Marche, Europa. I porti dell'adriatico settentrionale

porto ancona 01/02/2012 - Perché spesso occorre aspettare uno stimolo dall'Europa? Perché alcuni processi, benefici per il nostro territorio, non possono venir avviati già con le nostre risorse, e soprattutto con la nostra volontà e iniziativa? È il caso dei porti italiani dell'Adriatico settentrionale.

Quanti sono? Provo a enumerarli: Ancona, ma più a nord Ravenna, Venezia e Trieste. Non possiamo poi dimenticare Monfalcone, e forse ne tralascio qualcuno. Ognuno di questi porti ha alle proprie spalle delle tradizioni e una storia, ma soprattutto, come tutti i porti, si tratta di luoghi ricchi di orgoglio. Piattaforme logistiche sul mare che hanno il futuro davanti a sé, perché l'era del movimento è solo agli albori e perché l'adesione della Croazia all'UE, nel giugno dell'anno prossimo, è solo il primo tassello di un pieno coinvolgimento dei Balcani occidentali in quella che definisco la riunificazione dell'Adriatico.

Eppure, dai grandi assi progettuali delle infrastrutture europee, la nostra dorsale adriatica è tagliata fuori. C'è il sostegno alla linea Berlino-Palermo e a quella che attraversa la pianura padana per collegare la penisola iberica all'est europeo. L'Adriatico resta a guardare. Indifferenza dell'Europa? Non proprio, perché a Bruxelles non sfugge che anche le nostre linee ferroviarie non hanno certo dato priorità alla costa orientale del paese, e se nemmeno investiamo nel trasporto su rotaia di competenza nazionale, è difficile chiedere all'Europa di investire nella stessa area per grandi infrastrutture.

C'è dell'altro: il trasporto marittimo è sempre più competitivo e i volumi trattati sono in crescita. Il Mediterraneo è tutt'altro che un mare interno e "nostro" se si pensa che questo bacino rappresenta il 17% del perimetro costiero mondiale, dove vive il 15% della popolazione residente nell'intero globo. Al suo interno si svolge il 16% delle attività commerciali e ben il 30% dell'intero volume di traffico navale internazionale proviene o si dirige verso i porti del Mediterraneo.

Potrei dunque dire che "ce n'è per tutti". Ed è così, ma a una condizione: riuscire a sviluppare sinergie strutturali e non di facciata, senza ridursi a una costante dispersione di cui spesso i nostri porti sono vittime.

Tra Ancona e Trieste, passando per tutti gli altri, bisogna saper realizzare progetti comuni, vendendo insieme prodotti diversi secondo le esigenze del cliente, risolvendo con un comune approccio i problemi più marcati del nostro sistema portuale - e penso in particolare ai seguenti aspetti:

- l'eliminazione dei colli di bottiglia che ostacolano la fluidità fra trasporto marittimo e via terra, attraverso lo sviluppo di piattaforme integrate intermodali;

- lo studio e la predisposizione di strategie comuni per lottare contro gli effetti dei cambiamenti climatici e per rispondere alle nuove sfide ambientali (basti pensare all'innalzamento del livello del mare a Venezia, e, sempre a Venezia, al passaggio delle petroliere e delle navi da crociera);

- l'abbattimento delle procedure burocratiche di carico e scarico, anche attraverso una digitalizzazione comune.
Idealmente, tutti i porti del nord dell'Adriatico dovrebbero appartenere a una sola società, che gestisca un unico porto con banchine disseminate tra Trieste e Ancona - e magari anche tra Bari e Brindisi - con un'unica promozione e offerta dei prodotti, con pratiche comuni che rendano più attrattiva la scelta del nord dell'Adriatico per le compagnie di navigazione, con l'offerta di prodotti turistici per i crocieristi e per gli utilizzatori dei traghetti. Ad esempio mi ha sempre colpito quanto sia scarsa la ricaduta del turismo dei traghetti nell'entroterra marchigiano, che invece è una miniera di delizie e meraviglie.
Non solo: una politica che favorisca l'unione dei porti dell'Adriatico, faciliterebbe, e di molto, l'intercettazione dei fondi europei, perché non si tratterebbe di scegliere e favorire Ancona rispetto a Trieste, o Monfalcone a Ravenna, ma di inserire all'interno dei grandi assi continentali un progetto unitario.
Che questa sia la direzione del futuro, anche in previsione dei fondi europei, è dimostrato dallo sviluppo di un "Adriatic Gateway". Si tratta di un progetto con cui si vuole migliorare la situazione dei porti dell'Adriatico settentrionale e costruire un corridoio strategico per i trasporti multimodali. Dietro questo ambizioso piano si racchiudono le politiche di integrazione necessarie:

- l'obiettivo generale di questa azione è quello di trasformare l'insieme dei porti dell'Adriatico settentrionale (Ancona, Ravenna, Venezia, Trieste, Koper, e Monfalcone) in un passaggio multi portuale capace di fornire nell'insieme un sistema efficiente, servizi competitivi  e una migliore interoperabilità dei carichi, attraendo di conseguenza un maggiore flusso degli stessi;

- l'azione prevede una serie di studi finalizzati allo sviluppo di un "passaggio" multimodale e multi portuale che metta in comunicazione il Corridoio Adriatico con le piattaforme logistiche europee e che sostenga lo sviluppo di collegamenti strategici via mare nelle aeree del Mediterraneo e del Mar Nero, basato sull'implementazione di una rete di Autostrade del Mare (MoS);

- lo studio prevede anche l'individuazione di modelli di "eccellenza" che siano funzionali nell'ottica di uno sviluppo competitivo del "Gateway" multi portuale. Modelli che coprano tutti gli aspetti più rilevanti delle operazioni di logistica portuale. Si tratterà poi di integrare questo Gateway all'interno del contesto marittimo-portuale e della rete logistica europea. Infine si procederà a una valutazione della fattibilità del progetto e con la preparazione di un piano d'azione. Il tutto verrà finanziato con due milioni, di cui europeo. Quest'azione verrà portata avanti parallelamente al progetto 2010-EU-21106-S "ITS Adriatic Multi-port Gateway". Progetto che esclude Ancona ma finanzia con poco più di un milione di Euro l'integrazione dei porti sloveni con Trieste, Venezia e Ravenna.

Di fatto, stiamo parlando di briciole - un milione, per uno studio che vorremmo fosse l'ennesimo; ma almeno questi finanziamenti possono dare avvio alla dinamica giusta.
Tuttavia, a mio avviso, la vera lezione è che i porti dell'Adriatico - e analogamente quelli del Tirreno - devono imparare a saper fare anche da soli, sviluppando un'integrazione sistematica che sia capace di offrire un unico prodotto - anche a prescindere da un sostegno dell'UE - che in presenza di un approccio comune non potrà che arrivare più facilmente.


da Niccolò Rinaldi
Capogruppo IDV al Parlamento Europeo




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-02-2012 alle 16:34 sul giornale del 02 febbraio 2012 - 3037 letture

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