Salute del mare, Goletta Verde: 7 su 11 prelievi sono fortemente inquinati

goletta verde 7' di lettura 06/08/2012 - Ben 7 punti su 11 campionati nelle Marche sono risultati “fortemente inquinati” secondo quanto emerso dalla fotografia scattata con il monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente: dalla provincia di Pesaro a quella di Ascoli Piceno, si evidenziano delle consistenti falle nel sistema depurativo regionale, attualmente ancora lontano da garantire un’adeguata copertura del servizio per tutti i cittadini, con tutti i rischi ambientali e sanitari che ne conseguono. Sotto accusa ancora una volta foci dei fiumi e canali, che dimostrano le carenze depurative soprattutto dei comuni interni.

È questo il monito lanciato da Goletta Verde , la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. L’istantanea regionale che si evince dai risultati delle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente è stata presentata lunedì mattina in conferenza stampa ad Ancona, presso l’Aula del Mare - Scalo Molo Santa Maria, alla presenza di Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche, Katiuscia Eroe, Portavoce di Goletta Verde di Legambiente, Leonello Negozi, Responsabile fiumi Legambiente Marche e Vitaliano D'Addato, segreteria Legambiente Marche.

Passando al setaccio foci di fiumi e torrenti, ma anche spiagge segnalate dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta, senza per questo volersi sostituire al ruolo dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente preposta per legge ai controlli per la balneabilità, i biologi di Legambiente comunque hanno rilevato la presenza di situazioni critiche diffuse su tutto territorio regionale, segnalate agli enti locali proprio per risalire alle fonti di inquinamento da rimuovere.

A partire dalla provincia di Ancona, nel comune di Falconara Marittima, dove in località Rocca Priora, la Foce Esino è risultata fortemente inquinata . Al passaggio dei tecnici di Goletta Verde, a circa 80m dalla spiaggia dove sfocia il fiume, giaceva divelto un cartello di divieto di balneazione ed erano presenti molti rifiuti ingombranti sia in spiaggia che sugli argini del fiume .

Nella provincia di Macerata, sono stati campionati due punti classificati fortemente inquinati. Il primo, nel comune di Civitanova Marche, prelevato presso la Foce del Chienti, ( nella parte che ricade nel territorio della provincia di Macerata), dove, al momento del prelievo erano presenti abbondanti schiume che sfociavano direttamente a mare. Il secondo punto, anch’esso indicato come fortemente inquinato, è stato esaminato nel comune di Porto Recanati, in località Numana/Porto Recanati, presso la foce del Musone: anche qui, sono state riscontrate abbondanti schiume che ricoprivano l’acqua.

Ancora due situazioni critiche, di cui una nella provincia di Fermo ed una nel canale che segna il confine tra Fermo ed il comune di Porto San Giorgio, in località Lido Fermo - Via lungomare Fermano, che è risultato fortemente inquinato oltre ad essere caratterizzato da un forte odore di fognatura. Nella provincia invece, si evidenziano valori batteriologici off limits nel Fosso dell'Albero, che ricade nel comune di Porto Sant'Elpidio in Viale Mameli, tali da far giudicare le acque fortemente inquinate.

Non migliora la situazione nel comune di San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno. Il campionamento eseguito alla Foce del Tronto indica che le acque, molto torbide al momento del prelievo, sono fortemente inquinate , e nella zona adiacente al fiume viene segnalata una consistente presenza di rifiuti di ogni genere.

Ancora guai nella provincia di Pesaro- Urbino, dove nel comune di Fano , l’esame realizzato in località Via Moletto, sulla Spiaggia in corrispondenza foce del torrente Arzilla, ha riportato livelli batteriologici superiori alla norma di legge ed è pertanto stato segnalato come fortemente inquinato.

