Patto di Stabilità, Anci e Upi: 600 milioni di euro di investimenti bloccati

3' di lettura 31/07/2012 - I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto siamo i peggiori committenti per le imprese.

Questo in sintesi il pensiero di Mario Andrenacci, Presidente di Anci Marche e di Patrizia Casagrande, Presidente di Upi Marche espresso con grande fermezza nel corso della conferenza stampa convocata proprio per sottolineare le difficoltà di gestire gli enti locali.

“Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche e di questi ben 114 milioni di euro fermi ma non utilizzabili come avanzi di amministrazione” - ha aggiunto Liana Serrani, sindaco di Montemarciano che ha curato la sintesi dello studio relativo ai dati dei 73 comuni marchigiani che già sono soggetti al Patto di Stabilità.

“Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili” – ha aggiunto Patrizia Casagrande che si chiede se ci fosse un altro evento come gli enti pubblici potrebbero chiamare le stesse aziende che hanno credito con la pubblica amministrazione. La messa in sicurezza del territorio – ha aggiunto - come dice il ministro Clini - è un investimento, non una spesa, ma non siamo messi in condizione di poter fare nessun intervento. “Sfido a trovare un'azienda che in caso di neve verrebbe a liberare le strade”.

“Come Anci Marche – ha aggiunto Andrenacci - abbiamo voluto dimostrare di voler partire dai dati reali dimostrando che c'è possibilità di rimettere in moto l'economia locale. Ricordo che la Corte dei Conti dice che l'80% degli appalti veniva dai Comuni che hanno sempre dimostrato di saper interagire e dialogare con il mondo dell'economia a noi più vicino. Vogliamo confermare che vogliamo continuare in questo atteggiamento di rigore e ci mettiamo la faccia nei confronti dei cittadini. Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte a qualche intervento di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti”.

La violazione del patto di stabilità come atto di forza per evitare il fallimento di alcune aziende del territorio è una via comunque non praticabile perché significherebbe avere penalizzazioni, non avere più trasferimenti per la quota eccedente e non poter effettuare nessuna nuova assunzione per quanto gli organici siano già ridotti all'osso. Il patto di stabilità interno pone alla spesa degli enti locali un sistema di vincoli che si aggiunge agli equilibri di bilancio definiti dal testo unico secondo cui le entrate accertate devono essere maggiori o uguali alle spese impegnate e le entrate correnti devono essere pari o uguali alle spese correnti più le quote capitale delle rate dei mutui.

Il nuovo sistema di vincoli ha come effetto principale che ai pagamenti in conto capitale devono corrispondere riscossioni in conto capitale e che da questo conteggio sono esclusi i movimenti finanziari derivati dai mutui. Ciò significa che se un’Amministrazione deve pagare una fattura relativa ad un lavoro finanziato con un mutuo deve nello stesso è obbligata a riscuotere, nello stesso esercizio un’entrata in conto capitale di pari importo. Ciò si traduce in un forte rallentamento dei pagamenti alle imprese e in una pesante riduzione delle manutenzioni di competenza di Comuni e Province.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-07-2012 alle 23:18 sul giornale del 01 agosto 2012 - 1507 letture

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