Ciclismo: successo per sei marchigiani alla Parigi-Brest-Parigi

2' di lettura 28/08/2011 -

Alla fine, ce l’hanno fatta. Stefano Mandolini, Roberto Fabri, Marco Oro, Fabio Torregiani del Club Amici della bici di Senigallia, Salvatore D’Amico (Cicli Cingolani) e Tiziano di Virgilio di Ancona hanno percorso i 1.230 km che portano da Parigi a Brest e poi ancora a Parigi in poco più di 74 ore (il “giovane” Marco, come nelle aspettative della vigilia ne ha impiegate 10 di meno).



Bon courage, bonne route. Sono le frasi più comuni che i sei randonneurs hanno sentito pronunciare, lungo il percorso, dalla marea di persone che hanno assistito, per oltre 4 giorni, al lento fluire degli oltre 5.500 ciclisti provenienti da oltre 50 paesi.

Un’esperienza unica che non trova uguali al mondo. Alla fine, a sentire i nostri amici, la vera festa non è stata quella che ha accomunato i tanti ciclisti. E’ stata, come sempre, la festa di un paese, di una popolazione tutta che ha saputo tramandarsi una tradizione che dura da 130 anni.

Bimbi, giovani, anziani, volontari, spettatori che attendono per 4 anni un evento che crea e porta una festa ed un’emozione collettiva in un territorio unico e speciale.
Alla fine i ciclisti non pedalavano più per le bellissime strade della Bretagna. Pedalavano tra la gente della Bretagna. Famiglie attendevano i ciclisti per sostenerli in tutti i modi possibili. Chi offrendo loro, pagandoli di tasta propria, cibo, bevande, dolci. Altri mettendo a disposizione la loro stessa casa per ospitare i più provati da oltre 3 giorni di sella.

Chi, quando qualcuno si fermava, era felice. Ti abbracciava. Ti sosteneva con i loro bon courage, bonne route. I ciclisti se li sono sentiti pronunciare centinaia di volte. La mattina, come durante la notte. Li leggevano anche sui labiali degli automobilisti che salutavano e facevano risuonare i loro clackson per partecipare, anche loro, alla festa.

Alla fine, forse, è stato un peccato aver percorso i tanti km in sole 74 ore. Ne erano disponibili 90. E tutte dovevano essere usate. La bici, la “gara” trasformata da fine a mezzo, strumento per vivere insieme ad una popolazione intera, una terra, un paesaggio unico e magico che, a volte, sembrava correre sotto le tue ruote dei ciclisti per annullare il peso e la fatica del lungo andare.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-08-2011 alle 16:07 sul giornale del 29 agosto 2011 - 1234 letture

In questo articolo si parla di sport, bicicletta, club Amici della bici

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