Jesi: sindaci della Vallesina e categorie imprenditoriali intorno al tavolo per discutere di lavoro

Il tavolo della discussione sul lavoro 7' di lettura 12/10/2012 - Secondo tavolo sul lavoro: questa volta i sindaci della vallesina consultano gli imprenditori rappresentati dalle associazioni categoria.

Presenti Confindustria (Roberto Stronati ed Emiliano Baldi), Confartigianato (Giuseppe Carancini), CNA (Maurizio Paradisi), Confcommercio (Luca Frezzotti) e Confesercenti (Ilva Sartini) fra le categorie imprenditoriali, Riccardo Piccioni di Belvedere Ostrense, Gianluca Fioretti di Monsano, Sandro Barcaglioni di San Paolo di Jesi, Angelo Santicchia di Santa Maria Nuova, Papadopoulos di Castelbellino, oltre naturalmente all’ospite Massimo Bacci di Jesi, fra i sindaci. Al tavolo anche Moreno Menotti del Centro per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione di Jesi che ha fornito i numeri sempre più preoccupanti della disoccupazione sul territorio che vede i disoccupati aumentare di oltre 200 da dicembre scorso ad oggi arrivando a 9739: “vogliamo elaborare con le categorie imprenditoriali un formulario per capire i loro fabbisogni formativi e migliorare la nostra capacità di mediare nel mercato del lavoro. Alle imprese del territorio occorre riconoscere una forte sensibilità a collocare persone in situazioni delle categorie svantaggiate, anche quando non sarebbero obbligate a farlo”.

Molti i punti di contatto, ma su una cosa tutti, ma proprio tutti, si sono trovati concordi: i soldi sono finiti.

In una società come quella in cui viviamo è un dramma che ognuno vede dalla sua angolazione: credito difficile per andare avanti ed investire per le aziende che competono su un mercato globale sempre più difficile da affrontare ed un mercato interno immobilizzato, sempre per via della mancanza di soldi da spendere dei cittadini, e che si trovano in antagonismo con le amministrazioni di ogni ordine, dallo stato ai comuni, per contendersi oramai gli ultimi denari erosi dagli aumenti fiscali, ultimo esempio l’IMU anche sui beni strumentali.

Dall’altro lato le stesse amministrazioni vedono da un lato crescere i costi sociali delle crisi aziendali con famiglie impoverite dalla perdita di lavoro che sempre più spesso chiedono aiuti per le spese di primaria necessità, vedono ridotti a rivoli sempre più sottili i trasferimenti statali che un tempo scorrevano con troppa facilità ed hanno prodotto incapacità gestionale e adattamento ad un ambiente che ha favorito sprechi ed inefficienze, soprattutto negli enti più grandi dove più facilmente si celano, di cui oggi si pagano le conseguenze, e vedono proprio nell’aumento dell’imposizione fiscale l’unico mezzo per garantire un livello adeguato di servizi ai cittadini.

Discorso tasse comunali a parte, per il resto pieno consenso su tutti i problemi da affrontare insieme, anche se le soluzioni per risolverli non sono elaborabili facilmente ed in tempi rapidi. In cima alla lista l’unanime indignazione e la rabbia per gli sprechi e le ruberie che la cronaca recente offre sempre più frequentemente, di come spesso vengano dilapidati i soldi delle tasse tolti agli investimenti e dagli scopi per i quali dovrebbero essere pagati.

Appena sotto l’importanza di trovare una soluzione al credito difficile, quello che impedisce alle aziende di guardare avanti, visto in questi anni parlare di utili è un’utopia e non ci sono altre possibilità per gli investimenti produttivi. La soluzione ipotizzata è quella di far concorrere i comuni alla creazione di un fondo di garanzia da affiancare ai confidi già stressati e giunti ai propri limiti.

Molto sentita la necessità di semplificare e ridurre la burocrazia, che consuma risorse e tempo alle imprese ma anche ai comuni, che condividendo il problema rispondono però che in parte l’eccesso di carte è loro imposto dalle leggi ed in parte, soprattutto per le amministrazioni più piccole, i tempi si allungano per mancanza delle risorse umane necessarie: “abbiamo un geometra che deve andare a guidare anche lo scuolabus” o “un segretario comunale ed un ragioniere da condividere in tre”. A catena la soluzione a questa problematica è stata prospettata, anche dal legislatore statale, nell’unione dei comuni, con la condivisione della gestione di molti dei servizi, se non della vera e propria fusione fra municipi.

