Acqua, Legambiente: 'Più coraggio su definizione di un unico soggetto regionale e partecipazione'

Legambiente 2' di lettura 15/12/2011 -

Legambiente chiede più coraggio in merito alla proposta di legge 157 “Disposizioni in materia si risorse idriche e di servizio idrico integrato” che sarà discussa venerdì 16 dicembre, dal consiglio regionale.



Con l'abolizione da parte del Governo degli Ambiti Territoriali Ottimali, ma non delle funzioni, spetta alla Regione il compito di legiferare in materia per riorganizzare il servizio idrico integrato. “Chiediamo con forza che la Regione abbia un ruolo reale e concreto di coordinamento, indirizzo e controllo – commenta Legambiente -, per permettere un’applicazione unitaria della normativa sul servizio idrico integrato. Siamo convinti che, nonostante la frammentazione del territorio, la Regione debba definire un unico soggetto che riesca a garantire una politica organica, efficiente ed omogenea per tutte le Marche. Questo senza compromettere il principio della partecipazione dei territori nella gestione del bene e del servizio, prevedendo strumenti di condivisione e consultazione con i cittadini e le associazioni, così come previsto dalla direttiva europea 2000/60, stabilendo istituti, strumenti veri e contesti reali di partecipazione fin dalle prime fasi della pianificazione, e non formali richieste di osservazioni su piani già chiusi e redatti”.

La definizione di un unico soggetto, che preveda anche rappresentanti della società marchigiana a partire dagli ambientalisti, esponenti delle organizzazioni dei consumatori e dei movimenti per l’acqua, permetterebbe un forte governo pubblico e un puntuale controllo sull’operatività dei gestori, oltre all’integrazione di tutte le sue funzioni all’interno della Regione. Così si potrebbero sviluppare maggiori sinergie e ottenere economie di scala che consentirebbero la riduzione dei costi, lo sviluppo di una pianificazione gestionale d’ambito e una più efficace ed efficiente operatività dei servizi.

“Crediamo che l’individuazione del 6% delle risorse del piano economico finanziario per l’applicazione del principio “chi inquina paga”, sia un ottimo passo verso la valorizzazione del bene acqua e dell’ambiente, ma riteniamo che la norma dovrebbe essere estesa a tutti i corpi idrici e non solo agli acquiferi e sorgenti – conclude Legambiente –. In questo modo si risponde alle normative europee che parlano di responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Fondamentale garantire però la trasparenza degli interventi delle operazioni per evitare di far ricadere sui cittadini anche gli oneri di risanamento di situazioni causate da scarichi di attività produttive, come industrie, agricoltura ad esempio, ben definite e che quindi dovrebbero farsi carico delle eventuali azioni di bonifica”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-12-2011 alle 16:32 sul giornale del 16 dicembre 2011 - 1092 letture

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