Lungo la costa marchigiana sono state controllate anche alcune spiagge che sono state segnalate dai cittadini come punti critici ma che hanno registrato livelli di inquinamento batterico entro i limiti di legge: ad Ancona, sulla Spiaggia di Portonovo, ed in provincia, nel comune di Senigallia, sulla Spiaggia in corrispondenza del lungomare; entro i limiti di Legge, anche i campionamenti compiuti a Pesaro, sulla Spiaggia di Fiorenzuola di Focara, che ricade all’interno del Parco Monte San Bartolo ed a San Benedetto del Tronto, sulla Spiaggia in corrispondenza della Foce del torrente Albula. Tali risultati evidenziano gli sforzi consistenti compiuti negli ultimi anni dai comuni costieri marchigiani per migliorare la loro performance depurativa.

"Anche nelle Marche non possiamo che segnalare la situazione di inquinamento causata da alcune foci e da scarichi fognari non adeguatamente depurati - dichiara Katiuscia Eroe, Portavoce di Goletta Verde -. Il nostro monitoraggio conferma quanto già emerso dai più recenti dati Istat 2009, secondo cui le Marche, con il 52,5% salgono sul podio come terza tra le peggiori regioni d’Italia per l’esigua percentuale di popolazione servita da un efficiente servizio di depurazione. Si tratta di un dato inferiore alla già modesta media nazionale del 76% e ben più basso del 78,9% su cui si attestano le altre regioni del Centro Italia. Le gravi carenze del sistema di depurazione – sottolinea Eroe -, sono purtroppo diffuse in tutto il territorio nazionale, ancora oggi infatti, in Italia, il 30% delle acque di fogna viene scaricato nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato. E’ prioritario intervenire in maniera finalmente efficace anche nell’interesse del settore turistico - conclude Eroe - perché tutelare l’ambiente e la qualità del mare è condizione indispensabile ad uno sviluppo sostenibile di quest’attività cruciale per l’economia marchigiana”.

“I dati emersi dal monitoraggio di Goletta Verde dipingono una Regione a doppia velocità. Tanto è stato fatto sulla depurazione nei comuni costieri marchigiani – affermano Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche e Leonello Negozi, Responsabile fiumi Legambiente Marche - ma molto resta da fare soprattutto per risolvere i problemi depurativi dei comuni dell'entroterra e queste criticità arrivano nei canali e nelle foci dei fiumi. I fiumi, al contrario, devono essere protagonisti di politiche mirate ad una tutela ambientale declinata a 360 gradi, che intervenga dalla depurazione alla tutela del territorio, fino alla mitigazione del rischio idrogeologico ed al contenimento del processo dell’erosione costiera, un fenomeno, quest’ultimo, che coinvolge oltre la metà del litorale regionale e sembra aggravarsi di anno in anno. Vista la nuova proposta di legge regionale sulla gestione dei corsi d'acqua che minaccia di riaprire la stagione dell'escavazione in alveo dei fiumi temiamo invece che il problema possa aggravarsi ulteriormente, causando una forte riduzione di apporti di sedimenti sulla costa aggravando e accelerando l'erosione e danneggiando non solo al delicato ecosistema marino costiero ma anche le attività economiche e turistiche che operano sulle spiagge. Per mitigare il rischio idrogeologico –, continuano Quarchioni e Negozi -, serve invece una politica integrata che tuteli i fiumi e le aree golenali attraverso interventi di riqualificazione e rinaturalizzazione, passando anche attraverso processi di partecipazione di tutti i soggetti interessati, cittadini, istituzioni, enti e associazioni ambientaliste e di categoria, con l'attuazione di strumenti quali i contratti di fiume che già in altre parti d'Italia stanno dando risultati molto positivi. Su questo - concludono Quarchioni e Negozi - chiediamo un impegno della Regione per incentivare e promuovere la loro diffusione anche nel territorio marchigiano”.

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha detto in conferenza Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha spiegato Mastrostefano - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. “Con la nostra attività di comunicazione – ha concluso – cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”.



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I dati del monitoraggio di Leg...

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-08-2012 alle 12:56 sul giornale del 07 agosto 2012 - 1797 letture

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