Favìa contro l'Amat: 'Mira a far chiudere lo Stabile. Fermate Troli, Pesaresi e Santini'

David Favia 4' di lettura 19/12/2011 -

Gino Troli, presidente dell’AMAT ed ex assessore regionale alla cultura, insultando gratuitamente e senza rispetto un deputato della Repubblica che chiedeva democrazia, trasparenza ed equilibrio nella rappresentanza (altro che mettere le mani sull’AMAT, è l’AMAT che mette le mani su tutto), ha dichiarato in pubblico che per lui il Teatro Stabile delle Marche può anche chiudere. E con lui condividevano Carlo Pesaresi (che è anche consigliere dello Stabile) e Gilberto Santini.



L’affermazione è gravissima ed anche quale consigliere di amministrazione dello Stabile stesso e come dirigente politico che crede nel “sistema” cultura complessivamente inteso, chiedo al segretario regionale del PD Palmiro Ucchielli, al Presidente Spacca, all’assessore Marcolini e al Presidente del Consiglio Regionale Solazzi (ex assessore alla cultura), di intervenire per censurarlo e fermarlo. Con il proprio autorevole parere e con la “moral suasion” dovrebbero impedire a chi ha fatto un’affermazione così grave di continuare a ricoprire posizioni di vertice nel campo della cultura marchigiana. Va ridisegnata la “governance” dell’AMAT alla luce dell’illegittimità dell’assemblea del 13 dicembre e va salvato lo Stabile nonostante l’AMAT, Pesaresi, Santini e nonostante il sindaco Gramillano.

La mia “colpa” (per la “casta AMAT”) è di ritenere “normale” che in un sistema complesso debba vigere il sistema solidale dei vasi comunicanti: i soldi pubblici devono servire per tenere insieme il sistema, chi più ha (l’AMAT) deve rinunciare a qualcosa che non ne comprometta l’esistenza e consentire di sopravvivere chi, pur avendo meno (come lo Stabile, che invece dovrebbe avere di più) addirittura porta più prestigio alla Regione. Ho partecipato all’assemblea dell’AMAT come delegato di due comuni soci. Assieme ad altri rappresentavamo un sesto dell’assemblea e siamo rimasti senza rappresentanza. L’AMAT è il consorzio di comuni che si occupa delle stagioni di prosa dei principali teatri delle Marche in regime di monopolio e ha un giro d’affari “incontrollato” di più di 5 milioni di euro.

Da trent’anni le assemblee si svolgono senza dibattito e la gestione viene assegnata in base a logiche spartitorie di bassa politica. Nella realizzazione delle stagioni dei comuni, mancando la concorrenza, manca l’eccellenza della qualità, il possibile risparmio e il pluralismo culturale. All’ultima assemblea hanno votato meno della metà degli aventi diritto perché l’assemblea, che sarà impugnata, è stata convocata “di soppiatto” a ridosso del ponte dell’8 dicembre. Molte convocazioni non sono arrivate ma gli amici degli amici sono stati avvertiti telefonicamente. È stata presentata dall’esecutivo uscente una lista per il direttivo di 29 persone “blindata” ove non sono rappresentati comuni come Osimo, Senigallia, Fabriano, Loreto, Cagli, Matelica, Camerino, San Severino, Porto San Giorgio, Sant’Elpidio a Mare. Ma sono rappresentati comuni come Offagna, Corinaldo, Treia, Porto Sant’Elpidio, solo perché il metodo “dittatoriale” di selezione del direttivo è la cooptazione degli amici in base al “manuale Cencelli” applicato secondo comodità e convenienza dai commissari politici di lungo corso. Ci sono 19 PD, 9 PDL, e due foglie di fico IDV e civiche che però hanno grandi titoli. Guarda caso, ci sono gli assessori alla cultura di tutti i capoluoghi di provincia (o i sindaci), tranne quello di Ancona, vicariato dalla Stecconi e dal “condittatore” Carlo Pesaresi che ha condiviso l’augurio di Troli di morte dello Stabile pur essendone consigliere: credo sia evidente l’inopportunità della sua permanenza nel cda dello Stabile.

Peraltro, Pesaresi, grazie a Dio, fra 5 mesi non sarà più l’assessore alla cultura della provincia di Ancona: però, è già stato messo al sicuro come Presidente del Consorzio Marche, il cui direttore è il sempiterno Gilberto Santini, direttore anche dell’AMAT e terrore della libera cultura, perché se sei suo nemico e sei bravo non lavorerai mai nelle Marche. Santini è sempre la stessa persona che concertò assieme a Troli l’avvento del dirigente AMAT Arcolai alla direzione dello Stabile, direzione sdalla quale è stato troppo tardi allontanato per aver causato milioni di perdite in soli tre anni (se lo Stabile morirà sarà colpa sua e dell’AMAT), nel mentre la gestione Galeazzi-Paolucci-Solari, con soli due milioni di perdite-investimento in sei anni portarono alle Marche e ad Ancona la stabilità pubblica, fiore all’occhiello regionale. Vanno fermati. Vanno salvati il pluralismo, la libertà e la buona amministrazione.


da David Favia
coordinatore regionale IdV




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2011 alle 17:57 sul giornale del 20 dicembre 2011 - 1507 letture

In questo articolo si parla di cultura, politica, italia dei valori, gian mario spacca, david favia, teatro stabile delle marche, amat, palmiro ucchielli, idv, Gilberto Santini, raimondo arcolai

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L'AMAT sta fagocitando tutto, per trasformare le Marche in un regime monopolistico a pensiero unico da far invidia alla Corea del Nord o al vecchio Minculpop. Approfittando della scarsa lungimiranza (e/o competenza) degli assessori alla cultura dei piccoli comuni, molte realtà un tempo gestite da gruppi di lavoro locali (un esempio su tutti: il Festival di Amandola) sono ormai saldamente in mano all'AMAT, che provvede a farvi esibire esclusivamente gli artisti del suo vivaio.

AMAT persegue con una particolare pervicacia un piano di eliminazione di ogni differenza e di ogni voce non assimilabile. Un esempio emblematico è il caso del Teatro Comunale di Recanati, sottratto giustamente ad un costosissimo Piccolo Teatro, gestito per un anno con un budget ragionevole, ed oggi più costoso che ai tempi del Piccolo. Dove va, a chi va una mole di denaro del genere (mezzo milione di euro per una manciata di spettacoli)?

Il metodo è impressionante: si crea una rete di amicizie ed interessi che hanno al centro sempre l'AMAT, allo stesso tempo beneficiaria e benefattrice delle iniziative periferiche. I politici che devono decidere dei finanziamenti sono sempre coinvolti nelle scelte degli enti e delle iniziative da finanziare, senza nessuna distinzione tra controllori e controllati. Uscire da questa rete diventa difficile, se non impossibile, perché significherebbe avventurarsi in una terra bruciata, dove tutte le porte sono chiuse.




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