Inglese per un mondo globale: intervista all’Academy

5' di lettura 28/01/2010 - Academy of English, scuola di lingua inglese con sede nel centro storico della nostra città dal 1997, è un vero punto di riferimento per l’inglese. Caratterizzata da elevati standard di qualità ed eccellenza, la scuola è accreditata ufficialmente dalla Regione Marche per la formazione linguistica. Nell’intervista il direttore Prof. Armando Missadin parla dell\'importanza dell’inglese in un nuovo mondo globale e del problema della formazione linguistica in Italia e nelle nostre scuole.

Professore Missadin, si dice sempre che l’inglese è diventata la lingua universale. A che punto è la diffusione dell’inglese nel mondo?
Secondo una fonte attendibile come la British Council, un quarto della popolazione mondiale lo parla già come prima lingua o seconda lingua ufficiale, mentre la sua accelerata diffusione va di pari passo con quella di Internet. Insomma pare che non esistono più alternative all’inglese come lingua di un mondo globale.

Com\'è la situazione in Italia?

Siamo indietro rispetto alla media eruropea. Da uno studio della Commissione Europea fa risulta che in Italia solo il 40% della popolazione lavorativa ha studiato l’inglese a scuola mentre solo il 15% lo parlava abbastanza bene da tenere una conversazione. Lo studio ha qualche anno ma ho qualche dubbio che la competenza comunicativa (cioè l’abilità di capire e parlare l’inglese fluently) di molti italiani sia molto migliorata.

A parte il suo ruolo di direttore della scuola di lingue Academy of English, lei è anche docente all’Istituto Panzini della nostra città. Il problema delle formazione linguistica in Italia dipende dalle nostre scuole?
Sicuramente, anche se nella formazione dei giovani gioca sempre un ruolo fondamentale la famiglia e la stessa società. Un fatto certo è che il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi 10-15 anni, la scuola italiana no. Persino molte università oggi non riescono a portare i giovani a una soglia minima di competenze ed abilità trasversali, inclusa la competenza linguistica. In un mondo come questo secondo me è sempre più importante non solo quello che sai ma ciò che sai fare. Le aziende hanno bisogno di risorse umane che sanno comunicare con un mondo globale.

Come vede la qualità della docenza nelle nostre scuole?
Domanda delicata. Credo che ovunque si trovano delle vere eccellenze, nel privato e nel pubblico. Ma c’è anche tanta mediocrità nel mondo dell’insegnamento. La tendenza di alcuni insegnanti è di dare la colpa intera ai continui tagli alla spesa pubblica, alle classi numerose, alla mancanza di disciplina dei ragazzi, agli stipendi bassi e poco incentivanti, e alle carenze strutturali che affliggono le nostre scuole. Certo che questo elenco di problemi è reale, ma è anche vero che dai tempi di Socrate l’efficacia dell’apprendimento dipende innanzitutto dalla capacità dei docenti di “trasmettere” il sapere. Il sapere nel nostro caso vuole dire una profonda conoscenza della lingua inglese (e questo significa aggiornamento continuo specialmente per chi non è di madrelingua), una moderna metodologia comunicativa (e attenzione che il semplice “parlare la lingua” non è affatto un metodo) ma soprattutto la capacità di trasmettere motivazione ed entusiasmo agli studenti. E questo dipende dalla passione che metti nel tuo lavoro. Quando entri in aula devi sentire l’importanza del tuo ruolo di “formatore”. L’insegnamento non è un lavoro ma una missione. Invece vedo tante facce tristi e demotivate nei corridoi delle nostre scuole.

Pensa che il nostro sistema scolastico sia da cambiare?
Sicuramente sì ma non sarà facile. Ci troviamo davanti a un sistema dove i docenti più giovani e motivati (ed aggiornati da un punto di vista linguistico ed informatico) si trovano nel limbo della precarietà mentre molti docenti di ruolo, o per età, cultura, abitudine o semplice esaurimento, resistono tenacemente a ogni accenno di cambiamento. Basta pensare alla tradizionale impostazione accademica dei nostri licei ed istituti superiori dove una revisione del curriculum scolastico a favore di una maggiore consapevolezza globale e più ore di lingua inglese sembra ancora lontano.

Come vorrebbe la scuola del futuro?
Vorrei una scuola che offre una formazione moderna che privilegi gli skills essenziali per essere competitivi nel mondo moderno: l’abilità di capire e parlare bene l’inglese, l’abilità di sfruttare al meglio la rete e le nuove tecnologie, l’abilità di comunicare il proprio pensiero e di parlare in pubblico, la capacità di gestire efficacemente il proprio tempo, ma soprattutto una scuola che fa crescere l’autostima e il senso di responsabilità di molti giovani distratti o disorientati che non pensano abbastanza al proprio futuro. Anche perché in un mondo sempre più complesso e competitivo dove il lavoro sicuro sarà solo un caro ricordo (e non parliamo della pensione) fattori come la creatività, la flessibilità, la pura determinazione e la resilienza caratteriale faranno la differenza.

Un consiglio finale ai giovani?
Diventa leader di te stesso, valorizza ed investi in te stesso (quindi studia l’inglese e tutto ciò che ti serve per il tuo futuro), sii responsabile di te stesso (e non incolpare sempre i tuoi genitori o la società, tanto la vita non è sempre giusta), valorizza il tempo e rimani positivo. Il futuro è nelle tue mani.







Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 28-01-2010 alle 12:40 sul giornale del 01 febbraio 2010 - 10308 letture

In questo articolo si parla di cultura, michele pinto, academy school of english, armando missadin

Leggi gli altri articoli della rubrica pubbliredazionale


logoEV