Altro tema: la lotta all’evasione. Anche questo visto con sfumature diverse, ma che trova le parti dalla stessa parte della barricata: per le aziende chi evade le tasse, ma soprattutto chi esercita in nero o con personale non in regola, fa concorrenza sleale a chi rispetta le regole, per i comuni gli evasori sottraggono risorse utilizzabili ed a sua volta obbliga all’innalzamento delle aliquote. Le soluzioni sono in una maggior opera di controllo, con l’impiego di più tecnologia e più persone, anche della polizia municipale. D’altra parte, osservano i sindaci, spesso i costi per incassare sono maggiori dell’incasso stesso.

Le aziende hanno chiesto bilanci comunali più chiari, comprensibili ai cittadini ed agli elettori che possono così meglio valutare l’operato degli amministratori e capire dove si stia andando. Ribattono i sindaci che il problema esiste, ma che i bilanci sono fatti a quel modo per legge. Riconoscono però la necessità di un maggior sforzo di comunicazione per spiegarli meglio e renderli più trasparenti.

Alcune particolarità emerse dalle diverse categorie: le aziende industriali hanno messo in luce la scarsa disponibilità di alcune professionalità, mentre i commercianti e gli artigiani hanno chiesto una maggior attenzione all’equilibrio fra GDO e piccole attività e fatto notare che Confartigianato, CNA e Confcommercio, unite nella sigla 3C, avevano già a dicembre presentato ai sindaci un documento congiunto (pubblicato allora da Vivere Jesi) con proposte concrete andate purtroppo disattese, del tutto ignorate.

Le PMI puntano ad una crescita del turismo, che ha retto meglio di altri la crisi, favoriti dalle bellezze naturali ed architettoniche del territorio e dalle eccellenze eno-gastronomiche, da incentivare con politiche di marketing territoriale, migliorando gli spazi commerciali, i servizi all’ospitalità la cura dell’ambiente e dei beni monumentali, riconvertendo laddove necessario il territorio e l’economia.

I problemi sono stati posti sul tavolo, le strategie per affrontarli sono state accennate, ora si tratta di scendere nel dettaglio, individuare le soluzioni ed metterle in atto: per questo categorie e sindaci hanno tutti apprezzato l’iniziativa del comune di Jesi di farsi capofila ed aver organizzato il tavolo della discussione, tavolo che verrà reso permanente per dare un indirizzo politico e monitorare gli sviluppi dell’applicazione. Le PMI hanno chiesto che il prossimo tavolo siano congiunto con quello dei sindacati.

Le soluzioni necessitano di “buona politica”, dicono i sindaci, che programmi il futuro con una visione di area vasta, coordinando il territorio: “ci vorrà tempo per vedere i risultati, ma bisogna pur cominciare altrimenti non si arriverà mai al traguardo”. Occorrerà superare le differenze: “siamo distanti perché non ci conosciamo e non sappiamo come funzioniamo l’un l’altro, i comuni non sanno come funzionano le aziende e viceversa”. “Le iniziative – dicono gli imprenditori – devono essere raccolte dal Comune e filtrate con i criteri che l’amministrazione sceglie, ma che siano oggettivi e profondi, con la consapevolezza che accontentare tutti è impossibile e della responsabilità delle scelte da effettuare”. Opera di responsabilizzazione che riguarda tutti: “è necessario che ci sia maggior consapevolezza della situazione reale da parte di ognuno”.

Prima di chiudere Bacci tira le fila e traccia la linea delle prime mosse da portare avanti: aprire un tavolo tecnico fra le amministrazioni per studiare come arrivare alla realizzazione di una rete infrastrutturale di banda larga, richiesta da tutte le categorie, per superare il digital divide, visto che “le vendite online sono le uniche che crescono, a volte anche a due zeri”; fissare un incontro con le banche per elaborare il progetto del fondo di garanzia da affiancare ai Confidi.

Affrontata anche a questione del piano di conversione della Sadam, considerata una spada di Damocle sul commercio e sulle PMI, sulla quale Bacci evidenzia: “voglio sgomberare il campo da fraintendimenti. Ad oggi esiste una convenzione firmata dal Comune di Jesi, che lo impegna con l’impresa, con la Regione e con lo Stato. Quindi oggi quell’area è ad uso commerciale ed il Comune non può sottrarsi all’impegno preso. Sono convinto però che la soluzione scelta non sia la migliore e credo che anche l’azienda non sia più così sicura, ma al momento l’unico piano è quello e l’azienda ha detto di voler andar avanti. Si tratta di presentare un piano alternativo e quindi chi ha delle idee le presenti perché si tratta di convincere un imprenditore”.








Questo è un articolo pubblicato il 12-10-2012 alle 00:24 sul giornale del 13 ottobre 2012 - 2036 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo picci

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