Favia (Idv): 'Gli stabilimenti balneari non rientrano e non devono rientrare nella direttiva Bolkestein'

David Favia 4' di lettura 02/08/2012 - Gli stabilimenti balneari non rientrano e non devono rientrare nella direttiva servizi “Bolkestein”. E il Governo, che dovrebbe avere a cuore questo patrimonio tutto italiano e che ha la delega legislativa, tace.

Per questa ragione l’Idv oggi ha presentato una proposta di legge, di cui l’onorevole David Favia è primo firmatario, che toglie la delega al Governo e mira a salvaguardare queste aziende sane in grado di attrarre turismo e di garantire livelli occupazionali determinanti in questo momento di crisi (circa 300.000 posti di lavoro).

“Chiediamo infatti – spiega Favia - di escludere dall’applicazione della c.d. “Direttiva Servizi” le concessioni di beni demaniali marittime rilasciate, oltre che per servizi pubblici e per servizi e attività portuali e produttive e di gestione di stabilimenti balneari, anche per gli esercizi di ristorazione, per il noleggio di imbarcazioni e per le strutture turistiche e commerciali. Se la direttiva Bolkestein fosse applicata ben 30 mila famiglie e 300 mila posti di lavoro rischierebbero di saltare da un giorno all’altro”. E’ stato questo il punto di partenza della conferenza stampa che il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro ha tenuto a Roma con a fianco l’On. Favìa. Un incontro in cui l’attenzione è stata focalizzata sulle gravi ricadute in termini economici e occupazionali che l’applicazione della direttiva europea potrebbe provocare poichè le aziende degli attuali concessionari, dal 2016, dovrebbero essere messe all’asta.

“Non si può pensare di uccidere l’economia dei territori per fare favori a poche e grandi aziende internazionali pronte a rilevare all’asta le nostre aziende senza pagare un euro di avviamento dopo che questi operatori hanno investito per decenni trasformando catapecchie in aziende importanti. Siamo convinti che tale normativa non possa valere in Italia proprio per le loro caratteristiche uniche in Europa e per le caratteristiche del nostro territorio e delle aziende familiari che da anni gestiscono gli stabilimenti” ha incalzato Favia “aziende che curano il salvamento e la manutenzione delle spiagge, anche della parte obbligatoriamente libera in ogni concessione, e che non violano nessuna norma sulla concorrenza poiché ci sarebbero ancora migliaia di chilometri di spiagge da assegnare senza ledere il diritto dei cittadini alla spiaggia libera”. Aggiungendo che nella pdl si propone di destinare alla riduzione del debito pubblico le maggiori entrate derivanti dalla riscossione dei canoni concessori oltre all’abrogazione della delega legislativa al Governo in materia di concessioni demaniali marittime.

“Negli ultimi dieci anni in Italia la normativa in tema di concessioni ha dato sempre più stabilità alla concessione demaniale, al punto che da una durata annuale si è passati ad una durata di sei anni rinnovabili in modo automatico. E proprio al rinnovo automatico della concessione demaniale marittima ad uso turistico-ricreativo si legava anche il cosiddetto "diritto di insistenza" che dava la preferenza alle precedenti concessioni, già rilasciate, in sede di rinnovo rispetto alle nuove istanze”. Tutto ciò ha comportato importanti investimenti, diversi milioni, nelle strutture turistiche ricettive. Ma nel 2008 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione, nei confronti dell’Italia proprio per il mancato adeguamento della direttiva. La Bolkestein si rivolge però alle attività che gli Stati o gli enti territoriali delegano alle loro aziende "partecipate" o a imprese private, affinché svolgano servizi diretti a favore della collettività.

“Quindi, - chiosa Favia - non è idonea a disciplinare le concessioni di beni demaniali marittimi, né tanto meno le imprese balneari che utilizzano una pubblica superficie quale strumento aziendale offrendo un servizio privato”. Proprio per le caratteristiche della nostra costa e della nostra economia, gli stabilimenti balneari italiani si distinguono da quelli presenti in altri Paesi dove la diffusione è assai più contenuta e che, in molti casi, sono gestiti direttamente dagli alberghi. Se applicassimo la norma ci assumeremmo un rischio che ora non possiamo permetterci: assistere alla fine di un sistema di impresa unico nel suo genere in Europa e nel mondo. Infine, ha ricordato Favia, “il rilascio della concessione di un bene demaniale continuerà ad essere legato al perseguimento di specifici interessi pubblici come la sicurezza a mare, la pubblica incolumità e la salvaguardia del profilo costiero e paesaggistico, la tutela dell'ambiente e altro ancora”


da David Favia
coordinatore regionale IdV




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-08-2012 alle 19:42 sul giornale del 03 agosto 2012 - 1894 letture

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