Pesaro: Operazione 'Piombo fuso', scoperto un traffico clandestino di rifiuti pericolosi

Operazione Piombo fuso 2' di lettura 07/10/2011 -

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pesaro, dopo mesi di indagine, hanno smantellato una organizzazione operante nel centro e nord Italia specializzata nei furti, ricettazione, stoccaggio e traffico di rifiuti speciali pericolosi consistenti in batterie per autotrazione esauste. 



L’organizzazione gestita da Gheorghe Bologa, romeno di 37 anni, pregiudicato, operaio e residente nella provincia di Rovigo, operava già da un anno nello specifico settore, con la complicità di altri connazionali anch’essi residenti in Veneto. Le indagini dei Carabinieri e coordinate dalla Procura di Pesaro sono iniziate a seguito di alcuni furti di batterie consumati presso alcune ditte pesaresi la scorsa estate. Riscontri info investigativi e faticosi servizi di pedinamento hano permesso di individuare una banda di persone che, spostandosi a bordo di un furgone in uso e di proprietà del Bologa, nottetempo si erano introdotte all’interno di officine meccaniche e depositi asportando ingenti quantitativi di batterie.

Le indagini hanno permesso di scoprire decine di furti avvenuti, oltre che nel pesarese, anche in Emilia Romagna e Veneto. Ieri mattina pertanto il blitz a Castelmassa, un piccolo comune del rodigino, dove il romeno abita insieme alla sua famiglia. I Carabinieri di Pesaro, coadiuvati da quelli del posto sono riusciti a scoprire un vero e proprio deposito di circa 7 tonnellate di batterie esauste pronte per essere imbarcate alla volta dell’Est Europa (forse Ungheria) e che avrebbero fruttato alcune migliaia di euro. Pertanto Bologa veniva tratto in arresto per la violazione di norme in materia ambientale (art. 260 del D.L. 3/4/2006 nr. 152) “…poiché, al fine di conseguire un ingiusto profitto, gestiva abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti e, in particolare, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, riceveva, trasportava e deteneva presso il cortile della propria abitazione nr. 248 batterie per autoveicoli di varie dimensioni, del peso di kg 7.000 circa esauste accatastate (Codice Europeo Rifiuto n. 160601)”.

La complessa indagine ha permesso di scoprire un vero e proprio settore parallelo dello smaltimento dei rifiuti tossici. Un fenomeno, quello dei furti di batterie esauste, già presente nel Nord Italia (soprattutto Veneto, Emilia, Lombardia) da alcuni anni e che lentamente si sta spostando nelle nostre latitudini. L’operazione denominata “Piombo fuso” ha permesso inoltre di scoprire, che dalle batterie trafugate ed trasportate all’estero sarebbe stato estratto il piombo. Il metallo sarebbe poi stato lavorato e rimesso nel mercato a costi concorrenziali. Sono in corso altri accertamenti per stabilire con certezza complicità e luoghi dei reati, nonché la reale filiera del fenomeno.






Questo è un articolo pubblicato il 07-10-2011 alle 15:44 sul giornale del 08 ottobre 2011 - 524 letture

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