mantenere quello status” come ebbe a dire l'ex presidente della commissione sanità della scorsa legislatura Lucchetti.

Quindi due proposte di legge, emendabili, ma necessarie per modificare concretamente il Piano Socio Sanitario. Si è perso troppo tempo, perderne ancora sarebbe autolesionista. Dopo l'invito ai sindaci a sostenere queste due proposte di legge estendo l'invito a tutti i cittadini a scrivere una mail da inviare al Presidente Spacca al Presidente Solazzi e a tutti i consiglieri regionali invitandoli a discutere se necessario modificare, emendare e votare le proposte di legge che ho indicato per consentire una reale partecipazione condivisione delle scelte.


da Giancarlo D'Anna
Vice Presidente Commissione Sanità




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-05-2013 alle 15:12 sul giornale del 20 maggio 2013 - 2518 letture

In questo articolo si parla di politica, Giancarlo d'anna, consigliere regionale, piano socio sanitario

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